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Dal Vangelo secondo Jonathan (pseudonimo non meglio a’ posteri identificato)

I
Gesù Cristo, che tanto ha dato ai moti studenteschi, in particolare fondando StudentOffice.
Egli era il figlio prediletto del Signore: nacque in una mangiatoia, ed ebbe come nutrice un asinello.
A quei tempi, la contestazione imperversava; e l’Università di Gerusalemme era il cuore della rivoluzione. Ci avrebbe pensato lui, ma partiamo dall’inizio.
Com’è che cominciava? Ah già . . .
All’inizio era il Verbo; poi c’era anche il Padre, che aveva Monica Lewinsky come segretaria, ed Andreotti come consigliere. Berlusconi, poveraccio, s’era dovuto accontentare del ruolo di vice-presidente (si vociferava che avesse sobillato lui Lucifero alla rivolta, dando a Dio del comunista, ma si trattava di una voce non confermata, e difficilmente verificabile, visto che anche lassù i giornali e la tv erano tutti di Berlusca).
Quando nacque, Gesù Cristo era avanti coi tempi: un padre impotente; una madre con l’utero in affitto; un padre-triangolo “donatore”; il Signore come tutore. Non ci si capiva una mazza. Forse da qui, il piccolo prese i propri impulsi verso la pace e l’amore.
Gesù cresceva in forza e grazia: a diciassette anni, era alto un metro e ventidue, e pesava ventotto chili. D’altronde, suo Padre (il Tutore cioè il Signore si intende, Giuseppe era schiattato da mo’) lo iniziava già ad abituare “al peggio”: infatti, non contento dei voti di fine anno in pagella del Figlio prediletto, lo mandava in campeggio estivo nel deserto del Getsemani, riempiendogli lo zaino di merendine che ad insaputa di Gesù trasformava in pietre: lo faceva per mettere alla prova la sua fede.
Vennero quindi gli anni dell’Università; e Gesù si iscrisse con entusiasmo al corso di Ateismo scientifico (contro il parere di suo Padre, che continuava quindi a metterlo “alla prova”).



II
Prese casa in affitto a Gerusalemme con Pietro, un bifolco veneto dall’accento sardo; quindi si aggiunse il discepolo che Gesù amava (lo troveranno strano gli interpreti a venire, che Gesù non ebbe mai ufficialmente una ragazza). Dal terzo anno si aggiunse Maria Maddalena, detta Eva (dagli amici): Pietro non ebbe mai il coraggio di rivelarle i propri sentimenti, anche perché lui puzzava un casino di pesce, e non aveva mai imparato ad usare la lavatrice: a ciò si aggiungeva che i vestiti che usava per andare a pescare erano gli stessi che metteva per andare a lezione. Faceva un poco di ribrezzo, in effetti. Maria, invece, era procace e bella; cercava un buon partito, e quando si accorse che la sinistra in realtà faceva finta, decise di “darsi” all’opposizione.
Gesù non era ben visto dai professori: non amavano, infatti, che si facesse chiamare Maestro così con disinvoltura, specie davanti a loro.
Una volta, Gesù disse nel mezzo del corridoio di facoltà, urlando: <<Io sono uno e trino!>>.
<<Ma che babbacchio significa?>>, chiese il professore di Giudologia quantistica.
<<Boh?>>, rispose quello di Chimica delle lasagne.
Ad un certo punto, Gesù decise che la propria vocazione fosse quella di scacciare i demoni: lo faceva alle feste, specie quando mettevano per ballare le canzoni di Ivana Spagna. La gente, infastidita non poco, scacciava lui. Nel giro di breve, finì per essere scacciato da qualsiasi circolo festaiolo di Gerusalemme; ed è per questa sua emarginazione che creò i centri sociali (sì, nacquero a Gerusalemme).
Ed è da lì, che iniziò la sua predicazione.



