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Solo fra i soli

Ero lì in mezzo ai cartoni e il puzzo d’urina che proveniva dai rifiuti. Per me l’odore sgradevole era normale, non ci facevo più caso. Al contrario vedevo l’altra gente “quella per bene” che si tappava il naso e volgeva lo sguardo altrove. Osservavo i cani randagi che attirati dal cattivo sentore si avvicinavano in cerca di cibo.
Ero lì a fissare quella piccola foto in bianco e nero che mi ritraeva insieme a mia madre e mio padre. Intorno squallore ed immondizia, avevo la pelle rattrappita dal freddo e gli occhi asciutti senza più lacrime.
Il cuore? Quello si, batteva ancora più per inerzia che per voglia di vivere…Il ponte sotto il quale vivevo (si fa per dire) vivere no, sopravvivere nemmeno, forse agonizzante è il termine esatto. Ecco ero lì agonizzante, aspettando che qualcuno, qualcosa ponesse fine a quell’esistenza , senza colore, né calore , né amore. Ho fatto rima, strano non sono mai stato bravo in italiano. Ebbene respiravo, ma avevo sempre quella maledetta tosse, fumavo, bevevo, era una cosa normale, normale dopo tutto…
La mia vicina di “casa”, una senzatetto più o meno della mia età, suppongo, ma è difficile definire l’età per quelli come me. Potrebbe averne 25 e sembrare una di 40 anni, oppure averne 40 e apparire una persona di 80 anni.
Eh si…la vita t’invecchia o ringiovanisce secondo il brutto o bel tempo, intenso come le cose belle o meno che ti possono capitare e quindi cambiare. Stranamente la mia vicina, questa mattina, di un cielo grigio cupo, non si sveglia, provo a chiamarla, ha un nome strano di quello di un tempo passato, ma non so se è il suo vero nome o uno fittizio.
“ Arcangela…Arcangela…”
La guardo, ha gli occhi chiusi e le labbra nere. Provo a scuoterla, tuttavia senza alcun risultato, allora chiamo l’altro mio coinquilino, un uomo dall’accento meridionale, età imprecisata, senzatetto come gli altri. Gino, così si fa chiamare, apre appena gli occhi, stordito dall’alcol della sera prima e da quello della mattina, praticamente sempre ubriaco. Mi guarda come se non mi vedesse e mi dice con la voce biascicata: ”Che diavolo vuoi?”
E senza aggiungere altro si gira nel suo cartone e continua a russare. Gli do uno sguardo di stizza e preoccupato per Arcangela, cerco di svegliarla ma inutilmente. Improvvisamente il suono incessante di una sirena squarcia il silenzio di un’altra alba vuota di speranza. Oramai da mesi la sento, starà portando l’ennesimo malato di covid all’ospedale, la città è zona rossa e sono migliaia i contagiati.
Mi avvicino ad Arcangela per sentire se respira, e mi accorgo che se ne andata nel sonno, senza che nessuno di noi si accorgesse di niente. Penso che sia morta di freddo, la notte la temperatura si abbassa notevolmente e se è più sopportabile durante il giorno, soprattutto se c’è il sole, appena le prime ombre si avvicinano per noi diventa un incubo. Ci si copre come si può, con cartoni, vecchie coperte lacere trovate qua e là, anche se a volte, a dirla tutta, qualcuno mosso da pietà ci lascia qualcosa come vestiti usati e altri beni di prima necessità.
Gli altri dimoranti del ponte dormono ancora, incuranti di tutto ciò che accade intorno a loro, copro il viso di Arcangela per un senso di rispetto e poi mi avvio lungo la strada che porta alle prime case, devo trovare necessariamente qualcuno che provveda a portare via il cadavere. Più in là noto dei militari che sorvegliano le vie, per far sì che si rispetti il coprifuoco previsto. D’impulso mi avvicinò per riferire ciò che è successo, poi ci ripenso. So che così facendo mi metterò nei guai, inizieranno a farmi domande e poi, per via del covid, mi rinchiuderanno chissà dove, per fortuna non mi hanno visto, in questo modo torno indietro e cerco di trovare un’altra soluzione. Forse ci sono, mi farò aiutare da qualcuno a trasportare il corpo vicino alla strada, dove sicuramente verrà rinvenuto.
Nel frattempo altri senzatetto si sono svegliati, alcuni da subito si sono messi a frugare fra la spazzatura in cerca di qualcosa che può servire loro, penso che se l’inferno esiste, noi ci siamo già. Fra questi chiamo lo “Zoppo” soprannominato così per via della sua camminata claudicante: “Ehi…dammi una mano, Arcangela è morta, aiutami a portarla sul ciglio della strada, se la trovano qua passeremo dei guai.”
Mi fissa come un ebete, gli occhi arrossati ed il viso di chi da troppo tempo non si lava. Solo in quel momento si accorge che Arcangela ha il viso coperto e senza darmi alcuna risposta si avvicina al corpo. La solleviamo, non pesa molto, è praticamente pelle e ossa ma per noi è una fatica immane.
