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IL PENDOLO

IL PENDOLO



Il pendolo stava davanti ai suoi occhi e scandiva le ore ritmicamente, segnando il tempo col suo movimento oscillatorio e annunciava con i suoi rintocchi ogni ora che passava. Il mobiletto di legno che racchiudeva l’orologio, lasciava una finestra ricoperta di vetro, mentre tutto il resto era in legno scuro definito da intarsi dorati in superficie. Era una vita che lo aveva davanti agli occhi, poiché era appartenuto a sua madre e provava una sottile emozione nel guardarlo. Era un pezzo della sua vita, della sua memoria familiare, sempre in movimento a scandire il tempo. Stava posizionato in un angolo del soggiorno, presso il divano a tre posti, dove Davide era solito sdraiarsi a riflettere. Era cupo e triste quel giorno, quasi un riflesso del cielo, grigio e nuvoloso che si intravedeva dall’ampia finestra che dava sul panorama della dolce campagna umbra, in cui la casa, bianca nel prospetto esterno, spiccava tra casali e villette alla periferia della città di Gubbio.
Davide era un tipo solitario, che amava gli studi scientifici e dopo il fallimento della sua unione con Susanna, si era rifugiato nella casa materna dove, per superare la depressione in cui era sprofondato, aveva deciso di dedicarsi alla ricerca scientifica.
Negli anni ‘70 la contestazione giovanile aveva influenzato anche Davide che, malgrado i suoi trentacinque anni passati, aveva atteggiamenti ribelli, andava in giro in una 500 Fiat col motore elaborato e il tettuccio aperto, mentre i capelli ricci e lunghi e gli spessi occhiali da vista, gli conferivano un’aria intellettuale che la figura magra e allampanata evidenziavano. Ma a modo suo Davide era un genio. Studiava ed elaborava formule chimiche e trascorreva numerose ore a lavorare. Aveva deciso di approfondire alcuni studi sul trattamento antitossico contro le armi chimiche e biologiche. Un argomento importante e serio, per il quale condivideva un progetto con una grande società internazionale.
Anche quella sera Davide aveva deciso di dedicarsi a quel lavoro che diventava sempre più complesso e lo coinvolgeva mentalmente sempre più. Il silenzio e il buio che avvolgevano la casa lo aiutavano a concentrarsi e stava chino sul tavolo, lambiccandosi il cervello, scrivendo sui grandi fogli che aveva davanti, incomprensibili formule. Eppure era convinto di essere vicino alla soluzione.
Il colpo della finestra che si chiuse all’improvviso lo fece sobbalzare. Dimenticava sempre la finestra aperta e non era la prima volta che gli capitava di trasalire per questo. Si allontanò dal lavoro, prese una birra e rimase in piedi, a riflettere che in quegli ultimi giorni aveva avuto la sensazione di essere controllato, spiato. Poi si distrasse continuando a pensare alle sue formule . Scoppiò a ridere, improvvisamente aveva capito quale poteva essere la soluzione che stava cercando. Ma sì! Come aveva fatto a non pensarci prima! Gli effetti devastanti delle armi chimiche potevano finalmente essere contrastati e in quei luoghi dove avvenivano orribili guerre, attacchi armati e attacchi terroristici, poteva nascere la speranza di avere almeno un rimedio. In quella euforia non fece caso ad un improvviso vento freddo che entrava dalla finestra aperta e sollevava la tenda leggera. Un brivido di freddo gli attraversò il corpo ed ebbe paura, prese i fogli con le formule che aveva rapidamente completato, li chiuse in una busta, aprì lo sportello del pendolo e la nascose in un cassettino segreto.
Fu Margherita, la donna con cui si frequentava da qualche mese, che tornata in città da un servizio giornalistico all’estero, trovò la casa di Davide aperta e le stanze in disordine. Di Davide, nessuna traccia.
Margherita si era recata da lui con esultanza, poiché aveva una grande novità da comunicargli. Era in attesa di un loro figlio.
- Mio Dio ! - disse guardandosi attorno e consapevole che qualcosa di brutto era successa a Davide.
- Davide, dove sei? - inizio a chiamarlo con voce alterata.
Lo cercò a lungo, tra amici, parenti e ospedali. Poi chiamò la polizia. Giunse anche Anna, la sua amica che cercò di aiutarla. Margherita era disperata e parlando con lei le confidò che aspettava un figlio.
- Cosa? - Fece Anna – Sei pazza?-
- Proprio così-
-Come farai con il lavoro? Sei sempre in giro-.
- Mi fermerò per un periodo e poi mi aiuterà mia madre. Anna io voglio questo figlio ! -.
