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Come divenni prof - prima parte

Selezionato alla XLIII edizione del Premio Teramo


Prima parte


Anna entrò trepitando nella camera del figlio. Si avvicinò al computer e lo accese. Si collegò ad internet. Sapeva come fare ma le tremavano le mani. Non che fosse esperta di computer ma sapeva usarlo, del resto aveva partecipato al corso organizzato dal supermercato dove lavorava; avevano bisogno di qualcuno che fosse in grado di usarlo e la avevano scelta anche se senza tanta convinzione. Non godeva di una grande stima al lavoro, pensavano tutti che pensasse troppo, per essere una semplice commessa.
Digitò tremando le parole nel motore di ricerca: “Ministero della Pubblica istruzione”; Viviana, una sua vicina di casa con la quale era diventata amica a forza di scambiarsi ricette le aveva detto del concorso per insegnante e invitata a provarci “Ma tu non sei geometra?” “Provaci che te ne frega...” .
Fece clic su CONCORSO INSEGNANTI e cominciò a sfogliare le categorie; “si sarà sbagliata … non possono bandire un concorso per gli anziani come me” si meravigliò di aver pensato a se stessa come ad un’anziana… dopo tutto aveva 44anni e si riteneva una donna piacevole se non bella. Certo, il lavoro al supermercato, il marito da accudire e il figlio sedicenne non avevano aiutato la sua bellezza ma anziana non lo era, anche il ministero non la riteneva anziana… forse.
Ad un tratto si rese conto che era arrivata nella sua categoria, il cuore le batteva forte ma non era sicura che ci fosse un errore? Allora perché questo batticuore? “Diplomata NON DOPO l’a.s. 1989/90”? Rilesse la frase tre volte prima di capirla. “Non dopo”? . Quindi prima.
Ma lei quando si era diplomata? Le sembrò di non ricordare più nulla. Cercò di ricordare ma il cuore andava da un’altra parte. 1987? Si sono sicura era il 1987.
Gli anni le passarono veloci davanti agli occhi annebbiati dall’emozione: gli esami di stato, era una ragazza studiosa, una promessa, i genitori che la vollero al lavoro subito “per dare una mano…” un bel ragazzo che le rubò il cuore, il matrimonio, “troppo presto..” le dicevano le amiche, il figlio la sua grande gioia ma che ora, già grande, la allontanava.
Tentò di concentrarsi e lesse “TECNICO DI LABORATORIO DI TOPOGRAFIA E COSTRUZIONI” . Tecnico? Di laboratorio? Ma allora era vero. Poteva partecipare.
L’emozione la costrinse a rileggere più volte la procedura per l’iscrizione al concorso ma alla fine riuscì a capire che doveva andare in una scuola a iscriversi per poi fare una procedura che avrebbe visto quando sarebbe stata l’ora . Un passo alla volta, si disse. E tornò alle faccende di casa.
Non ne avrebbe parlato con nessuno, neanche al marito, per il momento almeno, non voleva fare brutta figura… era sicura che lui ne avrebbe riso… rideva sempre quando tornava a casa con dei libri da leggere… riteneva che fosse tempo perso, sottratto alle faccende di casa come è giusto che facciano le madri di famiglia… lei questo era e non altro… NO lei era anche altro, era una persona intelligente e sensibile e meritava di meglio. Avrebbe lottato per averlo, questo “meglio” e il concorso era la strada giusta che le si apriva davanti. Avrebbe studiato e vinto. Doveva farcela.