Finalmente siamo arrivati sulla via di passaggio, scrutiamo in giro per vedere se c’è qualcuno, poi velocemente la lasciamo bene in vista. Faccio un segno di croce, mi meraviglio del mio gesto, è da tempo che non lo facevo più, da quando ho smesso di credere…Mi viene un colpo di tosse, poi un altro e poi un altro ancora, talmente forte da sconquassarmi il petto, mi pulisco con il dorso della mano e lì vedo il sangue. La sua vista mi fa impressione, strano non dovrei avere paura, per uno che aspetta di porre fine a tutto questo schifo. Sarà sicuramente lo spirito di sopravvivenza che malgrado tutto ha la meglio.
Lo stomaco borbotta, sono due giorni che non metto niente in bocca, ho soltanto trangugiato avidamente un paio di birre trovate in modo fortuito. Mi accuccio come un cane fra i miei cartoni, forse se dormo mi passeranno i morsi della fame. Chiudo gli occhi senza riuscire a dormire, ci rinuncio e riguardo nuovamente quella piccola foto. Ho cancellato quasi tutti i miei ricordi, ma il giorno in cui è stata scattata quella foto non l’ho mai scordato.
Eravamo andati al mare, io ero un bambino tranquillo e soprattutto felice, avevo due genitori che mi amavano tantissimo ed io mi sentivo protetto e al sicuro. Avevamo trascorso una bellissima giornata e alla fine mio padre aveva voluto immortalare quel momento chiedendo ad un bagnino di farci una foto. Questi, un giovane molto prestante, aveva da subito guardato mia madre con occhi ammirati e lei aveva contraccambiato. Io anche se avevo solo dieci anni mi ero accorto dei loro sguardi che continuarono per tutta la nostra permanenza sulla spiaggia. Quello che successe dopo cambiò completamente la mia vita, mia madre perse la testa e fuggì con il bagnino, mio padre distrutto dal dolore non mi guardò più e mi chiuse in collegio. Lì scoprì cosa significasse la parola angheria, soprusi e violenza fisica e psicologica, ritornavo a casa pochissime volte e solo nelle vacanze e per pochi giorni, fino a quando trovarono mio padre che penzolava dall’albero in giardino. Non piansi, non una lacrima, non un grido, il mio cuore s’era indurito ed era incapace di provare qualsiasi sentimento. Poi nel bene o nel male la vita continua e fu così anche per me, fino al momento della mia decisione di lasciare tutto e di vivere per strada. Non so perché ho voluto ricordare… Distolgo i pensieri dal passato e qualcuno attira la mia attenzione, c’è uno nuovo, sembra appena arrivato alla sua prima esperienza da barbone, ha la faccia di un fuggitivo o qualcosa di simile. Lo vedo che cerca fra gli effetti personali di Arcangela, potrei chiedergli che sta facendo ma poi penso che non sono affari miei. Riprendo a tossire e sento che mi manca l’aria… L’uomo mi fissa, poi si avvicina e mi chiede se ho bisogno di qualcosa, penso: “E questo che vuole? Chi gli ha chiesto niente?”
Invece mi sento di rispondergli: “Niente grazie…”
Poi dico fra me: “Ma guarda adesso mi metto a fare l’educato…”
Quello improvvisamente mi chiede: “Conoscevi Arcangela? “
Penso tra me e me: ”E adesso cosa gli rispondo? E se hanno già trovato il corpo e questi non è altro che un poliziotto travestito?”
Gli rispondo in malo modo: “Non conosco nessuna Arcangela e poi tu chi cavolo sei?”
Lui per niente intimorito risponde: “Sono il figlio.”
Resto un po’ perplesso e gli rispondo: ”Lasciami in pace e sparisci…”
Questi non si da per vinto e insiste: “Senti non voglio rompere le scatole a nessuno, solo mi hanno detto che lei dorme qui, ed infatti so che queste sono le sue cose, adesso mi vuoi dire dov’è? Dimmelo e tolgo il disturbo.” Capisco che questo è uno che non mi lascerà in pace quindi gli dico la prima cosa che mi viene in mente: “Ho visto che si è allontanata molto presto ed è andata verso la città.”
Mi guarda e sembra che mi creda e se ne va. ”Questa mattina fa un freddo boia e lo stomaco comincia a farmi male per la fame, almeno quando si poteva andare in giro, riuscivo a racimolare qualcosa da mettere sotto i denti, di solito mi fermavo davanti ad un piccola trattoria ed il proprietario mi faceva portare ciò che avanzava nella cucina, questo succedeva quasi tutti i giorni, invece ora anche la trattoria è stata chiusa per il covid ed inoltre non si può circolare per strada alla ricerca di altro.
