Che fine ha fatto l\'amore
C’era una volta l’Amore, e abitava in una casa piccola con il balcone fiorito. Usciva la mattina presto, si sedeva sulle panchine, aspettava negli sguardi che duravano un secondo di troppo. Poi sono arrivati gli schermi.
Oggi l’Amore bussa, ma nessuno apre. Trova la porta chiusa da un profilo con le foto migliori, la bio studiata, gli interessi in comune spuntati come una lista della spesa. Abbiamo trasformato Facebook in un’agenzia matrimoniale: si scorre, si mette “mi piace”, si archivia. Si cerca l’incastro perfetto e si dimentica l’attrito che accende.
L’Amore, disoccupato, vaga tra le chat. Legge “se scatta ci sentiamo” e non capisce. Lui era abituato ai brividi senza notifica, alle mani sudate prima di un “ciao”, al coraggio di chiedere un caffè senza algoritmi di mezzo. Ora lo scambiamo a colpi di reaction, lo misuriamo in compatibilità percentuale, lo mettiamo in pausa se non risponde entro cinque minuti.
Eppure, ogni tanto, qualcuno spegne il telefono. Esce, sbaglia strada, inciampa in un sorriso non taggato. E in quell’istante l’Amore rientra dalla finestra, scalzo, spettinato, senza spunta blu. Si siede di nuovo sulla panchina. Aspetta.
Perché l’Amore non è morto: è solo in attesa di Ritorno, fuori dalla bacheca, dove le persone si guardano davvero.
Sabina Patruno
Racconto scritto il 23/04/2026 - 08:07Voto: | su 0 votanti |
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