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Teatro di cenere

Nessun uomo fa legge da solo
sulla terra nuda.
Da un incontro nasce il patto
che doveva renderci liberi,
e ci ha resi padroni e servi
della nostra stessa legge.
Misera veste a coprire la ferita,
promessa sbiadita, il freddo resta.
Parole sputate dal palco
su una platea di fango,
rimbalzano su muri di gomma
a trasformare il bronzo in finto oro,
sotto le luci la recita che inghiotte.
Alchimia della menzogna,
millenario tradimento,
spuma evanescente.
È la giostra delle illusioni
di cui siete maestri,
sulle comode poltrone,
e col cappio al collo.
E nella confusione di colori
il forte grida e l'altro china il capo.
Giustizia assente.
Il sipario cala lento sulle colpe.
Chi guarda il palazzo non ha voce.



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Opera scritta il 04/07/2026 - 18:50
Da Marianna Colafati
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