III
Partito che era una fossa comune per disagiati e bipolari da rottamare, il centro sociale ebbe un successo inaspettato.
Si chiamava: la Nuova Chiesa.
Ci andava gente di tutte le risme.
Il successo raggiunse l’apice quando iniziò a venirci a suonare gente coi contro-cariocas. All’inizio, infatti, su suggerimento del Signore, Gesù invitava Lindo Ferretti, Bugo; ma erano noiosi. Quindi ebbe la bella pensata: i 99 Posse; facevano infuriare letteralmente la folla quando cantavano O’ salario garantito.
E Gesù teneva i discorsi in pubblico: <<Pensate, fratelli. Chi è quel padre dei mei cariocas, che se vede il figlio piangere per la fame, gli darà delle pietre? [il trauma lo perseguitava, e ogni riferimento era puramente casuale] Se dunque un padre qualsiasi è così buono, pensate a quanto lo potrà essere il Padre Vostro!>>.
<<Io ho perso il lavoro>>, gridava dal fondo un tamarro.
<<Lo spread ci sta ammazzando>>, un altro mentre metteva il sale sulle unghia, preparandosi la colazione.
<<Gesù, io ho perso quattro chili in una settimana. Non ho una mazza da mettere sotto i denti! Manco ai tempi in cui facevo la dieta>>, aggiungeva Pietro, che si era stancato di non potersi permettere una lavatrice.
E per miracolo, Gesù fece cadere la manna dal cielo.
La manna era pane a buon mercato; era insipida, collosa e faceva venire le emorroidi.
Gesù chiese al Padre: <<Papà, ma non era meglio fare piovere vino?? Almeno accussì si azzittivano davvero!>>.
<<Figliolo>>, rispose il Signore <<qui Silvio ha dato una festa, e ha svacantato il mio frigorifero. Ho appena preso la ceraponga fresca fresca, così domani inizio a creare. Per mo’, ingoiate e non scocciate!>>.
E Gesù obbedì contento. La folla un po’ meno: lo caricarono sopra un asino, e lo fecero andar giù per i pendii del Monte Carmelo.



III
Il Signore era sempre più preoccupato della salute mentale del figlio prediletto: iniziava sempre più a stare a contatto coi bambini, chiedendo che venissero continuamente a lui. Infantilismo cronico?
Il Signore decise quindi di metterlo alla prova.
Lo portò per un anno nel deserto.
Mentre Gesù stava nella sua tenda, vide arrivare il diavolo.
<<Guarda mo’. E tu che ci fai qua? Bello rivederti>>.
<<Stavo meglio prima, sinceramente>>, rispose Satana <<ma tuo padre ha insistito così tanto che, alla fine, ho ceduto: abbiamo fatto uno scambio, non so se te lo ha detto: io gli do Cleopatra, lui mi dà Berlusconi>>.
<<A Satà, ma ti conviene?! Una bella figliola, per un hobbit della Val Certosa?>>.
<<Lo so>>, rispose il diavolo <<ma laggiù stanno iniziando a reclamare il digitale terrestre; se so’ rotti il gingillo della Rai>>.
E il diavolo portò Gesù davanti ad un burrone.
Gesù guardò Satana con aria interrogativa: “E mo’ qui che dovrei fare?”.
<<Salta!>>, disse il diavolo.
<<Non ci penso proprio>>, rispose Gesù, che iniziava a fare due passi indietro.
<<Suvvia, Gesù, non dimenticare che sei il mio figlio prediletto. Buttati!>>, aggiunse il Signore sorridendo.
<<Ma papà, saranno ad occhio e croce cento metri!>>, rispose Gesù.
<<Buttati!>>, disse il Signore.
E Gesù non batté più ciglio, e si buttò, vedendo un angelo sotto di lui che apriva le braccia sorridendo per acchiapparlo a volo.
Ma in quella il Signore sbagliò formula: il Verbo non si fece carne, l’angelo scomparve e Gesù si appiattì sulle rocce.
<<Perbacco, questo non era previsto!>>, disse il Signore, facendo l’occhiolino al diavolo, facendogli capire che lui non aveva visto niente.
<<Gesù, come stai? Adesso ti tiro su. Userò quel numero che feci con Adamo>>.
Il Signore soffiò un alito di vita sul corpo di Gesù (ovvero, su quello che ne rimaneva). Ma in quella sbagliò di nuovo, e lo incenerì sul posto.
Ma Satana era andato già via. Non c’era nessuno. Proprio nessuno. Quindi poté ricomporlo in pace.



IV
E Gesù fece ritorno a Gerusalemme.
Anche stavolta, gli toccò passare dal fiume Giordano. Essendo ancora un poco acciaccato, non riuscì a fare il numero della camminata sulle acque, e dovette farsela a nuoto: furono solo duecentoquaranta chilometri.
Al ritorno, entrato in città, gli si parò davanti subito Giuda festante: <<Sorpresa! Per festeggiare il tuo ritorno, ti abbiamo organizzato una cena!>>.
Gesù non aveva manco troppa voglia, e soprattutto era rimasto un po’ perplesso a vedere Giuda, se non altro per avergli notato mentre rideva un vistoso dente d’oro che prima non aveva. Boh? Chissà dove l’avrà preso!
E si riunirono tutti i e tredici a cena. C’era anche la Maddalena che, a forza di fare la difficile, si ritrovò a fidanzarsi con Tommaso che, oltre ad essere diffidente, era pure assai tirchio.
Gesù ordinò del pane. E Pietro tirò un sospiro di sollievo “Fortuna che stavolta non ci rifila la solita manna. C’ho delle emorroidi come delle noci di cocco!”.
E fecero la famosa cena. Pietro, che bevve un po’ troppo, perse lo stipendio di due mesi al casinò di fianco alla bettola dove stavano gli altri. Giuda se ne andò subito, perché aveva visto che molti iniziavano a chiedergli del dente d’oro.
D’un tratto, apparvero due carabinieri: <<Gesù, deve venire con noi! Abbiamo un mandato di cattura>>.
<<Voi non potete farmi nulla. Il Padre mio veglia su di me>>, disse Gesù. Ma proprio in quel momento vide il Padre sorridere. <<Vabbè, ho capito. Vengo con voi>>.
E iniziò il processo a carico di Gesù.