La mattina seguente fece finta di niente, si alzò come sempre, preparò le colazioni come sempre e si mise a rassettare come sempre ma quando gli uomini uscirono andò in bagno, si lavò, si truccò… non lo faceva mai di mattina e le sembrò strano, si mise un abito semplice ma elegante ed uscì.
Decise di andare in una scuola non vicino casa per non farsi vedere da qualche conoscente, tutti sapevano che lei aveva un figlio grande e nessun motivo per andare in una scuola, prima di entrare cercò di darsi un contegno… non voleva apparire emozionata ed incerta, si recò verso il primo bidello che vide e chiese della segreteria. “Deve fare la domanda per il concorsone?” le chiese.
“Cavolo si vede cosi tanto?” pensò e rispose “Si grazie”. “Da quella parte” indicò il bidello.
L’impiegata le fece un sorriso di circostanza e indovinò il motivo che l’aveva portata lì; fu cortese ed efficiente come per dimostrare che conosceva bene il suo lavoro, al contrario di Anna che invece non lo conosceva, ma anche annoiata perché ne aveva preparate tante di domande e lei non aveva dunque speranza. Alla fine Anna uscì con una serie di istruzioni e registrazioni da fare al suo computer ma, si disse, stava andando avanti.
Tornò a casa e accese subito il computer, si collegò al sito del ministero, vedere la scritta MIUR la fece ancora tremare dall’emozione, inserì tremando i codici che le avevano dato a scuola e si registrò. Poi passò a compilare la domanda per il concorso, dichiarò che si era diplomata , il voto l’anno ecc. e ripensò al suo esame, al professore che la esaminava, ricordò le domande che le aveva fatto e la sua sicurezza nel rispondere; scelse la lingua straniera, “come la lingua straniera?” pensò “ai miei tempi i professori non sapevano l’italiano e io devo sapere l’inglese?” per fortuna che da ragazza aveva lavorato un’estate intera a Malta da un’amica che aveva un ristorante e aveva imparato l’inglese bene tanto che al supermercato era stata scelta per il corso di computer “tanto è tutto inglese, lo sai già…” le avevano detto con l’aria di farle perdere tempo in una cosa inutile “In direzione non capiscono nulla … che ce ne facciamo del computer… mica è capace di affettare il salame…”. Questa cosa, però, lei non l’aveva creduta, aveva studiato informatica e rinnovato l’inglese “prima o poi tutto mi potrebbe servire” si era detta… e adesso… sarebbe stata la sua arma vincente. Terminata la procedura si mise in fretta a riassettare casa, non voleva farsi scoprire, lo avrebbe scelto lei il momento di dirlo a suo marito e poi doveva andare al lavoro.


Aspettò con ansia di veder comparire, per la propria spesa giornaliera, Viviana la sua amica cuoca, che, appena la vide, le si avvicinò e la invitò al bancone facendo finta di parlare di lavoro. “Allora Anna come va? Ti sei decisa a partecipare?” “Si, mi sono iscritta questa mattina ma ho guardato il programma di studi… non ce la farò mai…” “Ma che dici? Sei brava, devi studiare e vedrai che ce la farai” “Hai parlato con quella signora del corso?” “Si, ti ho scritto l’indirizzo su questo biglietto, devi andare domani sera alle 7 , ti aspetta, ci ho parlato io, vedrai che è una brava persona…” “Grazie.. adesso vado … grazie ciao..”.


A questo punto non poteva più tacere, doveva dirlo al marito, non poteva certo raccontare una storia, se ne sarebbe accorto perché lei non sapeva dire bugie e poi non le avrebbe più creduta;
“domani sera esco..” disse ad un certo punto quando pensava di trovarlo tranquillo “Ah si? E dove vai?” “Da un’amica… per un corso…” “Un corso? Un altro? Ma perché non stai mai a casa a vedere la televisione come tutte le mogli…un corso di cosa?” “Mi sono iscritta… al concorso per insegnanti… sai il concorsone della scuola? Ne ha parlato anche il telegiornale” “Il concorso per insegnanti? Ma tu non sei laureata non puoi insegnare..” “Invece si! Ci sono dei posti da insegnante ai geometri… tecnico di laboratorio di topografia…” “Ma perché vuoi insegnare? Hai già un buon lavoro… che ti manca? Perché non pensi alla casa invece di fantasticare sempre?” “Mi piacerebbe anche a me fare qualcosa di impegnativo… non voglio passare la vita in un negozio senza provare a migliorare” “Perché per te insegnare è meglio del lavoro che hai? Pensa ai lavori da correggere, agli esami, i problemi con i genitori, alla fine a casa ci starai meno di adesso…” “Ma tu pensi solo alle faccende che devo fare io? Insegnare è un lavoro importante e delicato e io voglio provare a diventarci… poi vedremo… per le faccende in qualche modo faremo…” “Farai perché io non voglio sapere niente” “Farò.. farò… ho sempre fatto tutto io… non mi aspetto nessun aiuto… solo un po’ di pazienza” e andò in cucina a sparecchiare.


