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Il volo di un angelo

Si era trasferita da poco in una piccola località di mare, molto tranquilla, non certamente meta di turisti che di solito affollano le spiagge. Ma il paesaggio, nell'insieme, era uno spettacolo da togliere il fiato. Le alture a strapiombo si calavano a picco nel mare, tanto da rendere difficoltoso l’ accesso alla riva. Sembravano giganti buoni che proteggevano, con i loro fianchi, un mare pulito e cristallino, che in trasparenza, ti permetteva di intravedere i pesci che guizzavano felici; la rena bianca, sottile, nascondeva conchiglie come gioie da conservare. Sulla distesa azzurra, piccole imbarcazioni a vela, facevano da cornice, mentre voli di gabbiani nel cielo creavano balli, in perfetta sincronia.


Angelica, questo era il suo nome, aveva scelto questo luogo così magico, per poter ritrovare se stessa. Avvertiva da diverso tempo, un sottile malessere e un’ insoddisfazione che la stava logorando. Serpeggiava nella sua mente, l’ idea che fosse una perdente. Percorreva con ostinazione, tutta la sua esistenza, accorgendosi che non c’ era stata una sola volta, che non si fosse sentita fuori posto, inadeguata, non all'altezza. Si domandava, e forse ne era anche convinta, che fosse lei, la persona sbagliata.


Era ben consapevole, che aveva dei nodi nel passato, lasciati in quiescenza, ma adesso erano riemersi con forza, pronti ad essere liberati dalle ipocrisie e dalle bugie. Era fuggita da una vita, che ormai le stava stretta, in cui aveva cercato di galleggiare, ma purtroppo, si trovava sempre ad annaspare, credendo che forse qualcosa sarebbe cambiato, e poi, inevitabilmente, la sua speranza svaniva.


Angelica, era molto diversa da quello che il suo nome poteva figurare, era una donna prorompente, con una forte sensualità, così forte da percepirla anche quando le si passava vicino, infatti, spesso veniva fraintesa. Al contrario, il suo aspetto contrastava con il suo carattere. Aveva scarsa stima di sé ed era molto insicura. La sua condizione d’ insegnante precaria, non faceva altro che aumentare il suo disagio. Ogni qualvolta che doveva cambiare scuola, quindi colleghi, alunni, non aveva nemmeno il tempo di organizzare il suo programma didattico, che già la supplenza era finita …
Recentemente, dormiva poco e male, la mattina si alzava all'alba, per fare lunghe passeggiate solitarie, amava il mare ed il suo fascinoso ondeggiare, tutto le trasmetteva sensazioni di libertà, d’ immenso ed il sole, sulla pelle le riscaldava anche la sua anima in pena. Quella mattina, non fece il solito percorso, ma cambiò direzione, avviandosi verso una spiaggetta isolata, con gli scogli che facevano da scudo alle onde. Vide seduto su uno di essi, un uomo, non più giovane, che tranquillamente stava pescando, con la solita pazienza tipica di una persona che ha questa passione.


Angelica si fermò incuriosita e avvicinandosi all'uomo domandò: “ Scusi cosa ha pescato?” L’ uomo sorpreso aprì il secchio dicendo:” Sono qui da tre ore e ho pescato un solo cefalo e due tracine”. Lei disse: ” Anche a me piace pescare, anzi, le dirò di più, ho un vero amore per la pesca, solo che la gente è diffidente nel vedere una donna che fa qualcosa di prettamente maschile, allora lo faccio quando non mi vede nessuno”.
L’ uomo, alzò la testa guardandola dritta negli occhi e con aria corrucciata le disse: ” Non deve mai permettere agli altri di condizionarle la vita, né di sentirsi diversa, perché ama fare qualcosa, che agli altri può sembrare strana, anzi, le dirò di più, vengo spesso qui a pescare, se lei vuole può farmi compagnia”. Lei ringraziò l’ uomo dagli occhi dolci e le sue parole, echeggiarono nella sua mente per tutta la notte.


All'indomani, prese la sua canna da pesca e si recò sugli scogli, ed eccolo lì, con il suo cappello di paglia a lanciare la sua canna. Lo salutò con timidezza e si sedette accanto a lui. Restarono così in silenzio per delle ore, ogni tanto qualche pesce abboccava e lei felice lo tirava su.


Nella tarda mattinata tornò a casa, si sentiva leggera ed appagata, quando ricevette una telefonata, era l’ ex compagno, che con la prepotenza di sempre, le chiese: ” Si può sapere dove ti sei cacciata, sono giorni che ti cerco!” Lei rispose con una pacatezza inconsueta: ” Dove sono non ti deve interessare, anzi, dimenticati il mio numero”. Lui, imprecando riattaccò. La solita scena che si ripeteva ormai da molti anni e lei delle sue angherie non ne poteva più.
Nei giorni a venire l’ incontro con il pescatore, di nome Luigi, divenne abituale, ormai non solo pescavano, ma facevano delle lunghe passeggiate, raccogliendo conchiglie, finché un giorno, lei lo invitò a casa sua, a mangiare il pesce che avevano pescato.
Quella sera Angelica era pervasa da una strana pace interiore e per la prima volta, dopo tanto tempo, intravedeva un barlume di luce, nel buio dove era precipitata. Si preparò con cura, cosa che non faceva da tanto tempo, facendo attenzione anche ai dettagli, indossò un abitino di raso, color smeraldo che faceva risaltare i suoi occhi verdi, e il tessuto morbido, aderiva alle sue forme aggraziate facendola apparire decisamente deliziosa, i capelli neri fluenti, coprivano le spalle dorate dall'abbronzatura.
Apparecchiò sulla veranda che dava sul mare, il tramonto, quella sera era un bisticcio di sfumature, dal rosso, al giallo, all'oro, sembrava una cartolina spedita da Dio. Luigi arrivò un po’ in ritardo, con dei fiori di campo e con l’ aria impacciata, disse: ” Sono per te, spero che li accetterai come segno della nostra amicizia!”. Lei, prendendo i fiori, andò a sistemarli in un vaso, mentre lui l’ osservava, con una strana luce negli occhi, quella donna lo aveva stregato, non faceva che pensare a lei, dopo tanti anni di solitudine, il suo cuore batteva ancora per un’ altra persona.


