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Nefasto venerdi

Era un Venerdì (giorno di festa nei Paesi Arabi) in apparenza come tanti altri,
ma per sempre rimarrà indelebile nella mia vita.
Normalmente ci si recava a fare compre nel centro della città, dove tra le strette vie, i negozianti urlavano le loro merci poste anche fuori, sulla strada.
Intensi profumi di gelsomino e the alla menta si mischiavano con l'acre odore della pipì dei gatti, confusionario il vociare per invogliare all'acquisto sia i locali che i curiosi stranieri facilmente riconoscibili, attratti da ceste colme d'oro li sparse in un'apparente abbandono.
Tutto procedeva con la solita flemma, fino a quando una voce gracchiante, proveniente da un'altoparlante annunciava l'ora della preghiera.
Tutto si fermava, nessuna trattativa andava avanti, nessuna vendita, ma tutto si fermava.
Tranne quel Venerdì, quel "nefasto Venerdì" quando insolitamente una marea di persone, tutti uomini, si affrettavano, con passo sostenuto, alzandosi la tunica x non incespicare, e le ciabatte in mano per essere più spediti, andavano tutti nella stessa direzione...
la piazza centrale.
Preso dalla curiosità, seguii quelle persone per essere, ben presto, inghiottito da quel fiume in piena, ritrovandomi ai bordi della piazza.
Vicino a me un uomo teneva a cavalluccio sulle spalle un bambino piangente, con il nasino gocciolante fino alle labbra, con addosso solo un pantaloncino e privo di scarpe.
Ad un tratto un rumore strano, anomalo, dal centro della piazza alcuni uomini, schioccavano le loro lunghe fruste per evitare che le persone si avvicinassero troppo.
Dalla Moschea la nenia continuava, ritmata e ripetitiva.
Poi un uomo, di carnagione scura, ciondolante, bendato,
sorretto per le braccia, veniva posto al centro della piazza.
Non capivo, avevo il cuore in gola, la gente urlava, saltava, inveiva e si avvicinava sempre verso il centro, dove quell'uomo immobile veniva obbligato a inginocchiarsi, e la gente veniva allontanata dai frustatori quasi a formare un cerchio che si allargava e stringeva di continuo.
Il mio cuore batteva impazzito, il sudore invase la mia fronte, la mia testa mi diceva di allontanarmi, ma la vogli di sapere di capire, mi faceva restare li, immobile, frastornato.
Ad un certo momento, da un angolo della strada, un uomo in tunica bianca, con una scimitarra scintillante ai raggi infuocati del sole, tenuta nella mano destra, e nella sinistra una tovaglia di spugna colorata, si faceva largo tra la gente per arrivare con passo spedito, alle spalle della persona in ginocchio.
Le urla aumentavano e le persone un poco più indietro, come impazzite, saltavano su tetti di auto parcheggiate ai margini della piazza.
Poi, il silenzio, anche il cantatore a smesso la sua nenia, e fu un attimo, un niente, un nulla, e la gente riprese a urlare e saltare.
A terra il corpo dell'inginocchiato privo di testa, il sangue ancora zampillante dal tronco del collo, la spada imbrattata di sangue, nelle mani del carnefice, agitata al cielo, fendendo l'aria e schizzando macchie rossastre un poco' ovunque.
Li capii, un essere umano era stato giustiziato, colpevole di non so cosa.
Un atroce disgusto e un forte senso di rigetto mi invasero,
mi misi a correre verso il puto di riunione per riprendere il bus.
Non ho dormito quella notte, neanche quella dopo e quella dopo ancora.
A tutt' oggi non capisco come la barbarie possa impadronirsi di noi, e il mio ricordo torna a quei momenti, a quegli odori a tutta quella gente, a quell'Uomo, disumanamente giustiziato.
Nessuno dovrebbe privarci della vita, per nessun motivo o ragione e sto male, molto male, ricordando quel
"nefasto Venerdì".


G.C.


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Gianni & Poesie
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Racconto scritto il 12/05/2016 - 10:18
Da gianni cardoville
Letta n.1319 volte.
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Commenti


ciao Giuseppe e grazie per i suggerimenti,
a mia discolpa ti dico che scrivo da poco tempo (un paio di mesi) e che sicuramente ho molto da imparare( non so cosa siano i difetti nei tempi verbali)- Farò tesoro delle tue parole- grazie - ciao

gianni cardoville 14/05/2016 - 09:18

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Il racconto riesce a trasmettere tutta la drammaticità dell'evento. La scena spicca davanti agli occhi del lettore in tutta la sua vividezza. In questo senso mi sembra riuscito.
Più difettosa invece appare la forma. Ci sono diversi refusi che fanno capire che non c'è stata un'attenta rilettura. Inoltre la formattazione del testo risulta un po' strana e ci sono dei difetti nell'uso dei tempi verbali. Tutto quel narrare all'imperfetto, per esempio, non mi suona molto bene.

Giuseppe Novellino 13/05/2016 - 18:31

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