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UN KILLER VENUTO DAL FUTURO (Il Triangolo Verde) - seconda parte

Seconda Parte -
Pietro però non si rese conto del circolo vizioso che aveva già fatto partire con Luca, in una sorta di -Triangolo Verde- perchè i ragazzi trovarono in Pietro una “curiosa” fonte di guadagno al fine di comprare più Cannabis per rivederla e arricchirsene sempre di più, così da peggiorare non solo la propria condizione sociale, ma anche lo stato psicologico dei ragazzini con la quale usciva, che crescevano sempre più con valori del tutto sbagliati – oltre il traffico, adesso la prostituzione. I primi o meglio, i secondi, furono Samu assieme al calciatore Al, in macchina. Poi toccò a Fede, nel salotto della sua residenza, mentre gli altri attendevano in cucina, preparando la cena. Fino a un certo punto, si stabilì un certo “equilibrio” fra loro, così che Pietro non poté rinunciare non solo ai suoi bisogni, perlopiù sociali, ma anche ai suoi “capricci”, mentre i ragazzini si poterono mettere da parte un po' di soldi, ma a insaputa di Pietro – per acquistare erba! E la voce si sparse, si sparse sempre più e alla velocità di una Luce che Pietro vide sempre più lontana.
Arrivò il giorno del grande acquisto: 3 quarti di chilo d'erba per il 18esimo di Samu, a fine marzo, più precisamente sabato 27! Sarebbe diventato maggiorenne e non potevano mancare i festeggiamenti. Che buffo, pensò Pietro, al giorno del suo 18esimo, come ogni giorno, andò a scuola, e festeggiò solo la sua maggiore età coi suoi nonni a cena, e prima ancora con l'amica Hanna – mentre i suoi “amici” si preoccupavano più per la patente che avrebbe dovuto fare da lì a breve. “Che strani questi -occidentali-” si disse Pietro, “fanno di tutto per auto-distruggersi. A questi manca davvero il Sol!”. Andarono quindi di Persona a ritirare la merce ad Albusciago, da questo Monsieur Le Vent, partendo dalla casa di Fede e facendosi accompagnare logicamente da Pietro, non proprio dell'umore adatto a conoscere questo... delinquente? “Non mi va di conoscere questo personaggio!” confessò Pietro ai ragazzi, mentre saliva sù per i paesini. “Vai tranquillo, Pietro, è un tipo a posto – tu studiavi musica, vero? Sai, lui è pure un produttore!” rassicurò Samu. “Un -lavoretto- porta l'altro!” borbottò Pietro, per poi concludere mentre erano giunti a destinazione: “Allora voi ritirate Quello che dovete ritirare, io però aspetto in macchina – non ne voglio sapere niente di quello che acquistate e di questo le Vònt, sbrigatevela e andiamocene da qui al più presto, ok?!”. Così i ragazzi uscirono ed entrarono nell'abitazione di questo personaggio: “Certo che ha proprio un bel nascondiglio il nostro le Vònt!” sventolando la manina morta, si disse da solo Pietro mentre aspettava i ragazzi, “ammirando” la vecchia abitazione che passava certamente inosservata agli occhi della gente comune, perchè dai giri che aveva, Pietro si sarebbe aspettato Fort-Knox, o chissà quale immensa residenza. E invece no – una delle tante vecchie case di periferia, coi “giardini di una volta”, che non