La Polizia e i Carabinieri del luogo indagarono per parecchio tempo, senza trovare mai nulla. Infine le ricerche vennero sospese e la pratica archiviata. Di Davide nessuna traccia. Passò del tempo e Margherita mise al mondo una bella bimba, bionda e tenera che volle chiamare Ambra.
La giovane mamma si trasferì dai suoi genitori e chiese un lungo periodo di riposo, perché quella sparizione aveva creato un grande vuoto nella sua vita. Non credeva affatto ad un allontanamento volontario di Davide. Non sapeva che pensare.
La casa di Davide venne ripulita e chiusa e con più calma Margherita avrebbe fatto in modo acquistarla. Infine Margherita decise di tornare alla sua vita, riprendendo il suo lavoro al giornale e in una specie di sfida col destino, accettò l’incarico di corrispondente di guerra, recandosi in luoghi pericolosi per documentarne la violenza e gli orrori. Con i capelli cortissimi e biondi, abbigliamento sportivo e scarpe basse, partiva, coraggiosa e ardita, verso frontiere di morte. Filmava e descriveva la guerra per difendere la vita e la pace.
Era autunno e doveva recarsi in Libano, per un servizio sulle armi micidiali usate nel conflitto che dilaniava il paese, ma prima di andar via, assecondò il desiderio doloroso ed ossessivo, che sentiva nell’anima, di andare nella casa di Davide.
Era autunno e il dolce paesaggio umbro, in quella giornata di sole, era incantevole. Le grandi querce che costeggiavano la strada, insieme ad altre piante che popolavano la collina, inondate di luce, erano accese delle brillanti tonalità del rosso e del giallo e le foglie cadute avevano ricoperto come un tappeto il manto stradale. La casa di Davide, con le imposte verdi chiuse, aveva già un aspetto trascurato e solitario. Aprì il grande portone principale e orientandosi nel buio delle stanze, entrò nel soggiorno. Per prima cosa spinse l’imposta verso il giardino, lasciando entrare la luce intensa di quel sole autunnale che inondò la grande stanza. Tutto era ricoperto da teli bianchi per protezione, tranne il pendolo. Le si strinse il cuore pensando come Davide era affezionato a quel vecchio orologio, fermo da tempo. Rimase ad osservarlo e quasi una suggestione, ebbe l’impressione, che il pendolo dorato avesse fatto una leggera oscillazione. Ma basta con le suggestioni!
-Appena torno, pensò fra sé, vedrò cosa fare di questa casa-. L’ aveva acquistato all’asta per pochi soldi e l’aveva intestata ad Ambra che era troppo piccola per chiederle il suo parere. Al momento viveva felice con i nonni e in particolare aveva una predilezione per il nonno Rocco che chiamava per nome e la bimba cresceva paffutella, con i riccioli d’oro che le ricadevano sulle spalle.
Richiuse le stanze e il grande portone d’ingresso dietro di sé, ricordando in modo struggente il suo Davide e alla sua misteriosa sparizione. La vita continuava, ma il suo amore per lui sarebbe rimasto per sempre.
Margherita partì insieme ad altri giornalisti che si recavano sul fronte di guerra, a Beirut, ma non fece più ritorno. Fu colpita mentre con l’operatore, attraversavano una zona militare. La versione ufficiale dichiarò che erano stati scambiati per spie e avevano aperto il fuoco.
Trascorsero gli anni, anche per la piccola Ambra che aveva vent’anni, studiava fisica all’università di Roma e si era trasformata in una splendida ragazza. I capelli sempre ricci e biondi, le ricadevano sulle spalle e il viso somigliante a quello della sua mamma, era cosparso di lentiggini che si addensavano sul nasino leggermente all'insù, mentre il sorriso aperto ispirava ad una immediata simpatia. Vestiva con abiti sportivi e in modo non convenzionale e spesso il suo corpo snello e formoso era infagottato da abiti che lo nascondevano. Contrariamente a molte ragazze della sua età, si truccava raramente, anzi non ci pensava proprio. Combinata come era non attirava subito l’attenzione, ma un occhio attento avrebbe scoperto una bellezza particolare ed un grande fascino che emanava dalla sua persona. Era appassionata allo studio della fisica e della chimica, come il padre Davide e aveva dovuto insistere parecchio con i suoi nonni per andare a studiare a Roma e lasciare il piccolo centro di provincia dove era vissuta fino a quel momento.
Sapeva di Davide e di quella casa che sua mamma, prima di morire era riuscita a riscattare e che adesso era sua. Doveva andare a vederla un giorno o l’altro.
