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Natalino

Da qualche giorno ripenso a Natalino,
era un ragazzo originario della Sardegna, piccolo , molto piccolo di statura, forse perfino più piccolo di me, ed esile; io avevo 13 anni; lui 16, credo. Aveva un Caballero che immagino lo facesse sentire un poco più grande, un po' più potente. Faceva lavoretti, o ne cercava, fumava tanto e anche questo penso contribuisse a farlo sentire un po' più grande. Aveva un piccolo viso un po' ossuto, e la voce bassa, timida. Con un gruppetto di altri ragazzi bazzicava nella via dove abitavo con i miei genitori, e dove sono cresciuta. Era appena finito il tempo dei giochi, e forse era l'ultima estate in cui si stava "nella via", alla sera; da quella dopo saremmo stati tutti più grandi, con amici diversi, in altri punti della città... Non c'era più il crocchio degli amici di strada (e non c'è mai più stato,nemmeno per le generazioni successive...che dispiacere non sentire più quegli schiamazzi, le risate, il vicino di casa senza figli che tirava secchiate d'acqua, inutilmente , per protestare per il baccano di sera tardi...tardi, per lui era tardi alle 22...)
Natalino mi guardava sempre, ma io in cuor mio avevo già deciso: il fatto che non fosse più andato a scuola dopo la terza media per me era peccato mortale, e poi era arrivato dalla Sardegna da così pochi anni...certo al tempo io sarei stata tra quelli razionalmente "non razzisti" (di sicuro, già allora, e vi posso garantire che non era affare da poco, nella mia cittadina, in Piemonte, una manciata di anni fa...), ma di qui a innamorarmi di un piccolo sardo nerissimo di capelli, scuro di pelle... Però ricordo che notavo con stupore la sua precisione nel parlare: aveva un vocabolario accurato, Natalino, o almeno aveva capito che quella piccolissima carta che aveva nella manica andava giocata...ma non bastava.
Così, un giorno , mentre tornavo da qualche commissione, e approfittando del fatto che mi trovava da sola e non con il solito crocchio, mi arrivò di fianco sul Caballero rombante, lo spense, mi disse "ti posso parlare", e poi, come si usava, mi chiese se volevo essere la sua ragazza. Chissà con che parole gli dissi di no, certo gentili, e lui fu molto signore, non adottò quella strategia che andava tanto in voga a quel tempo, di screditare con falsi resoconti la reputazione della ragazza che si era negata...
Poi appunto l'estate passò, ancora nella via, tra chiacchiere, flirt degli uni con gli altri (non è che le cose mi andassero alla grande, più o meno tendevo a innamorarmi, nel momento sbagliato, di qualcuno che magari poteva anche ricambiarmi, ma sempre o un po' prima, o un po' dopo...oppure anche mai...)
Natalino per me aveva sempre uno sguardo di riguardo, un po' triste, deferente...finita l'estate, il crocchio sparì. Come ho detto prima, l'estate dopo non ci furono più crocchi in quella via, ma nuovi crocchi in altri punti della città... di Natalino solo qualche fugace visione, forse col passare degli anni aveva anche cambiato la moto, ma la sua statura e la sua stazza non erano cambiate molto...e poi, ad un certo punto, erano già passati dei mesi da quando era successo, un amico di quei tempi in bilico tra l'infanzia e l'adolescenza, si stupì che non avevo mai saputo...Natalino era morto, di tumore alla gola. Non so, difficile ricostruire quando, credo che avesse 27 o 28 anni, ma posso anche sbagliare di qualche anno, è tutto così sfumato in un passato indistinto...
Se ripenso a lui rivedo quegli occhi neri e un po' tristi, un giubbetto bianco che si gonfiava quando sfrecciava sul suo cavallo rumoroso e fragile, quel Caballero 50... chissà se qualcuno, oltre me, si ricorda ancora di lui? la sua mamma non l'avevo mai vista, sarà stata una donna minuscola tutta vestita di nero, immagino, ancora prima della morte del figlio...chissà dopo, sarà stata tutta rattrappita in un chiuso, isolano dolore... magari solo io e lei, se c'è ancora, ci ricordiamo di lui...
Così, mi è tornato in mente Natalino, e ho pensato di fare omaggio alla sua vita, ricordandone qui appena un'ombra... perchè la sua vita sarà stata breve e leggera, ma certo molto di più del suo piccolo amore per me, respinto. Chissà se Natalino aveva potuto fiorire? Io spero di sì.



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Racconto scritto il 30/09/2013 - 22:36
Da Irene Fiume
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