Divenne rosso per i suoi pensieri e abbassò lo sguardo, evitando accuratamente, che lei se ne accorgesse. Fu una cena, dove entrambi cercavano di nascondere quello che in realtà provavano e che lentamente diventava sempre più importante, i loro gesti erano misurati, gli occhi incantati, le voci soffuse.


Dopo cena, si sedettero sulla sabbia, guardando il mare, così tranquillo da sembrava un immenso lago e le stelle luminose, parevano mandare sulla terra segni d’ eternità. Tutto era armonia, nell'aria si respirava serenità.


Fra loro non servivano tante parole, ma anche nel silenzio, i loro cuori parlavano. Entrambi non si fecero domande sul precedente vissuto, quello che contava era il presente. Più tardi, lui l’ aiutò ad alzarsi e nel farlo le loro mani si sfiorarono, fu un attimo, le labbra si unirono in un bacio dolcissimo, si potevano anche sentire i battiti convulsi che battevano all'unisono, era l’ unione perfetta di due anime sole, che finalmente, avevano trovato qualcuno che sapeva ascoltarle e amarle senza remore. Quella notte, lui si fermò a dormire da lei, e così fece altre volte.
Luigi era uno scrittore di storie per ragazzi e lo faceva con passione, quando lavorava, Angelica era una presenza silenziosa, ma al contrario, lui, le stava vicino quando cucinava, mangiucchiando prima, quello che preparava, lei lo cacciava dalla cucina dicendo:” La finisci di assaggiare, ti rovinerai l’ appetito!” Lui la guardava sorridendo e scappava come un gatto che aveva appena mangiato il topo.


Trascorsero giorni meravigliosi e il loro amore, sembrava crescere ogni giorno di più. Poi, una mattina, si era svegliata di soprassalto, aveva fatto uno strano sogno: il mare era scuro come il cielo e la spiaggia era deserta e fredda, alzando gli occhi al cielo, vide l’ ombra di un gabbiano solitario, che librava le sue ali stanche circondate da una alone di luce, si era fermato, guardando la spiaggia, come per darle un ultimo addio ed era volato via, fra le nubi scure, lasciando una scia luminosa.


Angelica aveva la fronte sudata, era in preda all'angoscia e aprendo gli occhi aveva guardato Luigi che dormiva accanto a lei, gli accarezzò il viso, baciandogli la fronte ma sentii, una mano ghiacciata sul petto, lo guardò e una lacrima scivolò sul viso, provò a scuoterlo, a chiamarlo, ma se n’ era andato, era volato via, l’ aveva lasciata sola.
Il suo urlo spaccò l’ aria, gridò e gridò il suo nome al vento, al mare, al fato che l’ aveva rapito. Luigi si era addormentato per sempre, ma lei avvertiva la sua presenza che la rassicurava e le dava forza. Con lui a poco a poco, aveva acquistato la stima di sé, era stato capace di darle fiducia, insegnandole a vivere, a volersi bene.


Finalmente aveva ritrovato la vera Angelica e non si sentiva più fuori posto. Tutto questo lo doveva a quell'uomo che adesso pescava con gli angeli nella volta celeste.




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Racconto scritto il 22/04/2021 - 02:57
Da Anna Rossi
Letta n.95 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Un buongiorno con affetto Tonino e grazie per la tua presenza

Anna Rossi 25/04/2021 - 03:24

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Questa stupenda avventura ti consente di accumulare altra stima, lodevole storia di penetrante forza positiva, sei riuscita a far innamorare di nuovo la protagonista per farla accomodare nella sua meritata fierezza. Stima e affetto per te Tonino

FADDA TONINO 24/04/2021 - 09:08

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Grazie amiche di OS e vi auguro un buon sabato, Maria Luisa, Mirella...

Anna Rossi 24/04/2021 - 04:10

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ANNA...Bravissima scrivi dei racconti dettagliati io non riuscirò mai nel racconto finisco sempre nel scrivere riflessioni... non è facile, ti rinnovo i miei complimenti.

mirella narducci 23/04/2021 - 18:18

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Un altro bel racconto molto ben strutturato che l'autrice ha la capacità di offrici, ogni volta, con grande destrezza e semplicità.

Maria Luisa Bandiera 23/04/2021 - 16:24

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Un buongiorno a te cara Anna Maria

Anna Rossi 23/04/2021 - 05:51

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Anna, scrivi davvero bene! Un racconto ricco di belle descrizioni e che offre molti spunti di riflessione. Finale a due facce...mi spiace lui sia morto...

Anna Maria Foglia 22/04/2021 - 08:11

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