Quando il sole, nel terso cielo,
declina il suo sguardo cocente
nel suo dorato seno,
e le verdi foglie tremule,
al lieve sibilo, sussurrano
il loro addio ai nembi che ovattano,
l’estate dai fiori si dissolve
in un respiro di seta grigia,
che, come un sogno che svanisce
al primo chiarore che risveglia,
porta via il suo bagaglio spensierato.
L’aria s’intesse di gocce di ricordi
e promesse in gomitoli da sfilare.
Ogni zefiro porta con sé
il suo aroma lontano tra sospiri
di quei giorni colmi di luce
e risa accese tra colori mai sbiaditi,
mentre il mare, placido tra scogli,
culla memorie ospiti nel cuore.
L’orizzonte arrossisce ancora
in sfumature d’ambra,
dove il giorno cede il passo
ai pennelli della fresca notte,
e i cieli dolcemente si adornano
di stelle tremolanti nell’infinito,
custodi dei segreti d’estate che parte.
Nei giardini ormai quieti,
al canto malinconico dei grilli,
il saggio araldo dell’autunno
carezza i capelli nel suo cammino,
raccontando delle leggere piogge.
È un ritmo eterno di stagioni
nel cerchio del tempo che soffia
rincorse di effimero splendore,
che trasforma e poi svanisce
nel ventaglio dei cicli che svelano
gli occhi degli anni maturi,
alle iridi dei nostri animi sempre verdi.
declina il suo sguardo cocente
nel suo dorato seno,
e le verdi foglie tremule,
al lieve sibilo, sussurrano
il loro addio ai nembi che ovattano,
l’estate dai fiori si dissolve
in un respiro di seta grigia,
che, come un sogno che svanisce
al primo chiarore che risveglia,
porta via il suo bagaglio spensierato.
L’aria s’intesse di gocce di ricordi
e promesse in gomitoli da sfilare.
Ogni zefiro porta con sé
il suo aroma lontano tra sospiri
di quei giorni colmi di luce
e risa accese tra colori mai sbiaditi,
mentre il mare, placido tra scogli,
culla memorie ospiti nel cuore.
L’orizzonte arrossisce ancora
in sfumature d’ambra,
dove il giorno cede il passo
ai pennelli della fresca notte,
e i cieli dolcemente si adornano
di stelle tremolanti nell’infinito,
custodi dei segreti d’estate che parte.
Nei giardini ormai quieti,
al canto malinconico dei grilli,
il saggio araldo dell’autunno
carezza i capelli nel suo cammino,
raccontando delle leggere piogge.
È un ritmo eterno di stagioni
nel cerchio del tempo che soffia
rincorse di effimero splendore,
che trasforma e poi svanisce
nel ventaglio dei cicli che svelano
gli occhi degli anni maturi,
alle iridi dei nostri animi sempre verdi.
Poesia scritta il 17/01/2026 - 19:24Letta n.6 volte.
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