Dunque… la via è questa… il numero è questo… il nome… è questo. Suonò il campanello e immediatamente il portone si aprì, “primo piano” disse una vocina dal citofono.
Salì una rampa di scale e si trovò di fronte ad una porta socchiusa con su scritto SCUOLA PRIVATA UN’ALTRA OCCASIONE PER TUTTI, bussò, “permesso?” disse ed entrò, le venne incontro una donna alta ed elegante che le porse la mano “ Tu sei..?” “Anna, piacere” “Piacere, Diana, accomodati”. La fece entrare in una ampia stanza dove aspettavano già altre tre ragazze. Diana la presentò alle altre che le porsero la mano, Anna ebbe l’impressione di essere guardata male fino a quando Diana non disse che lei concorreva per il posto alle superiori mentre le altre erano aspiranti maestre. Nel giro di pochi minuti la stanza si riempi di aspiranti insegnanti e le lezioni iniziarono.
Nel giro di pochi giorni si creò uno spirito di collaborazione che si rivelò utile quando vennero pubblicati le domande ufficiali. Anna era particolarmente a suo agio nel rispondere alle domande di logica e lo dimostrò quando, una sera, Paola disse: “Non sono riuscita a capire il quiz sulle lettere… aiutatemi…” poi continuò: “La caposala scrive 4 lettere una al direttore generale, una al direttore del personale, una al direttore sanitario e una al direttore di reparto ma confonde gli indirizzi. Qual è la probabilità che il numero delle lettere correttamente imbustate sia esattamente uguale a 3? 12,5%, 0, 33%, 25% ?”.
Lo lessero e tentarono di dare una risposta “3 lettere deve essere per forza il 33%” disse Maria mentre Angela sosteneva “Se ne indovini una è il 25% quindi 3 dovrebbe essere il 75% ma non c’è nelle risposte” Laura propendeva, senza molta convinzione, per il 12,5%. Anna si alzò e, imbarazzata per dover parlare in pubblico, disse quasi vergognandosi dell’ovvietà del suo ragionamento “Non ci sono calcoli complessi da fare, se ne indovina 3 anche la quarta deve essere giusta quindi la risposta è 0”.
Un attimo di gelo scese nella stanza tanto che Anna temette di aver detto una sciocchezza ma poi tutti si resero conto che era vero e le fecero un applauso. Diana intervenne “Attenzione, sono quiz di logica, se la risposta presenta calcoli complessi si vede che siete fuori strada, brava Anna”.
Nei giorni seguenti Anna guadagnò la stima e la simpatia delle altre candidate trovando le risposte giuste ai quiz apparentemente strampalati che le venivano proposti ma, contemporaneamente, la situazione a casa peggiorava. Una volta il marito le disse” Speriamo che si faccia presto quest’esame così la finisci di perdere tempo con queste lezioni”. Lei rimase malissimo a queste parole perché pensava che se fosse riuscita a cambiare lavoro sarebbe stato un bene per tutti mentre lui la voleva solo ai fornelli e a casa ad aspettarlo. “Ma non mollo, voglio andare fino in fondo e vincerlo, questo concorso; voglio dimostrargli che valgo più di quello che lui pensa” si fece coraggio a continuò a studiare.


Era arrivato; il giorno dell’esame era arrivato. Qualche giorno prima aveva chiesto al direttore di potergli parlare in privato; lui l’aveva guardata strana, non era certo usuale tanta forma comunque si accomodarono in ufficio. “Dimmi Anna” “Mi serve un giorno di permesso per martedì prossimo” “Va bene, un giorno intero? Come mai?” “Ho un impegno.. personale…” disse temendo di arrossire troppo “Spero che non ci siano problemi… non ho mai chiesto un giorno in tanti anni…” “no no figurati stai tranquilla, ci penso io a gestire i turni” “ Allora vado, grazie” e uscì dall’ufficio cercando di non pensarci per non farsi scoprire dalle colleghe.


