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Il matrimonio

Eccoci qua, indaffarate al massimo, con l'intero salone addobbato per mettere in bella mostra i regali.
A me dà fastidio mettere in vetrina tutta questa mercanzia, ma le usanze vanno rispettate, mi dicono...
Allora, rispetto sia!
Nel salone i regali ricevuti dalla sposa da amici e parenti, con tanto di bigliettino in evidenza.
In un'altra stanza, ben esposta, la dote che riceverà mia figlia, ben distinta tra lenzuola, tovaglie, coperte,strofinacci, camicie da notte e pigiami, servizi di pentole....Insomma tutto ciò che servirà per iniziare una nuova vita con tutti i conforts.
Appeso al mio armadio troneggia il bellissimo abito da sposa bianco, con mille ricami , trapuntato di perline...
Il velo...una nuvola bianca, così com'è candida la mia bimba.
- Mamma, guarda che a giorni mi sposo, smettila di chiamarmi bimba!
La guardo con tenerezza, la mia bimba...Ha ormai 22 anni, è una donna ben fatta e consapevole della responsabilità, che sta per abbracciare.
Insieme abbiamo diviso tante gioie e tante pene...Insieme abbiamo confezionato la rete, che raccoglierà i suoi capelli nel fatidico giorno del matrimonio: con dei nastrini di raso bianco, abbiamo realizzato una rete da pescatore, unendo i punti d'incontro con delle perline bianche, come quelle del suo abito da sposa.
Tutto dovrà essere perfetto, tutto dovrà essere bello e piacevole e soprattutto dovrà essere un giorno felice, un giorno speciale.
Anche se sono trascorsi tanti anni, davanti ai miei occhi scorre il film del mio matrimonio: non c'era tutta questa frenesia ed in chiesa sono andata col mio compagno.
Non avevo diritto all'abito lungo, al velo bianco, al grande ricevimento... Avevo precorso i tempi ed ero andata via col mio fidanzato, prima del previsto.Solo trenta persone parteciparono al banchetto di nozze...solo parenti stretti, nessuna amica, nessun cugino.
Un redingote troppo largo per la mia esile figura, fu il mio abito da sposa.Ma si doveva pensare che aspettavo un bambino e quell'abito avrei dovuto adattarlo alla pancia, che sarebbe cresciuta da lì a poco.
Accettai tutto con noncuranza; l'unica cosa che mi interessasse, era stare col mio amore.
Il talamo nuziale fu un letto preso in prestito, in una casa presa in affitto.
Tutti i sogni erano finiti miseramente...
Ma eravamo giovani, il tempo ci avrebbe dato soddisfazione e avremmo avuto una casa nostra, arredata da noi...avremmo avuto tutto ciò, che ci era stato negato. Mia figlia avrebbe avuto tutto ciò che desideravo avere io alla sua età.
L'altare è addobbato con rose bianche
e roselline bianche e mughetti formano il bouquet della sposa.
Lei è bellissima, emozionata, trepidante. Gli invitati in festa, aspettano con ansia di vederla apparire sulla soglia di casa.
È un fiore appena sbocciato, che stringe, geloso, la rugiada sulla sua corolla.
Il cielo Ottobrino conserva ancora l'azzurro dell'estate appena trascorsa e sottili nuvole bianche , foriere di felicità, lo solcano.
E come nuvola ella avanza leggera tra due ali di folla. Un lungo strascico bianco e il suo papà, che le porge il braccio per accompagnarla per l'ultima volta e consegnare quel fiore ad un altro uomo, che l'amerà con la sua stessa intensità.
No, non devo piangere, non sto perdendo mia figlia, la sto accompagnando, tenendola per mano, verso la felicità.
Ricaccio indietro il groppo in gola, che mi impedisce di respirare..
Immagini di una vita passano velocemente nei miei occhi oscurati dalle lacrime: la nascita, la comunione,i 18 anni, gli esami di pianoforte, le mille gioie ricevute e i mille dolori affrontati...
Il tempo è passato troppo velocemente e adesso sono qui, che la accompagno all'altare, vestita di gioia...
E gioia sia!
Ricaccio lontano la malinconia, che stava per sciupare questo giorno speciale... Stringo la mano del papà, che sta per piangere...
- No, caccia via le lacrime! Questo è un giorno di festa.



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Racconto scritto il 20/03/2017 - 17:44
Da Teresa Peluso
Letta n.1540 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Mentre la figlia cammina verso l'altare, la madre riflette sul suo passato cammino fatto allora di sacrifici, di tante cose che mancavano ma che si sarebbe voluto vedere.
Questo grande amore ora si riversa sulla figlia e quella frase è diventata verità e volontà scolpita nella pietra:
DEVE AVERE TUTTO QUELLO CHE NON HO AVUTO IO. Continuano i sacrifici, ma c'è tutto l'impegno a rendere il giorno della figlia un giorno speciale, perchè quando si spegneranno i riflettori della festa, quando ci saranno problemi da risolvere, il giorno del matrimonio sia comunque un bel ricordo da ricordare con amore.
E quando la cerimonia sarà finita e ci si gira verso il pubblico presente, loro sono lì in prima fila, commossi con qualche lacrima nascosta a guardare e vedere in te figlia, i loro sogni che in te sono diventati realtà.
Stupendo racconto, spaccato di una società di altri tempi dove i sentimenti non sono cambiati.
Stupenda descrizione piena di spunti di riflessione. MERAVIGLIOSA.

ALFONSO BORDONARO 21/03/2017 - 10:21

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Un emozionante et ponderato racconto frutto ormai della tua già nota maestria letteraria.
Buon inizio primavera, Teresa.
*****

Rocco Michele LETTINI 21/03/2017 - 09:03

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Bravissima Teresa, hai ricostruito i sentimenti propri di ogni mamma di fronte al matrimonio della figlia con una delicatezza e una sensibilità veramente ammirevoli e commoventi.Tutte tue le 5 stelle Aurelia

Aurelia Strada 20/03/2017 - 22:40

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Bellissimo racconto pieno di belle emozioni.

Giulia Bellucci 20/03/2017 - 22:06

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Bellissimo intreccio di emozioni e di gioie...una grande commozione avvolge il mio cuore nel leggere il tuo bellissimo racconto, scritto con tutta la poesia che porti nel cuore...Una felicità magica e coinvolgente. Complimenti Teresa 5*

margherita pisano 20/03/2017 - 19:56

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Un racconto molto coinvolgente scritto con trasporto atto ha raccontare un gran giorno pieno di felicità e di ricordi che si sovrappongono nella mente mettendo in relazione i giorni che furono, quelli che sono e che meravigliosamente saranno....I miei complimenti, ciao.

Francesco Scolaro 20/03/2017 - 18:23

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