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Elya

Mi chiamo Elya e vengo da lontano. Forse non sono neanche italiano. E se esistesse un'Italia, almeno in parte, non mi apparterrebbe.
Quando sono entrato ero il più giovane. Un "pargolo" qualcuno direbbe. Dopo quattordici anni di carriera rimango uno tra i più giovani.
Adesso ti cercano... ti vogliono!
E' una "brigata" d'elite e non lo sappiamo!
Li vedrò andare tutti in pensione i miei colleghi.
Nessuno escluso. Tranne per chi lascia la pelle in servizio. Speriamo di no ovviamente.
Per qualcuno la pensione è un traguardo, una nuova vita... un nuovo inizio. Per altri invece no! Poi li rivedi fuori. Qualcuno è rinato... qualcuno è depresso.. qualcuno è letteralmente crollato. Il fisico e la mente se non vengono nutriti.....
Per me l'appuntamento della pensione è lontano. Lontano quanto una missione spaziale su Marte. Nel vero significato della parola. Per allora, forse, sarò già morto e le mie ceneri sparse chissà dove. Neanche il tempo per bussare alla porta del Paradiso!
Ad oggi non invidio nessuno. Troppa stima di me stesso.
Preferisco alzarmi alle sei e un quarto del mattino sentendo il suono molesto della mia sveglia o destato dalla mia vicina di casa ottantenne che bestemmia per chissà quale oscuro motivo. La mia vicina... che tipo. Un rullo compressore. Ci seppellirà tutti!!
Alzarmi, mezzo rintronato, non trovando il mio cellulare. Uscire di casa e non trovare la mia macchina. Ma dove diavolo l'avrò posteggiata. Imprecando perché fuori fa freddo e piove.
Ma devo andare. Il dovere mi chiama. Devo assolutamente
alzarmi.


Allungare la mano sul letto e non trovarla. Magari perché la sera prima abbiamo litigato e non ho messo da parte il mio orgoglio. Il mio grande limite. Telefonarle? Chiamarla? Scriverle o non scriverle? Che Dilemma!!
Non dire mai quello che pensi... mentire per non ferire. L'ho lasciata andare ancora una volta. E' sempre la stessa scena. Il bagliore della città che non dorme ed io con Lei.
La sua nuda schiena che mi manda in estasi. Un ultimo ballo. Un ultimo giro di giostra. Forse solo un pretesto per rivederla.


Era meglio fare la scuola carristi. Dare libero sfogo al mio Ego. Devastare l'orto del vicino con un tank. Una, due... tre volte. Solo per il gusto di farlo incazzare. Sarebbe stato immensamente liberatorio.


Adesso, che scrivo, è come una partita a poker, dove il jack di quadri non va mai scartato. Una delle regole non scritte sui manuali. Ma il jack di quadri nel mazzo non c'è e lo sto cercando. Che cavolo.. è un bluff perenne!!


Sempre stanco. Forse sto per morire e non lo so. E come se il mio cervello non riposasse mai. Come se girasse a 360° pure la notte.... una macchina che ha sempre sete!
Come se dormire mi sottraesse del tempo prezioso alla vita. Come se qualcuno mi chiamasse per farmi fare qualcosa.
Cosa non lo so..


Domani la cosa si ripeterà. Ancora una volta. E' festa... potrei dormire. Ma so che, qualcosa mi desterà di nuovo.
Un nuovo appuntamento. Un nuovo sole che sorgerà e mille nuove domande che mi porrò. E' l'adrenalina che scorre dentro di me. Il senso di inquietudine che ti accompagna.
Stare fermi è come essere ammanettati. E' meglio fermarsi e riflettere. Prendersi del tempo. Non voglio mica bruciare. Ogni secondo che passa può essere importante. Può essere prezioso. Tutto può essere perduto oppure no.




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Racconto scritto il 02/06/2016 - 09:35
Da Elya Baskin
Letta n.1610 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Descrizioni e impressioni che seguono il flusso di coscienza in modo libero. Ne risulta un bel ritratto, caratterizzato da pennellate molto vivaci e espressive. Mi è piaciuto.

Giuseppe Novellino 02/06/2016 - 19:23

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Bravo Elya, hai raccontato te stesso e l'hai fatto molto bene!

patrizia brogi 02/06/2016 - 18:01

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