Partì di domenica, giorno in cui era libera dalle lezioni universitarie, neopatentata con la vettura di suo nonno. Il meraviglioso paesaggio umbro la incantava, anche se una leggera nebbia avvolgeva le case e la strada statale che percorreva, ma il sole che seguiva il suo tragitto giornaliero, man mano riscaldava l’aria primaverile, scioglieva la brina notturna, vaporizzava la nebbia e illuminava le verdi colline e le sue infinite ondulazioni, dove qua e là si intravedevano antichi e preziosi borghi e case coloniche. Giungendo quasi vicino la città di Gubbio, iniziò a rallentare per individuare l’abitazione. Sapeva che si trovava in un contesto di villette, un po distaccata dalle altre e di colore bianco, con le imposte verdi. Infine la vide. Sembrava proprio abbandonata, col giardino invaso da foglie secche.
Con emozione riaprì, dopo tanti anni, quella casa, invasa dalla polvere e dove si percepiva un profondo silenzio. Poi lo vide. Il pendolo non aveva copertura di lenzuolo bianco e sembrava in attesa di rimettersi in movimento e di scandire quel tempo che si era bloccato molti anni prima. Sapeva, dai racconti materni, del legame affettivo di suo padre Davide verso quell’orologio. Ambra si guardò in giro e decise che quella casa le piaceva, in quel luogo di straordinaria bellezza, nel verde, non lontana della splendida città di Gubbio. Sentiva di appartenerle e sentiva la presenza di Davide, come se la sua anima fosse rimasta in quel luogo. Girò le stanze ed infine i locali del laboratorio che ammirò incantata. Passò del tempo a rovistare carte e strumenti, senza rendersi conto delle ore che passavano. Infine stanca, si sdraiò sul divano, proprio come faceva spesso suo padre e guardò il pendolo. Rifletteva sulla stranezza della sparizione del padre. Sua mamma Margherita, in un giorno di confidenze aveva messo al corrente i suoi genitori dei suoi sospetti e della sua convinzione di un legame della sparizione di Davide con le sue ricerche scientifiche. La mente della giovane ragazza continuava a lambiccarsi ossessivamente su quel mistero. Poi stancamente si appisolò e sprofondò in un sonno pesante. Si ritrovò a vivere un sogno surreale in cui suo padre, che aveva visto soltanto in foto, le diceva qualcosa, ma lei non riusciva a sentire le sue parole e con sgomento vedeva che Davide non la guardava, piuttosto i suoi occhi preoccupati erano rivolti verso l’antico orologio.
Si svegliò di soprassalto profondamente emozionata e superato lo smarrimento rivisse con la mente le sequenze del sogno, domandandosi perché suo padre guardava insistentemente l’orologio. Automaticamente si alzò e si mise ad osservare il mobiletto con il suo pendolo dorato immobile. L’avrebbe rimesso in funzione, era spento da troppo tempo e probabilmente non avrebbe funzionato più. Forse suo padre nel sogno aveva quella espressione preoccupata per questo motivo. Ma ecco che mentre cercava di capire il funzionamento di quel marchingegno, la giovane Ambra si accorse dell’esistenza di un cassetto seminascosto. Lo aprì e con grande meraviglia si accorse che conservava al suo interno una busta. Da una lettura veloce era chiaro, per lei che studiava chimica e fisica, che molto probabilmente era per i suoi studi che suo padre era sparito. Vi era dentro il lavoro di molti anni e leggendo quelle carte Ambra si rese conto che i risultati a cui era giunto suo padre erano importantissimi per combattere gli effetti delle armi chimiche. Ecco, i sospetti di sua madre erano proprio giusti.
Decise di recarsi dai Carabinieri che, all’epoca della sparizione, avevano condotto delle indagini per poi archiviare il caso. Forse l’avrebbero riaperto e forse suo padre non era morto. Possibile che fosse scomparso nel nulla? E nemmeno il cadavere era stato trovato?
Si presentò al comandante che con aria distratta guardava alcuni fogli che aveva sul tavolo. Le fece cenno di accomodarsi. Era un uomo sui quarantanni, leggermente brizzolato e dall’aria gentile. Le fece qualche domanda. Ambra spiegò tutto quanto e del ritrovamento dei documenti nascosti nel pendolo.
- Questo non prova nulla, cara Ambra.- disse il comandante Rosati, guardandola con straordinari occhi azzurri – Tuttavia alla luce di questa novità, possiamo fare qualche ulteriore indagine.-
- Vi ringrazio Comandante, io mi fermo qualche giorno, poi torno a Roma per i miei studi.-
Nei giorni che seguirono si incontrarono spesso e quasi senza rendersene conto iniziarono a cercarsi sempre di più, consapevoli di una nascente simpatia reciproca che poteva diventare amore.
