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INCROCIO DI SGUARDI

Incrocio Di Sguardi


La calura di maggio tardava ad arrivare, i rumori erano quelli tipici di una festa di paese. Era fuori luogo eppure un tempo lontano quei luoghi conservavano ancora un legame con lui. La finestra si affacciava sulla piazza. La gente si muoveva concitata e le risate dei ragazzi che si rincorrevano risalivano l'aria. Buttò un sguardo all'orologio, la processione sarebbe passata di lì a poco. Per un istante si affacciò alla finestra, quello che vide fu una folla colorata e chiassosa che si riversava per le strade: bambini, a piedi o nei carrozzini che stringevano tra le manine paffute o mingherline, i giocattoli più disparati, coppiette che si tenevano per mano, ambulanti che vendevano palloni e bibite, che si muovevano a stento come inghiottiti dalla folla. Una musica in lontananza risuonava serpeggiando nell'aria.


Era una giornata strana, il sole andava e veniva e all'orizzonte erano assediate nuvole grigie, ma a dispetto del vento, faceva piuttosto caldo. Era parecchio che camminava e ormai la stanchezza cominciava a farsi sentire. Alzò gli occhiali da sole sulla testa e si fermò ad acquistare una bottiglietta d'acqua. Mentre beveva alzò gli occhi, e per un istante le sembrò di scorgere un altro sguardo, quello di un uomo che non ricordava di aver visto mai. Fu solo un attimo, quasi pensò di esserselo immaginato. Si appoggiò al muro, più oltre non poteva andare, la processione ormai stava per passare e dopo avrebbero sparato il fuoco. Anche i rumori si stavano intensificando, la folla cresceva a vista d'occhio. Conosceva la successione a memoria, prima l'ambulante che vendeva i palloni, e già si poteva sentire la gente sui balconi che mormorava, era strano come tutti gli anni le cose non cambiassero mai. Le gente ora stava dicendo “- Ecco, ora arriva sta passando la processione.” ma lei quasi non la sentiva, la sua attenzione era rivolta ad altro. Quella dove vivevano era una realtà troppo grande affinché tutti si conoscessero, ma non era poi così grande. Era difficile conoscere tutte le facce che si scorgevano ed affiancare ad ognuna un nome, ma ogni faccia era come marchiata, la gente del luogo si riconosceva, dal modo in cui si muoveva, dall'espressione degli occhi o dai gesti, ma anche dal modo di vestire, era gente diversa, ma che poteva perfettamente ed indistintamente confondersi, come lei d'altronde, anche lei era “marchiata” anche lei apparteneva a quei luoghi, ma non l'uomo che aveva visto alla finestra e che ora le stava di fronte appoggiato svogliatamente al palazzo al di là della strada: se ne stava a braccia conserte, gli occhiali in mano, una gamba appoggiata distrattamente al portone, un espressione pigra disegnata dentro i begli occhi scuri, dal taglio perfetto. Tutto di lui, dall'immacolata camicia bianca portata sui pantaloni chiari, al maglione giallo portato sulle spalle, faceva intuire che non apparteneva a qui luoghi. Era come una nota stonata, non si accordava per nulla a quei luoghi.


La processione era cominciata, i Simulacri dei santi stavano passando seguiti dalla folla, la gente dai balconi salutava il passaggi delle statue lanciando biglietti colorati, petali di fiori ed altro. Guardava la processione e la folla che si affrettava con distacco, era tutto molto caratteristico, ma non era il suo mondo. Credeva che staccare la spina e tornare dove erano le sue radici gli avrebbe fatto bene, ed invece gli mancava la sua New York, i suoi affari, la giungla di cemento e i ritmi di una metropoli che non dormiva mai, in una parola gli mancava la sua vita frenetica. In mezzo a tutta quella gente che stava correndo per vedere il fuoco si sentiva soffocare. Quasi inconsciamente fece per muoversi nel verso opposto della folla, aveva bisogno di stare lontano da quella calca, ma si fermò perché la sua attenzione fu catturata da una ragazza che stava appoggiata vicino al muro al di là della strada. Era davvero molto carina, vestita in modo sportivo, eppure aveva un'eleganza tutta sua, gli appariva dolce e delicata. Era totalmente diversa dalle donne cui si accompagnava di solito e più giovane, i jeans e il top mettevano in risalto la sua figura slanciata. Aveva i capelli lunghi sulle spalle, un sorriso radioso, nonché due incredibili occhi castani. Era la stessa ragazza che aveva notato dalla finestra, ricordava quegli occhi che per un istante avevano intercettato i suoi, chissà se anche lei se ne era accorta. Seguendo un impulso le si avvicinò, proprio mentre anch'ella attraversava, non avrebbe saputo dire chi aveva visto chi, era stato come un incrocio di sguardi. Gli era difficile approcciarsi ad una ragazza in una lingua diversa dalla sua, ma infondo non servivano molte parole quando i cuori erano in sintonia, e negli occhi di lei vedeva riflesse le sue stesse emozioni.


Il racconto è frutto della fantasia dell'autrice, per cui ogni riferimento a fatti o cose reali è puramente casuale.




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Racconto scritto il 08/04/2016 - 11:46
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.538 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


PIACEVOLE RACCONTO ELOGIABILE NELLA SUA EMOZIONANTE SEQUELA E NEL FASCINO DEL SUO STILE ARTISTICO.
SERENO FINE SETTIMANA.
*****

Rocco Michele LETTINI 08/04/2016 - 21:01

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Affascinante questo emozionante gioco di sguardi! Sintonia di cuori e di menti! Bel racconto!

Patrizia Bortolini 08/04/2016 - 20:13

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