Gino si è svegliato da quello che sembra più un coma che un sonno normale, dormiamo vicini, ma non sappiano niente uno dell’altro, cerca nelle sue tasche e tira fuori un pezzo di cioccolata e comincia ad addentarla con i pochi denti che gli sono rimasti, gli chiedo se me ne da un pezzetto piccolo, giusto per fermare i rumori insopportabili della mia pancia vuota. Stranamente me ne porge un po’, la divoro in un secondo ma non ne sento il sapore e dopo, nuovamente sono preso d’assalto da questa maledetta tosse. A complicarmi il tutto, Inizia a piovere e questo è un guaio, perché qui sotto, il ponte si allaga tutto per via dei rifiuti e quando succede questo, dobbiamo spostarci più sopra, vicino alla strada principale… Inoltre come al solito, i cartoni si inzupperanno, così come noi tanto da sembrare tanti zombi che fuoriescono dalle tombe, ma mentre loro sono morti davvero, al contrario noi, appariamo vivi ma siamo morti non una ma mille volte… Un popolo invisibile fra popoli invisibili, gli ultimi fra gli ultimi. Da poche gocce, adesso è diventato un vero e proprio diluvio, prendiamo le poche cose e ci ripariamo sotto una tettoia di un piccolo prefabbricato costruito dagli operai addetti alla manutenzione delle strade. Siamo in tutto sette, ci sediamo un accanto all’altro in barba a tutti i distanziamenti e alle norme igieniche. Magicamente non sento nemmeno la puzza della loro vicinanza così come prima il sapore della cioccolata…Forse ho anche la febbre, ho brividi per tutto il corpo e una sensazione di soffocamento come se qualcuno mi stringesse il collo. Stiamo in silenzio ognuno immerso nei propri pensieri almeno questo è ciò che credo ma guardandoli in faccia non mi sembra che pensino qualcosa, appaiono più dei fantocci svuotati di ogni piccola vitalità e pensiero. Ed io apparirò agli altri sicuramente allo stesso modo. Finalmente ha smesso di piovere, aspettiamo un po’ prima di ritornare sotto il ponte.
Da lì riesco a vedere il posto dove abbiamo lasciato il corpo di Arcangela e noto che non c’è più, segno che è stato portato via, infatti come avevo previsto era ben visibile. Intanto gli altri in fila indiana come tanti soldatini iniziano a scendere, io provo ad alzarmi, ma dei dolori lancinanti alle gambe mi fanno desistere da fare qualsiasi movimento. Rimango da solo e aspetto che il male passi o almeno diminuisca un po’. Quanto tempo è passato un’ora due ore? Per quelli come me il tempo non ha importanza, non abbiamo impegni, non abbiamo obblighi, nessun appuntamento, noi ci regoliamo con l’alba e con il tramonto e poi tutti i giorni sono uguali.
Sento che le forze mi stanno abbandonando, forse è arrivata la mia ora, quando per fortuna oppure no, non saprei dirlo se per me è un bene o un male, passa un convoglio militare, qualcuno mi vede e si ferma. Si avvicina con precauzione, indossa mascherina e guanti e da distanza mi chiede se sto male. Annuisco con la testa, non ho il fiato nemmeno per rispondere, mentre la tosse non mi abbandona. Il militare dice all’altro: ”E’ un barbone, quasi sicuramente avrà il covid come quell’altra che abbiamo trovato stamattina morta… chiama l’ambulanza… da quelle parole, nonostante la mia mente confusa intuisco che la mia “vicina” è morta per il virus, allora io molto probabilmente l’ho contratto da lei e forse anche tutti gli altri…provo a dirglielo ma loro fanno finta di non aver capito, almeno così sembra. L’ambulanza tarda ad arrivare, i militari sono andati via, lasciandomi nella merda…sorrido sarcasticamente…ma la solidarietà dov’è finita? Il covid ha fatto sparire diversi vocaboli del nostro vivere comune come vicinanza, fratellanza, pietà… logicamente non parlo per tutti ma per i disgraziati come me.
Sento in lontananza il suono rumoroso dell’ambulanza, ecco sono arrivati, sembrano dei marziani, tutte bianche, mascherine ecc… Qualcuno grida:” E’ qui, presto…”
Mi caricano su una barella, qualcuno mi mette sulla testa come un casco, cerco di ribellarmi ma non ci riesco, ecco adesso sono chiuso in una bolla di vetro dove da un tubo arriva ossigeno, sento l’aria che riempie i miei polmoni, e provo un attimo di sollievo. Una volta nell’ambulanza sento che arrivano altre chiamate d’emergenza, altra gente sta male, altra gente chiede aiuto…Un infermiere dice all’autista di accelerare perché serve il loro aiuto da un’altra parte.
Credo che mi stiano portando in ospedale, non so se riuscirò a sopravvivere o se questo sarà il mio destino…certo è che per i senzatetto, il virus è certamente più devastante e ci decimerà in modo consistente, del resto noi siamo la feccia della società… a chi può importare la vita inutile di un barbone come me? Cosa importa se dietro ad ogni faccia sporca e i vestiti laceri, c’è un passato, degli affetti, una casa, una storia come tutti gli altri.
Siamo giunti, davanti a noi c’è una coda di ambulanze che aspettano di scaricare altri pazienti, io aspetto il mio turno, tanto per cambiare sono l’ultimo… e solo… già sono solo fra tanti uomini soli.