Seppe così che Antonio, questo era il suo nome, era separato. Si era separato dopo pochi mesi dal matrimonio in seguito ad un tradimento dalla moglie. Era rimasto sconvolto per anni, perché non si aspettava una cosa del genere, dopo pochi mesi dalle nozze. Ora la presenza di Ambra, con quei capelli ricci dorati, quel sorriso aperto e il naso all’insù con le lentiggini, aveva risvegliato in lui un interesse che riteneva ormai spento. Quell’aria sbarazzina, semplice e pulita l’attraevano molto e scioglieva tutti quegli anni di sfiducia e depressione.
- Sono un po troppo grande per te, Ambra, di quasi vent’anni!
Ma lei rideva e gli diceva che non importava, ma che adesso non potevano pensare a loro due, piuttosto dovevano cercare suo padre.
Ambra rientrò a Roma, non senza essere prima andata a salutare i suoi nonni. Raccontò tutto l’accaduto, lasciandoli perplessi ma anche speranzosi di ricevere l’annuncio di un loro fidanzamento .
Ambra era incuriosita dagli studi scientifici di suo padre che inizialmente sembravano estremamente complicati e lei non si riteneva all’altezza di quel compito, poi, studiando con attenzione, ebbe una visione molto più chiara di quelle formule. Malgrado nel ventennio trascorso fossero cambiate molte cose e l’evoluzione tecnologica avesse fatto il suo corso, quei dati erano estremamente importanti. Decise di proporli al Consiglio Nazionale delle Ricerche che mostrarono un grande interesse e naturalmente, vista l’importanza della cosa, decisero di formare un gruppo di studio altamente qualificato.
Ambra e Antonio si sentivano spesso per telefono, ma quella mattina, la voce dell’uomo era diversa, sembrava triste e le chiedeva di recarsi a Gubbio al più presto. Lei capì, l’avevano trovato.
L’avevano recuperato nei pressi del torrente Saonda, sepolto nel boschetto. Il cane di un ricercatore di tartufi, si era seduto su quel posto e si era messo ad abbaiare senza smetterla più. Era stato riconosciuto, una volta dissepolto il corpo, da un conoscente del luogo, da numerosi elementi e dai documenti che portava con sé.
Ambra, malgrado non l’avesse mai conosciuto, provò una grande tristezza e lo pianse. Certo adesso si sarebbe dovuto trovare l’assassino e quella brutta storia non era ancora finita. La giustizia anche se lentamente doveva fare il suo corso. Pose sulla mensola del soggiorno due grandi foto dei suoi genitori, entrambi scomparsi in giovane età per dare il loro contributo all’umanità.
Seduti sul divano del soggiorno, stavano Ambra con il nonno Rocco. Guardavano entrambi quel pendolo misterioso che era stato ripristinato a svolgere la sua attività.
- Cosa ne farai di questa casa Ambra?- chiese l’anziano nonno.
- Voglio tenerla. Mi piace. E’ l’unico luogo in cui ritrovo i miei genitori, respiro la loro anima e poi ho il fidanzato a Gubbio! - concluse ridendo.
Anche Rocco rise. Si aspettava già quella risposta ed era contento di quella soluzione, ma era preoccupato della volontà di Ambra di portare avanti gli studi di suo padre.
- Sta tranquillo Rocco - così lo chiamava - lavorerò e porterò avanti questi delicati studi con il CNR e con le dovute autorizzazioni. Sono studi importanti, contro l’orrore delle guerre sempre più brutte e crudeli. Anche mamma è morta per documentare la guerra. Non devono essere morti invano.
Il nonno la osservò e vide come era diventata splendida e saggia quella ragazza, che era sua nipote.
Aveva ragione lei, con la sua fede e il suo entusiasmo, a voler combattere per migliorare il mondo.
L’abbracciò a sé e le disse:- hai ragione Ambra! l’umanità ha bisogno di giovani come te.
Un colpo di clacson distolse l’ attenzione dai loro discorsi e dalle tristi filosofie. Era Antonio che l’aspettava fuori in macchina. Ambra si alzò rapida e corse nel vialetto davanti la casa che portava al cancello. Insieme decisero di camminare, percorsero a piedi un sentiero acciottolato e definito ai bordi da una staccionata bassa di legno grezzo, che si inoltrava in un boschetto di pini e di abeti prossimo alla strada. La frescura degli alberi li avvolse e il sole che tramontava, allungava le ombre sul terreno, mentre il paesaggio si accendeva di riflessi e colori dorati. Uno scoiattolino che passava di lì per caso, si fermò nel suo cammino, guardandoli con stupore, poi velocemente, con la piccola ghianda trovata , fuggi via tra i rami.




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Racconto scritto il 19/10/2018 - 09:55
Da Patrizia Lo Bue
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