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= Poesia
= Racconto
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L'intervista

"Ad essere sincero ciò che sto per dirti è la verità a cui credo di più su quel che mi è successo."
Gambe incrociate, adese, che tradivano una leggera femminilità non celata ma anzi orgogliosa di fare capolino su quel corpo e quel portamento da uomo elegante. Il suo braccio sinistro, chiuso, aderiva al ventre con la mano che andava a nascondersi sotto la piega della camicia celeste sul fianco destro. La schiena curva in avanti e la mano destra, che a tratti sosteneva la testa, fumava tra le dita uno spinello. Amava rollarlo con poca erba e poco tabacco. Sottile, un po' come il vento in cui spesso si immedesimava quando voleva placare le ansie.
"Mi sono rotto" Gli occhi divennero vacui tanto che un osservatore attento avrebbe potuto vedere dentro quell'enorme vuoto tutto il suo passato e capirlo senza ascoltare una parola. Traspariva dall'umore vitreo il pensiero che si raddensava lentamente fino a diventare realtà ancora prima delle parole.
"Sono andato in mille pezzi ma non so dire quando sia successo di preciso. Quando ti rompi non lo sai, un po' come il dolore fisico, se è troppo forte, non senti nulla e vai avanti senza accorgertene.
Da un passo prima sei una persona e da quello dopo sei in frantumi e non lo sai.
Poi all'inizio trovi in giro qualche frammento, ti fai domande, pensi sia la consapevolezza che ti fa vedere delle cose nuove di te, ma sono soltanto i tuoi pezzetti che trovi per strada."
Sorrise solo con l'angolo destro della bocca
"Eh... Se ci fosse uno specchio per l'anima come per il mondo fisico : uno si alza al mattino e lo vede chiaro che gli manca il naso o un orecchio, se poi a terra li trova, lo sa che sono i suoi e sa anche dove vanno riposizionati. Ma per l'anima no, non è così. Trovi cose di te e pensi siano nuove.
Così le usi e non le metti al loro posto. Crei un altro te che ha meno pezzi e solo quelli che ti piacciono perché gli altri, quelli che ti hanno fatto soffrire, inconsapevolmente li lasci a terra.
E diventi Dio o il Diavolo o anche solo un povero Cristo che si è rialzato e non sa che in realtà è un fantoccio di brandelli"
Annuendo dondolò per qualche istante la testa.
"Ma a terra è pieno di roba tua e mano a mano che riaffiorano i ricordi inizi a costruirci un secondo te, composto da quel che rimane e diventa il Diavolo o Dio o solo un altro povero Cristo"
Mosse le gambe e si alzò, allungò le braccia per sgranchirsi la schiena e posare il mozzicone. Ora sembrava molto più alto e robusto di come appariva da seduto.
"Così ti ritrovi ad avere a che fare con due anime, opposte che si contendono il primato di essere l'unica"
Pausa.
Gli occhi ora si stavano riempiendo.
"Ti vergogni di entrambe perché troppo eccessive ed estreme, ognuna nella propria direzione, inizi ad usarle a seconda del momento così come si indossa il vestito da giorno e il vestito da sera. Sono vere entrambe, autentiche ma nessuna delle due è il vero te "
Pausa.
"Fantocci di brandelli"
Ora camminava pensieroso avanti e indietro quasi sul posto creando dei semicerchi e con una mano cingeva lo schienale della sedia su cui prima era seduto.
"Ti perdi, inizi a non poter più avere relazioni sane perché, in fondo ora sei due persone diverse e qualcosa devi sempre nascondere. Tu che ami fare del bene alle persone ti ritrovi ad essere il coltello che le tradisce.
Comunque, anche se è tutto quello che non vuoi, le tradisci"
L'aria gli uscì dal naso come un piccolo sbuffo.
"in realtà lo sanno tutti che stai ferendo solo te stesso, ma nessuno te lo dice e se qualcuno lo fa non gli credi. Inizi ad isolarti perché ti senti smarrito, falso, non meritevole e isolandoti fai ancora male a chi ti vuole del bene"
Si accese una sigaretta e tornò davanti allo specchio. Il suo viso da calmo e pacato divenne un ghigno satanico e i suoi occhi, prima vacui sembravano stessero accumulando una forza oscura. Una luce nera.
Debordavano di calma rabbiosa. Lo specchio si ruppe sotto la pressione del colpo secco che un attimo prima aveva fatto partire dalla spalla destra lungo l'avambraccio ed in infine alle nocche della mano. Ora sanguinante.
Sorrise ed iniziò a raccogliere i pezzi.
Li raccoglieva e li incollava come meglio poteva.
Li raccolse tutti.
"Stavolta ritorno intero"
Con l'ultimo sì fermò e lo guardò a lungo prima di incidere minuziosamente in verticale le arterie dei polsi. Lo incollò insieme agli altri e si risedette finalmente sereno.
Aveva finito il suo racconto, ricomposto lo specchio, capito la vita, compreso il dolore.
Portato a termine la sua missione.
Aveva i suoi due sé ora ricomposti davanti allo specchio pieno di crepe.
Tutto aveva senso in quella stanza.
Solo in quella stanza.
Era Dio, il Diavolo e l'ennesimo povero Cristo tutto insieme.
In fondo era arrivato dove pochi erano riusciti.
Il resto era vuoto.


Mf




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Racconto scritto il 30/05/2024 - 18:55
Da Michele Facchini
Letta n.197 volte.
Voto:
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Commenti


Un racconto poetico,scritto con proprietà ed originale, incredibilmente affascinante!! Mi è piaciuto tantissimo. Uno
splendore!!

Anna Cenni 31/05/2024 - 12:41

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