Suggerimenti

     
 

11. Le parole comuni

Il mondo della scuola incoraggiava e forse incoraggia ancora la ricerca della parola difficile o poco usata al posto dell’espressione comune. In passato, più di mezzo secolo fa, gli insegnanti correggevano certe espressioni che, per quanto corrette, non incontravano la loro simpatia e proponevano forme alternative. Ad esempio “il viso della Madonna” veniva corretto nel “volto della Madonna”, “oggi ho fatto arrabbiare la mamma” in “ho fatto inquietare la mamma”, “il babbo mi ha portato al cinema” in “mi ha condotto”, “ho passato le vacanze al mare” in “ho trascorso”, “non ho avuto tempo di far le lezioni” in “di eseguire i compiti”. In questo modo non si è comunque stimolato l’arricchimento del vocabolario in quanto è implicita la ricerca di esprimersi in modo più artificioso. Tali suggerimenti, quindi, non sono stati il più delle volte assimilati dalla coscienza linguistica degli alunni che, da adulti, tendono frequentemente ad utilizzare il parlato.

Eppure sono stati pubblicati volumi di successo di divulgazione linguistica che si sono mossi sulle stesse considerazioni. Vedi un libro in cui l’autore ha proposto la guerra al verbo “fare” proponendo le seguenti soluzioni:

Fare un compito Eseguire un compito
Fare coraggio Infondere coraggio
Fare un mestiere Esercitare un mestiere
Fare un esame Sostenere un esame
Fare le condoglianze Esprimere le condoglianze
Fare attenzione Prestare attenzione
Fare gli auguri Porgere gli auguri
Far colazione Consumare la colazione
Fare un danno Recare un danno


Liste analoghe sono state fatte per verbi generici quali “dire”, “dare”, “prendere”, essere” e “avere”. Ma non si può fare di ogni erba un fascio. Quindi non tutte le forme indicate a destra, nella tabella, sono consigliabili nella scrittura. Suona, infatti, male dire “porgere gli auguri” mentre in qualche altro caso si possono preferire alternative diverse. Le correzioni di mezzo secolo fa rispondono, in modo poco convincente, ad un problema effettivo che è quello di evitare la generalizzazione delle parole. Certamente è consigliabile di evitare le generalizzazioni ma bisogna tener conto delle circostanze della comunicazione e della plasticità della lingua. Se “fare” e “cosa” sono di per sé le parole più generiche è vero che tutte e due si possono impiegare in uno stesso modo di dire, che ha un significato preciso: “fare le cose in grande”. Lo stesso dicasi per altre parole di alta frequenza che, proprio perché impiegate in un largo ventaglio di usi, hanno un significato molto ampio e indeterminato. Quindi, allorché la parola o l’espressione difficile sostituiscono gli equivalenti del linguaggio comune senza aggiungere nulla all’informazione, si è in presenza di scelte linguistiche da disapprovare. La regola della semplicità vale sempre.

 
     


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