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Marzo 1942

Marzo 1942



Un timido raggio di sole si protendeva sul mio letto fino a sfiorarmi il volto ancora assopito. Immobile, rimasi lì ancora per qualche istante, stanco, fra le lenzuola bianche dove la notte prima si era consumato il mio sonno, ancora una volta, disturbato dagli spettri della mia anima, aggrappati a me , aggrappati alla mia vita. Solo, ogni mattina mi risveglio in questa stanza che ospita le mie giornate buie come le sue pareti grigie. Affianco al mio letto c’ è una piccola finestra che si affaccia su un cortile ormai abbandonato da tempo, nonostante io sia qui da molto, non ho mai visto nessuno affacciarsi su di esso, sempre solo e spoglio nella sua consueta tristezza. Son solo come questo cortile, a riempire i silenzi delle mie giornate i rumori
di una guerra in lontananza che sento esserci ancora. Mi ritrovai in questo luogo in un giorno qualunque. In quello stesso giorno non vidi più mia madre e mio padre, persi tra i tanti cadaveri mutilati negli angoli delle strade...Il susseguirsi dei giorni era sfuggito al suo controllo, non controllò mai più se stesso ed il passare del tempo.Quella realtà ormai era terminata, quel giovane aveva raggiunto una quarantina di primavere dopo gli incubi che la guerra aveva ampiamente rimarcato sulla sua anima e sul suo io, Richard era un’ uomo fatto, per così dire, aveva una famiglia, una moglie ed un lavoro,nonostante questo nella sua vita mancava qualcosa, leggeva le pagine dei diari che componeva quei giorni in quella stanza, era alla ricerca del suo essere normale, ma, allo stesso tempo del suo essere così diverso, diverso dagli standard che questa società gli imponeva. Spesso si chiedeva cos' era quella normalità che tanto cercava, ma, allo stesso modo come può essere definita la normalità? Che cosa si intende per normalità? Le cosi dette "cose normali" sono così perchè sono giuste? Ed io, come faccio a stabilr d' esser come chi mi circonda o diverso da loro? Forse, son diverso perchè non sono capito,compreso? E come faccio ad avvicinarmi a quel mondo?....
Tra le albe ed i crepuscoli raggiunsi la fine del mio capitolo mortal e con la saggezza che porta la vecchiaia,anche se tardi, trovai la risposta a quelle domande... Io son stato diverso, non capito dal mondo che mi circondava,forse, perchè cambiato dalla guerra, ma, or capisco che io ero così diverso perchè a capirmi ce n'erano pochi ed a esser ciechi davanti a me tanti.




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Racconto scritto il 14/04/2017 - 19:55
Da Sildom Minunni
Letta n.1359 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Momenti terribili quelli descritti. Quanti hanno perso figli e genitori per una guerra assurda dettata da motivazioni false e ingannevoli.
Tanti hanno combattuto pochi hanno capito.
Racconto molto intenso.
Buona Pasqua.

ALFONSO BORDONARO 15/04/2017 - 14:21

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