dava certo nell'occhio. E quasi gli piaceva! “Eh, 'sti ragazzi, come si parano il culo. Chissà dove voglio arrivare, così”. Ad un certo punto Fede ritornò indietro da Pietro: “Va che a Le Vent non piace far attendere i suoi clienti in macchina.” - “Digli a questo Le Vent che non sono il Suo cliente e che sto benissimo dove sono.” rispose Pietro, con pungente ironia. La seconda volta arrivò Monsieur Le Vent in Persona, classico figlio di papà – oltre che di... per “richiamarlo all'ordine”: “Allora tu devi essere il famoso Pietro.” - “E tu devi essere il famoso Le Vent.” ribatté Pietro. “Mi hanno parlato molto di te, Pietro” sorrise il ragazzo, facendogli l'occhiolino. “Strano, di te non mi hanno mai parlato!” ribatté nuovamente Pietro, a tono. “Sei sicuro di non voler salir su da me? Qui fa ancora molto freddo!” invitò Le Vent. “Sì, specie se esci di caso scalzo!” - “Oh, è vero! E' un'abitudine – sai cosa si dice delle abitudini?” - “Sì, che son le ultime a morire.” - “Vedo che non ti sfugge niente, eh?” - “Proprio così!” - “Comunque so che le tue abitudini non sono poi così lontane dalle mie, vero?” Ecco che lo sapeva! “Caro, ti hanno informato male!” improvvisò Pietro, nel panico più totale. “Questo sarà tutto da vedere.” sfidò il ragazzo, che gli sorrise nuovamente allungandogli la mano, e che Pietro gli diede per educazione ma girandosi dall'altra parte, contrariato. Per evitare ulteriori botta-e-risposta, Pietro si arrese ed entrarono in casa di questo ragazzo che sembrava la fotocopia esatta di un giovane Tom Jones, con quella faccia da birichino – ma pur sempre impostata...
Erano già dentro i 3 ragazzi, scalzi, che ravanavano sotto permesso il guardaroba di questo Le Vent, stracolmo di capi e calzature firmate, “certamente rubati!” commentò a loro Pietro, fingendosi ironico. Continuavano a fotografare qualsiasi cosa trovassero non solo negli armadi, ma anche sopra i mobili, tavolini, e perfino quelle teste di cervo, cinghiali e lucci appesi al muro. Un tana, o come pensò subito Pietro, fantasticando – la casa dei dolci di Hansel e Gretel, perfetta per incantare ragazzini e novelli spacciatori. Per tutta sera, Pietro non fece altro che fare smorfie, alzare gl'occhi e sbuffare in segno di impazienza, oltre al fatto di essere completamente scocciato non solo dall'illusa felicità dei suoi giovani compagni, ma anche dai discorsi di Quel criminale che continuava a fare per lasciarli persuadere, in argomenti riguardanti il traffico di Cannabis e l'importante ruolo nel sistema capitalista. Per certi versi Pietro si comportava come Howard Cunningham di Happy Days, il padre rigoroso e nel contempo bizzarro che veniva immischiato nelle problematiche e dis-avventure adolescenziali, spesso richiamate dalla Legge, come le corse automobilistiche notturne, per colpa dei ragazzi protagonisti che si cacciavano sempre nei guai. Ecco, così era lo stesso per Pietro: non doveva essere lì con loro, perchè fuori-luogo, ma ci stava comunque, perchè la tutela in Quel momento era sua, e seguendoli – veniva messo nei guai, rischiando, da maggiorenne, il doppio.
