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LA FEDE COME GUIDA: SMARRIMENTO O RICERCA

Il nostro pensiero non è perfetto; tutta la nostra struttura mentale è una prova inconfutabile di questa imperfezione. L’esistenza di conoscenze imprecise, illusorie, erronee, o meglio, l’esistenza stessa del dubbio, fornisce continue dimostrazioni che confermano che cerchiamo l’idea di perfezione, a volte di volerla raggiungere.
La stessa consapevolezza della nostra imperfezione ci prova che noi sappiamo che cos’è un essere perfetto. Come potremmo, allora, noi sostenere di essere perfetti?
L’idea di perfezione è dunque innata in noi: essa è l’idea di DIO che non dobbiamo intendere necessariamente in senso religioso, ma come entità che riassume in sé la perfezione.
Ma questo ragionamento è successivo ad un altro altrettanto importante che Cartesio riprende dalla filosofia di sant’Agostino. Quest’ultimo diceva: “Si fallor sum”, ovvero se sbaglio esisto. Non molto diverso da quanto sostenuto da Cartesio: “Cogito ergo sum”. Se penso dunque esisto.
Quindi, dalla consapevolezza di essere uomini, segue l’altra consapevolezza quella di esseri viventi imperfetti.
Tutto ciò per sostenere che in tutti noi c’è l’esigenza di credere in qualcosa, sicuramente superiore che si identifica con la Perfezione assoluta.
Ciascuno a questa Perfezione associa una identità superiore diversa, per i cattolici è Dio, per altre religioni altri dei, nell’antica Roma e Grecia più dei identificavano diverse Perfezioni.
Dall’esistenza di questo qualcosa di superiore scaturisce la necessità della fede. Ossia l’esigenza di pensare o credere che nella Perfezione ci siano tutte le risposte al nostro modo di essere imperfetti.
Come tali, quindi, siamo bisognosi di aiuto per correggere i nostri errori o per compensare le nostre debolezze.
La fede, dunque, ma ancor di più la fiducia in noi stessi diventano guida sicura per dirigere il nostro modo di vivere, per indicarci la via verso una perfezione che potremo o meno raggiungere in funzione del nostro impegno, della nostra convinzione e della nostra costante determinazione.
A conforto della validità di questa via ci vengono in aiuto le vite dei santi come Francesco, per esempio, o addirittura ancora sant’Agostino, che dopo aver conosciuto il significato più profondo dell’errore, più semplicemente chiamato peccato, hanno saputo trovare la perfezione che li ha premiati riconoscendo in loro doti speciali che nella santità hanno trovato il riconoscimento più alto e definitivo.
Se vogliamo allontanarci dai termini più o meno noti di santità o peccato, dobbiamo, però, convenire che in tutti c’è l’esigenza di percorrere una via che sia rispettosa di se stessi e degli altri, dove l’amore per il prossimo è innanzi tutto l’amore per noi, che diventa qualcosa che dall’interno si propaga verso l’esterno. Ciò per divenire armonia e energia individuale che si propaga, si ingrandisce per divenire universale.
Non è nient’altro che accogliere quel comandamento che afferma, molto semplicemente, che bisogna amare se stessi, prima, se vogliamo amare il prossimo. Quindi, la fede è espressione di amore, di solidarietà, di riconoscimento degli altri come esseri imperfetti e che non devono essere giudicati, ma aiutati.
Allontanarsi da questi principi innati è lo smarrimento dello spirito. Il desiderio di percorrerli e farli propri è la ricerca faticosa, ancorché necessaria di avvicinarsi alla perfezione.
Questo il senso della nostra umanità, debole, imperfetta che non può essere la constatazione del fallimento del nostro essere, ma il punto di partenza per una crescita spirituale e materiale che ci deve accompagnare sempre.
Nel riconoscimento della debolezza individuale prima e universale poi, viene tracciato un altro principio importante:
da soli non potremo salire la china, dovremo essere accompagnati dalla fede e dalla consapevolezza che solo tutti insieme potremo migliorare.
L’autodidatta può percorrere solo un tratto del cammino, poi è necessaria più forza, più energia che può venire solo da altre componenti che insieme giocano un ruolo proattivo.
Ecco, dunque, il senso della comunione delle anime per un unico obiettivo forte, decisivo e condiviso: trovare un comune percorso di vita.
Già due anime in sintonia posso metter a fattor comune più energia per camminare. E quando lo smarrimento cerca di insinuarsi, anche uno sguardo può essere forza viva per rassicurare, per rassicurarsi a vicenda.
Dal particolare al generale, INSIEME, per cogliere il vero senso dell’Universale.



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Racconto scritto il 08/07/2017 - 10:41
Da ALFONSO BORDONARO
Letta n.436 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


lo smarrimento provoca la ricerca. (naturalmente non per tutti) trovo questa disquisizione molto interessante e condivido in parte i tuoi pensieri a riguardo. dico in parte perché la fede al di là di Dio o dei la si possiede o non la si possiede (non è il mio caso)
in qualità di agnostico è una vita che la cerco invano. anch'io ho studiato i personaggi che citi nel testo ma le domande restano senza risposta. ad esempio Giuda, che citi nel titolo è ritenuto il traditore di Gesù e lo individuò col famoso bacio. mi chiedo: perché proprio di notte e dal momento che Gesù era seguito da una turba di 5.000 e più persone era già famoso e conosciuto da tutti. anche sicuramente dal sinedrio e questi lo hanno anche pagato con i famosi 30 denari. beh per me è una storia inventata come la maggior parte delle storie Bibliche. comunque, tanto di cappello a quanto hai
scritto e come lo hai eloquentemente esposto.*****+ Alfonso

enio2 orsuni 09/07/2017 - 14:33

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L'ho detto che sei un filosofo e non ti smentisci. Sempre interessanti le tue dissertazioni. Si può essere più o meno d'accordo, ma io pensi che la collaborazione tra gli uomini può far superare gli ostacoli. Credo che tutti tendiamo alla perfezione, altrimenti non combatteremmo per migliorarci.

Teresa Peluso 08/07/2017 - 17:19

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Un seguitato di saggezza.
Lieto fine settimana.
*****

Rocco Michele LETTINI 08/07/2017 - 15:43

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Molto interessante.Il tema è delicato e complesso a seconda che tu lo veda attraverso una filosofia o l'altra...per quella che seguo io decisamente orientale la nostra imperfezione è relativa.E il problema di un dio non si pone...il divino è già parte dell'uomo che deve solo ritrovare in sé la sua vera natura...

Sabry L. 08/07/2017 - 12:32

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racconto molto interessante noi esseri imperfetti dobbiamo credere abbiamo bisogno di credere in un essere perfetto *****

GIANCARLO "LUPO" POETA DELL 08/07/2017 - 12:15

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Molto profondo e molto vero. La via per la perfezione e amare amare amare e ancora amare...

fabio chiappara 08/07/2017 - 11:59

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