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DALL'OMBRA, LA LUCE

Per la terza volta la incrociò davanti al portone del dottore, sempre di lunedì e sempre alla stessa ora. Era certo di averla già vista, prima di quegli incontri, ma non avrebbe saputo dire dove né quando. Forse era anche lei una paziente e aveva l'appuntamento alle quattro, si disse salendo le scale verso lo studio. Terzo piano, di una palazzina, moderna, in quello che era un quartiere centrale della città, senza ascensore. E pensare, che era lì per fare fisioterapia. Ma il volto di quella donna, continuava a tormentarlo. Dove mai l'aveva già vista? Perché era sicuro di averla già conosciuta. Era una sensazione, molto labile, che non riusciva ad afferrare a pieno. Era fisionomista, col suo mestiere, doveva esserlo, e aveva una buona memoria, così come una buona mira, eppure, non riusciva ad accostare quel volto ad un'identità. E se per questo neanche ad un nome, o ad un luogo. Pensarci troppo, non solo era controproducente, ma gli faceva male. Si fermò un attimo, al secondo piano. Doveva riprendere fiato. La spalla gli faceva un male cane, e anche la gamba, cominciava a farsi sentire. Ma rispetto, a mesi fa, quello era quasi un miracolo. I rischi del mestiere, li conosceva bene, ma ancora lo spiazzavano. Chiuse gli occhi, si fece coraggio, e riprese, a salire, più adagio. Il pensiero di lei, ancora lo accompagnava, e sarebbe stato così anche nella mezzora, successiva. In realtà era così, ogni lunedì, da quando l'aveva incontrata la prima volta. Durante la seduta, si lasciava andare alle più svariate fantasie, cercando di indovinare, chi fosse. Ma era fatica sprecata. Aveva anche pensato di cercarla, con il lavoro che faceva, forse non sarebbe stato così impossibile, anche se molto difficile, dal momento che non aveva indizi. Solo uno: passava di lì ogni giorno alla stessa ora. Ma mai l'aveva incrociata per le scale, né mai l'aveva vista nella sala d'aspetto. E questo era un altro pezzo di quello strano puzzle, che proprio non voleva andare a posto. Anche frugare tra i ricordi, era inutile. Dannazione!


Aprì gli occhi di scatto. Il sonno si dissolse in un lampo. Era sudato, e tremava. Scattò a sedere sul letto. La stanza era ancora immersa nel buio, ma non avrebbe acceso la luce. Certe ombre non si dissolvevano, e quella particolare ombra, apparteneva proprio a quella categoria. Si passò una mano nei capelli, con fare nervoso. Perché proprio ora? Era un buon poliziotto. Bravo nel suo mestiere, ma nel suo passato c'era un segreto. Un'ombra. Il ricordo di una persona, che non era riuscito a salvare, una giovane donna, incontrata nei suoi primi anni, in polizia. Chiuse e riaprì gli occhi. Un lampo gli scattò nel cervello. Ecco, perché la donna, incontrata dal medico, gli era famigliare, somigliava in modo sconcertante, a quella ragazza. Ma non era possibile. Sospirò. Nell'ultima indagine, era stato ferito alla gamba, e al braccio, e dopo un intervento, era in riabilitazione. Che lo stress lo stesse facendo impazzire? Doveva vederci chiaro.


Quel lunedì, era in anticipo, di un'ora. Voleva andare in fondo a quella storia, doveva capire se era un allucinazione, o se c'era una spiegazione logica. Sedette al bar, di modo di avere il portone del medico di fronte, e si mise ad aspettare, finché non la vide, uscire dal portone accanto. Salutò una persona, percorse velocemente, la strada, e poi sparì alla vista. Si alzò, e attraversò. Ma sapeva già che per tutto il tempo avrebbe pensato a lei, e a cosa fare.


Una settimana di indagini, l'aveva portato a scoprire, che quella donna, aveva una figlia, che all'epoca aveva dodici anni. E i conti tornavano. Cosa doveva fare ora? Forse nulla, ma quella donna, lo incuriosiva, e forse, chissà, conoscendola, parlandole, avrebbe trovato il modo di riconciliarsi col passato. Ma era rischioso. Intanto, s'incamminò verso lo studio del medico, sovrappensiero.
<<Mi scusi. Non l'ho vista!>> Disse la donna.
<<Mi scusi lei. Pensavo ad altro.>> Si erano scontrati.
<<Non si preoccupi. >> La donna stava per andare via, e lui sentì di doverla fermare.
<<Posso offrirle un caffè, per farmi perdonare?>> Lei, lo guardò, un po' sospettosa, ma poi sorrise.
<<Perché no.>> E insieme s'incamminarono verso il bar.


Ormai, aspettava il lunedì con ansia, e non certo per la seduta di fisioterapia, ma perché lei era entrata nella sua vita. Le aveva raccontato la verità al loro terzo incontro, il rischio di perderla era stato alto, ma lui se ne era già innamorato, e sapeva che non avrebbe potuto mentirle.
Ma non era stato, così. E quel doloroso passato, che per uno strano gioco del destino, avevano in comune, almeno in parte, era divenuto, il solido mattone sul quale costruire il loro futuro, perché a volte, anche dalle ombre, può scaturire un po' di luce.




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Opera scritta il 30/01/2019 - 19:43
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.1970 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Mi sa che è proprio bella la tua storia e buono il tuo stile

Ernesto D'Onise 24/02/2019 - 20:21

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Bel racconto, ottima narrazione!

Sildom Minunni 31/01/2019 - 18:54

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Bel racconto, ottima narrazione!

Sildom Minunni 31/01/2019 - 18:53

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Bel racconto con patos quanto basta. Scorrevole ed accattivante. Complimenti.

Teresa Peluso 31/01/2019 - 01:49

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Hai avuto un'idea originale, la storia scorre nel tuo stile fluido, con un finale rappacificante col passato...
Brava, un caro saluto

Grazia Giuliani 30/01/2019 - 22:24

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ben congegnato seguendo un incipit certamente stimolante ed aperto a varie soluzioni. A volte ci inventiamo storie che poi nella realtà succedono.
Hai predisposizione per la narrazione.

Adriano Martini 30/01/2019 - 21:48

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