Acquistarono la merce che aveva concordato e ritornarono a casa di Fede. Da lì iniziarono subito la divisione del barattolo verde (dove appunto era contenuta l'erba) in tante “storie” o “mutande” da consegnare agli invitati che l'avrebbero richiesta. Quel barattolo di miele che Federico conservava nascosto nel suo scantinato, valeva veramente una fortuna, sapendo fra l'altro che una buona parte sarebbe stata rivenduta ai ragazzi più giovani, ad un prezzo molto più alto di quello di “listino”, così in un momento di -loro- sballamento, Pietro decise di prendersi la -sua- fetta o meglio, “storia”, da rivenderne ai ragazzini di altre città, come quella dove risiedeva, Legnano, prendendo appieno il Loro esempio, magari non a scuola ma la sera per le vie del centro o più sicuramente nei giardinetti, giusto per ripagarsi almeno le spese del trasporto di tutti i passaggi concessi a Loro, così come ai Loro amici – Amici di Amici – in cambio certo della loro (falsa!) Amicizia. Ma presto accantonò questa “scusa” per ben altro che gli balenò subito in mente. E ci entrò in pieno in questo vortice del Triangolo il povero Pietro che, seppur inconsciamente e senza cattive intenzioni, lo espanse a dismisura, sempre come compromesso di nuove “Amicizie”, perdendone irrimediabilmente il controllo. Ora era diventato Anche lui uno spacciatore – catalogato come illegale – rivendendo l'erba “rubata” non tanto per soldi, perchè la rivendeva a poco, ma per il suo feticcio – la sua Passione. Quello che faceva, con in mezzo l'erba e i soldi, era doppiamente illegale, per il fatto che la richiesta principale era un'altra – ma lui altro non voleva che far accedere ai ragazzi ad Altri “piaceri”, ricercando il -Buono- in Loro, come Speranza, per far chiudere in Bene questo Triangolo. Più piacevoli, più rilassanti, come lo era il massaggio dei piedi, di dietro nella propria macchina, oppure in casa degli stessi ragazzi che conosceva “Strada Facendo”, nei momenti più “morti”, quando erano sicuri di trovarsi... soli. Tutto questo in buona Fede, facendosi nuove Amicizie e tentando poco a poco di tenerli lontani dai brutti giri. Facile fare del bene dove lo si possa fare facilmente – Pietro però era costretto ad inserirsi in un mondo che non era proprio il suo, quello dei ragazzi d'oggi, e l'unico modo sarebbe stato l'ausilio del miglior mezzo di scambio o vendita: l'erba. Doveva andare sul sicuro, certo non poteva aspettarsi senza di essa in mano un miracolo come successo l'anno prima nel Gargano. Come gli confessò Samu più volte, con Questa si può andare ovunque – e lui, ovunque, andò! Escludendo subito Gallarate, pensò bene di incontrare nuovi ragazzi a Legnano, città dove risiedeva, prendendo di mira con chi più era fissato: i calciatori, tenendoli d'occhio e cercando di studiarne le abitudini seguendoli dai campi da gioco fino ai giardinetti sia del centro che della periferia, memorizzandone bene gli spostamenti con i giorni di allenamento. Dato che il 90% dei ragazzi frequentava il calcio, poteva avere solo l'imbarazzo della scelta, scegliendo bene quelli dall'ossatura più forte, ben marcati – i menosi – coloro che li sentiva bestemmiare, in campo o su strada, con gli Amici o col primo che capitasse. Che frequentassero oltre il calcio e i giri del verde, anche le discoteche e i locali “in”. “Tu vedi 'sti stronzi”, si ripeteva Pietro, domandandosi il Perchè ma soprattutto Come potessero avere così tanti “Amici” quando valevano 0, se non per il loro fisico, forse l'unica cosa su cui i ragazzi d'oggi potessero veramente contare. Certo, neanche il più duro avrebbe potuto tirarsi indietro