Era stata inserita nel secondo giorno al turno pomeridiano INIZIO PROVE ORE 15,00 diceva la email del calendario prove. Si alzò alla solita ora ma invece di sbrigare le faccende di casa come al solito si recò al computer e si collegò al sito del ministero. Aveva acquisito una sicurezza nell’uso del computer e si meravigliò di se stessa ripensando al tremore che l’aveva presa quando si era collegata per la prima volta. Rapidamente arrivò alla pagina di prova dei quiz, si concentrò e iniziò a rispondere. Le domande le sembrarono familiari e rispose con sicurezza. Alla fine la macchina emise il verdetto. 48 punti su 50. Ma era solo una prova. Si rincuorò perché il minimo era 37 e si disse di avere buone possibilità, poi andò in cucina a sistemare ma non combinò nulla fino a mezzogiorno, doveva solo stare tranquilla e non farsi prendere dall’agitazione. Del resto era dall’esame di stato che non faceva un esame e non sapeva come avrebbe reagito allo stress. Si fece forza di mangiare, poco e leggero, poi si cambiò, indossò un abito un po’ elegante ma comodo, non voleva certo distrazioni dai vestiti, e uscì.
Arrivata a scuola trovò un parcheggio un po’ defilato e si avvicinò all’ingresso. ISTITUTO TECNICO COMMERCIALE PASCAL di TERAMO recitava l’insegna. Il giardino era gremito di candidati quasi tutte donne aspiranti maestre. Temeva di incontrare qualcuno conosciuto e quindi si mise in un angolo per aspettare che la scuola aprisse. Le altre donne presenti chiacchieravano tra loro dicendo che era uno scandalo essere costrette a fare un concorso quando loro erano precarie da ormai tanti anni ma tanto il concorso l’avrebbero vinto loro certamente perché già esperte di insegnamento, piuttosto come avevano potuto pensare di inserire tutte quelle domande astruse sui computer che tanto a scuola non si usano e poi perché l’inglese se c’è la maestra specializzata, non possiamo mica sapere tutto noi.
Anna nel frattempo si era messa a leggere i risultati delle prove del mattino e aveva sgranato gli occhi: più del doppio di bocciati; “non ce la farò mai” pensò ma giacchè si erano aperte le porte, entrò.
Ogni esaminanda aveva il codice della classe di appartenenza e furono guidate dalle bidelle nella classe dove dovevano svolgere l’esame, il cammino fu breve ma ad Anna parve enorme, scale, corridoi, scale di nuovo, e poi atrii, corridoi; “questa scuola è enorme” pensò “riuscirò a trovare l’uscita alla fine?” quando, finalmente, arrivarono. Lasciarono gli effetti personali all’esterno ed entrarono nella classe, fu assegnata una postazione ciascuno, Anna era la sesta da destra, i monitor erano accesi, c’era solo il mouse, scambiò un sorriso di cortesia con le ragazze a destra e a sinistra e quando la responsabile, dopo aver riepilogato le regole dell’esame diede il via alla prova si concentrò verso lo schermo.
All’apparire delle domande il mondo esterno scomparve immediatamente, esistevano solo le domande, Anna non esisteva più, non esistevano i suoi problemi, non esisteva suo marito, non esisteva più il lavoro di commessa, non esistevano i debiti del mutuo da pagare, non esistevano i problemi di suo figlio, esisteva un cervello, un cervello perfettamente funzionante, che risolveva i quiz con determinazione, un cervello allenato e sicuro di quello che faceva. Riemerse da questo stato alla fine delle risposte e guardò il tempo, erano passati 25 minuti dei 50 a disposizione e quindi aveva tutto il tempo di rivedere le domande. Ne cercò alcune di cui non era sicura, ci pensò bene e in un caso cambiò la risposta mentre in altri preferì non rispondere dopo di che si rilassò. Dopo pochi minuti i computer si bloccarono e la responsabile dichiarò la prova conclusa pregando i partecipanti di non lasciare la stanza fino al momento del responso.
Dopodichè iniziò a manovrare il primo computer, inserì una chiavetta, salvò i dati e … si accese una luce rossa. PROVA NON SUPERATA. La professoressa rivolse alla candidata una frase di cortesia e passò oltre. Stessa trafila e stesso risultato. Le ragazze si guardarono intorno sgomente mentre altre erano rassegnate. Terza candidata terza luce rossa. E così fu pure per la quarta e la quinta. Anna si alzò tremante dalla sedia per fare posto alla professoressa che iniziò la solita procedura, la ragazza alla sua sinistra era bianca come un cadavere ma anche lei non avrà avuto un bel colorito, si guardarono rassegnate, all’improvviso si accese sul monitor una luce verde PROVA SUPERATA, Anna si sentì mancare, superata? , non capiva che cosa stesse succedendo, poi sentì un applauso e tutti le facevano i complimenti e le ridevano. “Complimenti, ha superato la prova” disse la professoressa che aveva capito il suo stato d’animo. “Allora, posso andare?” disse con voce tremante. “Prego, vada, vada pure e di nuovo complimenti” si sentì dire e uscì dalla classe.
A quel punto sentì che la calma che l’aveva sorretta fino a quel punto la stava per abbandonare, le gambe cominciarono a tremare, arrivò a stento all’auto ma non era in grado di guidare. Appena si calmò un po’ telefonò a Diana che le rispose entusiasta, si complimentò e le disse che anche le altre ragazze del corso erano riuscite a superare la prova. Solo allora potè tornare a casa.


