A Due Passi dal Baratro
Eugenio Spezio aveva un brutto vizio: il gioco. Quello che era iniziato come un semplice divertimento, una sorta di scherzo innocente, si era trasformato in una dipendenza devastante. Il demone delle carte si era impossessato di lui, rendendolo schiavo di una passione distruttiva.
La moglie, stanca di essere trascurata, si lamentava del fatto che Eugenio spendeva tutto il suo guadagno in quelle maledette serate. Le vittorie erano rare, mentre le perdite si accumulavano, lasciando la famiglia in una situazione sempre più difficile. C'era da pensare ogni giorno al cibo da mettere in tavola, alla scuola della figlia Elvia e alla mensa dell'asilo di Sergio. Come aveva potuto diventare un uomo così irresponsabile e poco consapevole delle conseguenze delle sue azioni?
Decise di parlarne con i suoceri, con cui aveva sempre avuto un buon rapporto. I due anziani lo avvertirono riguardo a una possibile e drammatica crisi finanziaria, ma le loro parole non fecero breccia. Le promesse di Eugenio si rivelarono vani propositi, simili a quelle di un marinaio: mai mantenute. Quando si trattava di affrontare la realtà, lui era sempre assente e distratto.
Così, senza rendersene conto, Eugenio mise la sua famiglia a due passi dal baratro. Prelevava ingenti somme dal conto corrente per coprire i debiti, usando proprio quei soldi che sarebbero serviti per le bollette e le spese impreviste.
Una sera, la moglie parlò chiaro: o si impegnava a cambiare, oppure se ne sarebbe andata via con i figli. Non poteva più tollerare quella situazione insostenibile. Eugenio pensava di essere al sicuro, convinto che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciarlo. Ma lei mantenne la sua parola.
Inizialmente, non gli importò di essere solo, poiché sosteneva che non ci fosse più nessuno a rimproverarlo. Tuttavia, con il passare dei giorni, finalmente si rese conto della gravità della situazione. Decise di cercare aiuto da uno specialista. Fu un percorso lungo e impegnativo, ma estremamente utile.
Eugenio ricominciò a vedere i suoi figli, ma con la moglie non c'era più nulla da fare. Ormai era troppo tardi, e lei si era ricostruita una vita. Riflettendo su quanto era accaduto, si rese conto che la colpa era solo sua. E le sue lacrime di pentimento non sarebbero mai state in grado di riportare indietro il tempo.
Eugenio Spezio aveva un brutto vizio: il gioco. Quello che era iniziato come un semplice divertimento, una sorta di scherzo innocente, si era trasformato in una dipendenza devastante. Il demone delle carte si era impossessato di lui, rendendolo schiavo di una passione distruttiva.
La moglie, stanca di essere trascurata, si lamentava del fatto che Eugenio spendeva tutto il suo guadagno in quelle maledette serate. Le vittorie erano rare, mentre le perdite si accumulavano, lasciando la famiglia in una situazione sempre più difficile. C'era da pensare ogni giorno al cibo da mettere in tavola, alla scuola della figlia Elvia e alla mensa dell'asilo di Sergio. Come aveva potuto diventare un uomo così irresponsabile e poco consapevole delle conseguenze delle sue azioni?
Decise di parlarne con i suoceri, con cui aveva sempre avuto un buon rapporto. I due anziani lo avvertirono riguardo a una possibile e drammatica crisi finanziaria, ma le loro parole non fecero breccia. Le promesse di Eugenio si rivelarono vani propositi, simili a quelle di un marinaio: mai mantenute. Quando si trattava di affrontare la realtà, lui era sempre assente e distratto.
Così, senza rendersene conto, Eugenio mise la sua famiglia a due passi dal baratro. Prelevava ingenti somme dal conto corrente per coprire i debiti, usando proprio quei soldi che sarebbero serviti per le bollette e le spese impreviste.
Una sera, la moglie parlò chiaro: o si impegnava a cambiare, oppure se ne sarebbe andata via con i figli. Non poteva più tollerare quella situazione insostenibile. Eugenio pensava di essere al sicuro, convinto che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciarlo. Ma lei mantenne la sua parola.
Inizialmente, non gli importò di essere solo, poiché sosteneva che non ci fosse più nessuno a rimproverarlo. Tuttavia, con il passare dei giorni, finalmente si rese conto della gravità della situazione. Decise di cercare aiuto da uno specialista. Fu un percorso lungo e impegnativo, ma estremamente utile.
Eugenio ricominciò a vedere i suoi figli, ma con la moglie non c'era più nulla da fare. Ormai era troppo tardi, e lei si era ricostruita una vita. Riflettendo su quanto era accaduto, si rese conto che la colpa era solo sua. E le sue lacrime di pentimento non sarebbero mai state in grado di riportare indietro il tempo.
Racconto scritto il 27/03/2026 - 18:11Letta n.11 volte.
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