per quello che Pietro aveva da offrire – pur venendo dal Nulla – e in cambio di poco, pochissimo se ci si pensasse sopra. E così, fra tutti i “prescelti”, ecco che Pietro puntò subito sul più duro: Giacomo, prossimo al calcio professionista, già fidanzato e tutto, e un disastro a scuola. Conobbe lui perchè sapeva, essendo il “capo-branco”, che da lì a poco avrebbe conosciuto tutti della sua compagnia. Giocava nell'Uboldo e abitava a Busto Garolfo, frequentando il Facchinetti di Castellanza, e girava la sera per i giardinetti sia del centro che della periferia di Legnano – parco compreso. E proprio al parco, nel cuore della Notte, una sera ancora fredda di marzo, fra le ombre degli alberi e cespugli ancora in fiore e qualche leprotto o scoiattolo già uscito dal letargo che attraversava i sentieri bui e sterrati, ecco che Pietro, dopo tante serate di inseguimenti, decise che era giunto il momento di Conoscerlo, aspettando che abbandonasse il gruppetto di amici e si dirigesse al parcheggio dove teneva il motorino, scavalcando la lunga ringhiera che separava il parco ormai chiuso dalla pista pedonale che portava al parcheggio della piazza mercato. I discorsi di Pietro agli sConosciuti erano semplici. “Ehi, ehi! Ciao, io sono Pietro.” - “Ciao, vuoi qualcosa?” rispose Giacomo, con tono diffidente. “No io no, ma tu forse sì!” esclamò Pietro, sorridendo. “Guarda qui!” facendogli vedere le “mutande”. “Hai sbagliato ragazzo, io non fumo!” Ma Pietro, senza apparire cattivo, lo interrogò: “Ma come, non stavi fumando prima al parco coi tuoi amici? Così come ai giardinetti dietro il centro, alle Barbara Melzi, oppure fuori dal campo dell'Uboldese, vicino al baretto, dove ci stanno le panchine? E adesso, tu, non sai un po' d'erba? Non dirmi che è quella del parco – perchè non l'hanno ancora tagliato!” Sorrise, scusandosi subito per non spaventarlo: “Tranquillo, non sono dell'antidroga, comunque. Non sono nessuno!” - “E cosa vuoi?” - “La tua Amicizia. Oh – per queste? Facciamo 2 euro, come prezzo simbolico?” - “Mi stai prendendo in giro?” domandò Giacomo, sorpreso. “Oh, no no! 2 euro, perchè tu sei un calciatore vero? Tu hai un qualcosa di molto più importante di questi grammi d'erba – qualcosa che pochissimi calciatori tengono veramente conto!” fissando terra, facendo guardare in basso anche Giacomo. Così gli prese la mano destra per dargli le “storie”, suggerendogli – nel mentre – di iniziare a fumarle, per poi mettergli nel taschino della giacchetta che indossava, una banconota da 20, dirigendosi entrambi alla macchina che Pietro aveva parcheggiato poco più avanti.
Erano a casa di Al quando un suo fidato “amico”, insomma per rimanere in tema, un lecca-piedi, uno dei tanti adulatori che Al si portava dietro per esorcizzare la Solitudine, si complimentò con Pietro, rovinandogli una magnifica depressione – la noia che lo opprimeva nelle domeniche inutili e in compagnia di gente Sbagliata, rivelando ad alta voce una “bellissima” notizia: “E bravo il Nostro Pietro, mi è giunta proprio ora la notizia che hai fatto colpo a le Vent!” - “Chi, io?!” - “Sì, sì proprio tu! E mi ha detto che vuole passare una serata con Te!” esclamò sorridente, facendo meravigliare tutti. Pietro, scazzato, alzò le sopracciglia confessando, con quell'ironia all'inglese: “Grazie, non è il mio tipo.” Silenzio tombale. Così l'amico di Al proseguì: “Ma che dici? Le Vent è stato molto impressionato da Te! Non capita due volte di essere invitato da Lui, capisci?” - Le solite smorfie alla Howard Cunningham, per poi girarsi e chiedere ai “Tre Iniziati” sorridente: “Qualcuno vuole andare al posto mio?!” Così