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Dal figlio s’impara

Ero giovane e amavo questa vita
e tutto il creato,
come mai nessuno me l’aveva insegnato.


Quando sei arrivato tu figlio del mio cuore,
mi hai colto davvero impreparato,
confuso e spaesato,
come un cardellino stupido,
sbalordito,
davvero spelacchiato.


Non sapevo, non capivo, e nulla più mi domandavo.
Imploravo al cielo solo la protezione,
donando in cambio
la totale mia completa abnegazione.


Per rimediare alla mia ignoranza e imperizia,
ti ho avvolto teneramente nel mio amore
e tra le braccia ti ho cullato,
per trovare in me la forza, il coraggio
di combattere la vita
prendendo l’energia dal tuo magico tepore.


Quanti baci, carezze,
infiniti sogni fatti assieme a te,
per tuo futuro,
in ogni nostro momento?
Davvero sono stati tanti,
quanto l’intero firmamento.


Progetti, meraviglie, e poi maghi, fate, principi,
tutti riuniti a gran consulto,
imperatori e chicchessia,
insieme per aprire il cielo e le gioie del creato
della mia, della nostra, fruttuosa fantasia.


E da povero che ero
mi sono arricchito unicamente di te,
a dismisura,
e mi hai regalato a profusione sogni,
speranze, estro, ardore, genialità, fiducia,
e ricolmato di tutto il bene
che al mondo di più non ce n’è.


Da cieco che ero,
mi hai mostrato
ciò che prima non vedevo.
Cadevo, ma col tuo sorriso mi rialzavo.


A te mi appoggiavo per trovare
la forza della continuità.
E adesso in te mi riposo,
sotto la tua immensa ombra,
dondolato proprio sul tuo grande cuore,
per ritrovare l’iniziale mia voglia d’amare,
di dare, di regalare.


E anche ora figlio mio adorato,
che sei un uomo,
ho capito quanti sbagli ho compiuto
sino a questa mia tarda età.
Però… mi basta guardarti per ritrovare
In me tutta la serenità.



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Poesia scritta il 18/11/2017 - 22:07
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.335 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Uno sconosciuto traguardo al quale inaspettatamente è giunto ogni giovane genitore. Paure, incertezze, gioia e dolori che solo l’arrivo di una culla può provocare e così anche quella maturità genitoriale che tardava a venire. E poi la soddisfazione di vederselo grande, migliore dello stesso genitore (non fu sì forte il padre) e questa è la nostra gioia, come quella di potergli dedicare una magnifica poesia come questa.

Ugo Mastrogiovanni 19/11/2017 - 15:58

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figlio e padre sono due mestieri che si imparano strada facendo. ogni uno nasce figlio ma nessuno nasce padre. ottima Vincenzo 5*

enio2 orsuni 19/11/2017 - 15:28

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Bella e condivisa.

Teresa Peluso 19/11/2017 - 13:04

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