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Racconto scritto il 14/04/2021 - 05:15
Da Anna Rossi
Letta n.136 volte.
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su 3 votanti


Commenti


Ciao Tonino come sempre le tue parole arrivano al cuore, solo una persona sensibile come te è capace di guardarsi intorno e non restare indifferenti di fronte a tanta miseria, non soltanto materiale ma anche umana. Grazie per essere presente e di aver apprezzato ciò che ho scritto. Un caro saluto

Anna Rossi 16/04/2021 - 03:09

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Carissima Anna, hai pigiato il mio tasto dolente, finche ci saranno persone che chiedono semplicemente per sfamarsi, non potremo di certo posare il capo sul cuscino tranquilli e sereni, basta rivolgere loro un lieve pensiero e sfido chiunque sentirsi felice, no, finché non si riuscirà a trovare una politica che blocchi semplicemente le spese sfarzose per salire su Marte, sulla luna, ci andremo quando avremo risolto ogni problema di povertà e potremo passeggiare sulle strade veramente felici tutti insieme sorridere a questa vita meravigliosa se sapremo risolvere i giusti problemi, io lotterò per questa causa, ben felice sapendo che anche tu mi sarai vicina, hai scritto un capolavoro, i cuori immensi non si fermano mai, sii felice ti abbraccio Tonino Buona giornata

FADDA TONINO 15/04/2021 - 10:52

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Ti ringrazio Margherita, dolce notte

Anna Rossi 15/04/2021 - 03:42

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I senza nome, gli invisibili...
Un racconto scritto con la tua mirabile bravura e sensibilità.
È sempre l'indifferenza che sferza sul volto vento sabbioso.
Complimenti Anna

Margherita Pisano 14/04/2021 - 22:51

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Grazie per la vostra attenzione e una buona serata Ernesto e Maria Luisa

Anna Rossi 14/04/2021 - 19:45

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Idem anche per me: ottimo lavoro, complimenti!

Maria Luisa Bandiera 14/04/2021 - 19:36

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Ottimo lavoro. In tutti i sensi.

Ernesto D’Onise 14/04/2021 - 17:40

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