che Al si alzò dal divano per raggiungerlo agli sgabelli del baretto posto dietro ad esso, prima della sala da pranzo. “Senti Pietro, le Vent è un ragazzo molto importante per Tutti noi. Lui non è solo il miglior importatore d'erba della provincia, ma figlio di un noto produttore discografico, e lui stesso ha investito soldi per realizzazioni di famosi videoclip di ragazzi che poi son diventati affermati artisti – non puoi rinunciare a questo appuntamento, lo devi a tutti noi, alla Nostra Amicizia!” E alla parola -Amicizia- Pietro tirò su lo sguardo in fissa al tè al limone che si stava sorseggiando per puntare quello di Al. Ora il suo stato d'animo era tutt'altro che bizzarro – sarebbe stato da dire infuocato, ma sorrise di nuovo. Certo, si sarà domandato fra sé e sé se Al conoscesse il significato di Amicizia, ma sdrammatizzò quel “rimprovero” di un minorenne nei suoi confronti con una altrettanta bizzarra richiesta: “Perchè ora non te ne ritorni sul divano, ti siedi comodo mettendo i tuoi bei piedini sul tavolino in radica di noce, e non ti fai massaggiare i piedi dal tuo schiavetto qui di fianco?” - “Cosa?” si sorprese Al. “Lui penserà ai tuoi piedi. Io invece penserò a quelli di le Vent (citandolo sempre a “mò di chef”!) quando verrò invitato. Io penso solo che sia un po' feticista come me: dico io, andare in giro e venirmi a prendere per strada letteralmente scalzo, farci togliere le scarpe nella sua maison, e cosa veramente vergognosa, parlarci mettendoci in mostra le sue piante belle pulite – si fa per dire – mentre siede dietro la sua scrivania da chissà quante migliaia di euro. Lasciatemelo a me!” ordinò Pietro, facendo sorridere tutti i ragazzi. Poi si girò per finire il suo bel tè alzando gli occhi al cielo, perchè tutto era tranne che felice. Pietro in verità era stufo, deluso per il fatto che i ragazzini lì presenti non capivano affatto la realtà che gli circondava, quella che erano costretti a vivere, inconsciamente. Ormai tutto sembrava fuori dalla sua vita, dalla sua generazione – lontana anni luce da quella attuale. Doveva chiudere, ormai si era fatto conoscere da molti per quello che era e soprattutto per quello che faceva. Loro, i ragazzi di provincia, quelli della sua città attuale – e perfino lo spacciatore number 1 della zona. Pietro era sulla bocca di tutti. Aveva qualche numero di telefono memorizzato quando era arrivato, ora invece un qualcosa come 350 contatti e per la maggior parte del tempo riceveva richieste, messaggi, inviti, appuntamenti – un'organizzazione esistenziale! Ciò portò a molti disagi per niente trascurabili sul lavoro, per non parlare delle notti insonne, le ansie e i malesseri in generale. Pietro era un ex-solitario che voleva ritornare solo, sfuggito al male e ritrattenuto da esso. Doveva far qualcosa, qualcosa di più simile a quel sogno che poi diventò un fatto di cronaca – nera. Se era riuscito a “sistemare” quei 3 sconosciuti, poteva combinare un Qualcosa per i 3 suoi amici, ma li aveva troppo a cuore! Così pensò, dato l'appuntamento, di sistemare la questione “verde” dirrettamente dalla – Fonte – incominciando appunto con Monsieur le Vent, la settimana stessa, per poi sbarazzarsi velocemente di tutti gli altri, come nei “10 Piccoli Indiani”. Finì il suo tè rigorosamente al limone per poi dirigersi davanti al divano, e con un “Permetti”, scansò “l'amico” di Al e si scusò dicendo: “Ora tocca me!”, per poi continuare con Samu, anche se non voleva. Ma era il miglior Amico di Al che appunto lo convinse: “Fattelo fare anche tu, dai!”. Ancora una volta, era Pietro a dare – e cambiare – le carte in tavola.
