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L’autore del tomo- Samael 13:17.5

Non autem inmundus



Leggère tra le rive



Dalla mia casa col cancello di ferro, battuto e chiuso sull’orizzonte, tra il chilometro 13 e la locanda Della Cannella, mentre mi accendo la penultima sigaretta del pacchetto e annuso inebriato l’incarto di quel che resta della scorta di wafer, guardo dal terrazzo il povero Edgar che semina campi e solo campi di zenzero con l’autocertificazione sul cruscotto del trattore accanto a un panino con cipolle e formaggio nella schiscetta di metallo. Che qui chiamano “pojemnik”. E al pensiero di infilare guanti e maschera sarei tentato di smettere di fumare. Senza prendermi sul serio sorrido, magari prima o poi…
Ecco fermarsi dopo il guado una volante dei ghisa, da queste parti solo Policja. Il ragazzotto in divisa al terzo passo nell’appezzamento ha i mocassini pesanti per il fango della pioggerella dei giorni scorsi. Dopo avergli mostrato coll’indice la cascina oltre le foglie di cannella se ne va inveendo, e l’uomo con la camicia a quadri impreca qualcosa tipo I campi non si coltivano da soli…
Voglio raccontarvi una leggenda di questi luoghi… Solo qualche chilometro più in là verso Parco Lazienki e oltre le apparenze, sulle sponde del Palazzo sull’Acqua nei pressi della Casa Bianca quando sul pelo dell’acqua soffia il forte vento che scuote Varsavia si sentono i rintocchi delle campane dell’antica chiesetta sommersa. Dal fondale le grida dei suoi abitanti colpevoli di non aver saputo dare ospitalità a un mendicante. Certe cose non cambiano mai…
Nelle notti di luna piena sulle rive opposte una misteriosa dama risparmiata dal giudizio divino fa sentire il suo pianto d’amore.
Nelle sere di marzo il blu della sirena di un’autopattuglia al porticciolo sulla costa nord blocca l’unico accesso al promontorio orientale del lago.
Il rumore dell’aria sui nodi tra i rami risulterà canto le prime mattine di maggio, sbatterà appena tra sterpi meno spinosi. Come sbatte le ali un angelo. È la speranza.
Il contadino ha imparato a lasciare chiuso l’ombrello. E condividere la pioggia e il sole con i suoi finitimi, e i frutti del campo che lavora.
Insieme… alla finestra accostati ad ascoltarti, Stagione che lasci volteggiare allontanandosi le foglie dagli alberi come figli, così i figli… divento chi si ascolta; il resto è aspettare, più o meno in silenzio, di dire la propria. Credo di aver passato la vita ad ascoltare quello che la gente non voleva dire. Grazie alla cassa integrazione in deroga sul far del mattino e al calar della sera scopro nuovi oceani perdendo di vista cigli sicuri di costa: mi piace svegliarmi presto con la luna, scendere con lo sguardo fisso sulla stessa montagna insieme, lei torna a dormire… io sveglio dal dormire mia moglie col caffè, e con la mano a qualche centimetro dalla guancia, altra carezza donata al vento.
Da giorni non permette la si tocchi, da diversi giacigli ci amiamo come, più di prima di questa insensata cosa. Dove lavora ci sono stanze con vite che necessitano d’esser riordinate, respiratori pochi e bocche da pulire. Quando rincasa dal turno sorride, lascia scarpe e abiti in garage e mi manda sul terrazzo quella carezza che si riprende dal vento; code i suoi bisbigli di “pettirosso caduto che ha aiutato a rientrare nel nido”, Emily Dickinson.
Smetto di leggere, la guardo. Saranno meno distanti gli abbracci nei giorni a venire.
Lo capiranno i bambini. La loro mamma non prima di una lunga doccia, la didattica… a distanza.
Per fortuna posso seguirli con la scuola. Dormono piccini un po’ smarriti ore dopo il proemio dei telegiornali, dorme anche lei sfinita. Si muove. Mi piace pensare che parli nel sonno, le leggo sulle labbra Mi sono sempre domandata perché qualcuno non fa qualcosa...
<Poi si è accorta che quel qualcuno era lei> una voce seduta all’angolo, sorseggiando il caffè che era diventato freddo.


(5/9)




-< > le parole di Samael sono di Lily Tomlin




Da quando la vita
mi ha dato te in moglie,
ma in bilico su queste dita
di una mano che posso solo
provare a stringere forte




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Racconto scritto il 14/08/2020 - 19:34
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.130 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Caro Mirko è un gran privilegio ed emozione leggerti. Sei dolce profondo e mai banale. I tuoi racconti lasciano sempre un segno nel cuore di chi legge. Un abbraccio

santa scardino 16/08/2020 - 20:46

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Grande amore e la tua scrittura ...sempre stimolante! Complimenti

barbara tascone 15/08/2020 - 12:57

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Scivola lieve il racconto come una barca sull'acqua, dolcemente, senza far rumore. Emerge un forte amore.

Maria Luisa Bandiera 15/08/2020 - 08:09

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Un'intensità nello scrivere notevole, mai una caduta di tensione e un'emozione delicata che quasi commuove, nell'amore espresso.
Bravissimo Mirko

Grazia Giuliani 14/08/2020 - 19:59

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