Alzò il bavaro del cappotto; il vento della mattina presto era ancora pungente e gli sfrezzava il viso, ma presto il clima sarebbe migliorato. Era ancora inverno, ma già uno scorcio di primavera era visibile. Camminava rapido, come ogni sabato, deciso ad arrivare al suo solito bar. Già immaginava la scena: il barista che lo salutava, le solite battute sul lavoro e il tempo, e il suo solito caffè.
Pregustava già il momento quando, svoltato l'angolo, la serranda abbassata lo colpì come un pugno in pieno viso. La città intorno era la solita, ancora sonnecchiosa, con i negozi che ancora dovevano aprire e i passanti che si muovevano rapidi, incuranti del suo piccolo dramma mattutino. Scosse il capo e tirò avanti: restare a guardare la serranda non aveva molto senso. Sarebbe andato al bar vicino al suo ufficio; non era quello che voleva, ma era meglio di niente.
Camminava veloce, scocciato per quella deviazione imprevista, quando un piccolo locale attrasse il suo sguardo: non lo aveva mai ...
(continua)
Dalla porta, una fitta nebbia catturò i miei pensieri.
Fu così che mi ritrovai a camminare lungo una strada che non conoscevo, forse era un sogno o meglio ancora un incubo!
Lo scricchiolio delle foglie mi faceva tremare come una bistecca mezza cruda alla piastra a lenta cottura sanguigna. Pulsazioni perfette, in attesa di mangiarla, suggerita dal cardiologo.
Il vento mi faceva rabbrividere la nuca e le guance, sapevo dovevo portare con me la crema idratante!
La sciarpa aveva litigato con me, non stava più dentro l'armadio.
Stavo quasi per diventare un fiocco di neve, quando davanti a me l'ombra di Cappuccetto mi fece urlare.
Era diversa, era un uomo, aveva denti aguzzi super white, occhi gialli come un serpente che sibila e mi mordeva le mani.
Un vampiro, diamine!
Pronta subito la pozione profumo seduttivo!
Foglie, legni secchi e cacca di qualche animale!
Era così accogliente che volevo farmi tanto mordere sul collo.
Tirai fuori dalla tasca un piccolo coltello per intaglia...
(continua)
Con te intraprenderei il cammino verso quei monti, maestri muti, e noi come discepoli silenziosi direbbe nei suoi versi von Goethe… se invece qualcuno ci vedesse, penserebbe altresì a me trafelato ma non tu sul percorso per il monte.
In te, per citare il Caramagna, mi piace di certe cime la luce che ti resta negli angoli degli occhi.
Lì ho preso il mio silenzio e ci siamo seduti... c’è un dipinto dovunque ti giri a queste altezze ma tu, una luce che apre l’anima.
Per te ho raggiunto a piedi (e che fatica!) le stelle, nel brillio della neve e dentro il tuo sguardo.
Rinfilo gli occhiali ma solo dopo avergli rimesse le lenti, che avevo tolti per rifocillarmi e appoggiati su una permalosa stella alpina che scrollando i petali aveva fatti cadere.
Per Diana! O dovrei forse dire “per Clara!”; davanti a me non c’è la mia Heidi con le stelle negli occhi, piuttosto l’Adelmo –che interpreta Peter anche se sarebbe stato più appropriato il nonno- sul sedile spinto dalle rotelle ma sulla fun... (continua)