Per assicurarsi di ricordare il sogno “profetico”, la mattina dell'appuntamento – sempre di venerdì – puntò la sveglia 20 minuti prima del solito orario, ossia delle 6 e 10, di modo da riaddormentarsi e poter realizzare -l'omicidio- ricordandosi perfettamente del sogno una volta sveglio. Si sa che in genere ci si ricorda solo degli ultimi sogni, ma perchè il sogno diventasse – Lucido – facendolo da padrone e avendone pienamente Coscienza, doveva potersi svegliare qualche minuto prima del solito per poi riaddormentarsi subito, di modo da unire in una sorta di “simbiosi” il conscio con l'inconscio. Così aveva letto in un libro esoterico e così lo praticò, riuscendoci perfettamente: dopo essersi trovato accidentalmente in una festa in costume della Berlino anni 30, sotto le note di “Just a Gigolo”, cambiò subito scenario catapultandosi direttamente a casa di le Vent. Lo spacciatore, cioè l'importatore, non gli aveva fatto sapere ancora niente dell'invito a casa, e forse era anche meglio per poi non dare sospetti sull'omicidio, dato che la stima che aveva Pietro nei suoi confronti era... nulla. Le Vent era seduto nel tavolo del cucinotto, dove scriveva al pc portatile, parlando al telefono e finendo di mangiare, contemporaneamente. Pietro in salotto. Certo, poteva sbarazzarsi subito di lui, avvicinandosi di soppiatto e cogliendolo di sorpresa alle spalle, ma preferì prima divertirsi – a modo suo. Senza far rumore, spostò uno sgabello posto in un angolo della stanza dinanzi al divanetto. Era il suo segnale. Quasi al 100% si sarebbe seduto appoggiandosi i piedi sopra di esso, senza pensare come vi sia finito lì davanti. Per completare l'effetto ci posò sopra un cuscino del divano. Fortuna quella sera non aveva ospiti, ne acquirenti. Pietro poi si tolse scarpe e calze lasciandole fuori dalla porta di casa sullo zerbino nel verso dell'entrata, poi ritornò subito dentro. Accese la Tv e si nascose dietro la tenda. Le Vent, che parlava al telefono, si trasferì in salotto per spegnerla senza domandarsi ne sorprendersi dell'improvvisa accensione del televisore – capita, ma lui era chiaramente fatto, perchè non si accorse neanche dello sgabello spostato davanti al divanetto, prendendolo dentro tra l'altro! Pietro ripeté nuovamente lo scherzo della televisione, così le Vente si spostò definitivamente in salotto, abbassandone il volume col telecomando lasciato sul cuscino sopra lo sgabello (ma prima di ritornarne in cucina stava sopra il mobiletto da parte al divano, dove l'aveva lasciato – e così anche Pietro la prima volta!). E mentre continuava a trattare, si sedette e allungo il piede destro per avvicinare lo sgabello e appoggiarci i piedi: come volevasi dimostrare! I ragazzi son così prevedibili, pensò Pietro, alzando sì gli occhi, ma godendosi il momento. Altro che un appuntamento – così si doveva piegare per chissà far cosa! Glieli avrebbe fatti leccare, sporchi come erano, e a pelle, si sarebbe fatto dominare, perchè chiaramente per la posizione cui si trovava quel “pezzo grosso”, si trattava certamente di un -Master-! Allora gli inviò un messaggio anonimo dal telefonino, dicendo di aprire che era alla porta. Essendo in chiamata, non lo lesse subito, ma quando lo fece, si tirò su e andò alla porta. Il messaggio era vago come la situazione: “Metti per terra le tue belle piante e vieni alla porta a ritirare il mio regalo per te!”. Non capì, ovviamente. L'aprì non trovandoci nessuno di fronte a sé, ma chinando il capo vide il paio di scarpe che riconobbe dopo qualche esitazione: “Pietro?” - “Esattamente!” si girò bruscamente ritrovandosi in pancia un coltello da cucina. Un filo di sangue, come un rubinetto chiuso male, gli uscì dalla bocca, macchiando il parquet di rosso – così come le piante di Pietro che, calpestandolo, poi fecero macchiare tutto il pavimento del salotto, lasciando vivamente le proprie impronte. Lo rimise sul divano nella sua posizione preferita e, dato anche lo scadere del tempo, pensò fosse giusta cosa bruciare la casa per eliminare ogni impronta lasciata con la canna che le Vent stava consumando, finendogli di massaggiargli i piedi in mezzo alle fiamme e risvegliandosi subito al suono della sveglia. Erano le 6 e 10 del 26 marzo.


Fine Seconda Parte.




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Opera scritta il 06/07/2019 - 18:16
Da Andrea Buggin
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