V
Gesù fu portato davanti ai giudici.
C’erano tutti; ma proprio tutti: Robespierre con tanto di parrucca, D’Antona che pensava a risolvere i problemi della disoccupazione, e quel guerrafondaio di Caifa che era un fanatico delle aggravanti e del massimo della pena.
Contro Gesù si erano costituite una madonna di aziende inferocite, in particolare le case farmaceutiche, visto che Gesù era da un po’ che rompeva i cariocas incitando il popolo a non utilizzare i condom. Poi il massimo rappresentante dei siti di incontri clandestini. C’era anche Draghi, ma che voleva solo fargli delle domande, come quella se era possibile conciliare l’austerità mantenendo alti i tassi di interesse.
Gesù entrò in aula: <<Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!>>. E per miracolo, fu subito sepolto da una valanga di pietra pesantissima. <<Iniziamo bene. Alla faccia delle garanzie!>>, disse Gesù. Ma il Padre lo assisteva. E sorrideva.
Gesù chiese che fossero sentiti i testimoni a proprio favore.
Ma la Maddalena era incinta e prossima al parto. Pietro, ancora senza lavatrice, era in condizioni talmente improponibili che gli fu vietato l’ingresso in aula. Tommaso era così diffidente che per principio non gli si poteva credere. Rimaneva soltanto il Padre. Gesù guardò il Signore, che d’un tratto non sorrideva più: <<Vabbè, papà. Ho capito. Farò da solo!>>.
Robespierre domandò: <<Sei tu il re?>>.
<<Macché! Sono talmente povero che faccio concorrenza sleale ai bifolchi>>, disse Gesù.
<<Da quanto sei disoccupato?>>, chiese D’Antona.
<<Io non ho mai lavorato, se non per il Padre mio. O’ salario ce l’ho garantito>>.
<<Allora sei Dio?>>, soggiunse Caifa.
<<Lo dici tu>>, rispose Gesù, facendogli l’occhiolino (ma era un tic nervoso che aveva fin da piccolo, da lì nacque il tragico equivoco).
Il Collegio deliberò: nomade senza fissa dimora, renitente alla leva, rifiutava il concetto di repubblica fondata sul lavoro e, cosa massimamente grave: si credeva una rock star senza avere inciso manco un singolo in vita sua.
E lo condannarono alla crocifissione.
Quando lo condussero fuori dall’aula, Gesù vide per l’ultima volta Pietro, che nel frattempo fuori si era giocato e aveva perso quel poco che ancora gli rimaneva: tre figurine Panini di Gesù con la maglia numero dieci.



VI
E lo crocifissero.
Gesù non vide mai prima il Signore sorridere come stavolta.
In quella, ci fu il finimondo. Il Signore mise le casse a tutto volume, suonarono le sirene dei pompieri, i morti risuscitarono: apparvero anche i Cranberries, suonando l’unico vero loro singolo di successo adatto per l’occasione.
Gesù morì.
Nessuno lo vide resuscitare. Si dice che fece una breve vacanza agli inferi (poco male, visto che tutte le estati gli era toccato il deserto del Getsemani).
Dei suoi discepoli, non si sa molto: le versioni sono discordanti.
Si sa solo che: Pietro riuscì finalmente ad avere in leasing una lavatrice; Maddalena si era accorta di quanto fascino avesse Caifa sotto quella barba, piantando Tommaso che finì per fare il commesso in un distributore di benzina; Giuda, invece, c’è chi giura di averlo visto in giro sorridere, mostrando l’intera arcata superiore dai denti d’oro.
Degli altri poco o nulla. Andarono in giro per il mondo a predicare, lerci, perseguitati, ma sorridenti.




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Racconto scritto il 04/03/2016 - 09:50
Da Giuseppe Centamore
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