La prova preselettiva era terminata da qualche giorno quando, dopo una chiamata di Diana, si ritrovarono tutte a scuola. Alcune, per la verità poche, non avevano superato la prova e vennero solo per salutare e fare i migliori auguri alle altre. Anna era per carattere restia a entrare in confidenza e quindi abbozzò solo qualche sorriso di cortesia ma le sembrò di cogliere, tra le bocciate, uno sguardo invidioso per il risultato raggiunto.
Appena terminati i saluti Diana presentò il calendario di studi per la fase successiva e annunciò che, visto la complessità degli argomenti da trattare, si sarebbe cominciato già da domani.
Al lavoro Anna dovette faticare non poco per predisporre i turni in modo da poter partecipare alle lezioni ma alla fine vi riuscì; non riuscì invece a nascondere a tutte il motivo di quei cambi perché la sua collega della panetteria, Claudia, con cui aveva un po’ più di confidenza la prese da parte durante una pausa e le disse “Non vorrai nascondere anche a me il motivo di tutti questi cambi turno?” “Ma no… non c’è un motivo specifico.. e solo che..” balbetto Anna “ Avanti … a me non mi raccontare storie… c’è qualcosa sotto” e poi guardandola storto “Non avrai mica qualcuno?” “ Ma no che qualcuno… mi basta e mi avanza il mio, e che.. però non dirlo in giro” rispose Anna ormai decisa a raccontare tutto “ Sai il concorsone alla scuola?” “Si ne ho sentito parlare in televisione, hanno fatto la prima prova ieri… ma tu che ci entri?” disse Claudia sgranando gli occhi intuendo la risposta” “Sto partecipando per insegnare ai geometri… e ho superato la prima fase” farfugliò Anna come se stesse dicendo un terribile segreto “Ma è bellissimo! Diventerai una professoressa ne sono sicura” disse Claudia saltando di gioia “Ma ci sono ancora molte prove da superare ed io non so se ce la farò… però voglio provarci con tute le mie forze… non voglio avere il rimpianto di non averci provato” “Ce la farai, sono sicura, però fai bene a non dire niente, qui c’è tanta invidia io non parlerò certamente”.
Il giorno dopo si recò alla scuola e prese posto regolarmente. Appena furono tutte presenti Diana illustrò brevemente il piano di studi che aveva elaborato in base al programma ministeriale degli scritti che le attendevano. “Parleremo oggi brevemente di elementi della filosofia dell’apprendimento” iniziò Diana, “Filosofia dell’apprendimento? Oh so’ finite!” pensò Anna “Non so niente di filosofia figurati di quella dell’apprendimento” “…Aristotele…” continuava Diana, “E ti pareva che non ci fosse Aristotele… ha fatto di tutto quest’uomo” pensò Anna facendo fatica a concentrarsi. “Nel settecento invece…” Diana continuava “…nell’ordinamento attuale…”… quando finì Anna si rese contò che le girava la testa, le sembrava di avere il cervello fritto e riuscì a stento ad andare a casa, cenare e mettersi a letto. Le lezioni successive furono terribili, piene di discorsi vaghi ma che le altre allieve comprendevano e a cui partecipavano attivamente. Fu solo dopo qualche sera che finalmente avvenne il miracolo, ebbe la sensazione che, come aveva descritto Diana in una lezione precedente, le sue sinapsi stessero veramente ricominciando a funzionare creando nuovi collegamenti, le apparvero, le nozioni sentite nelle lezioni, in una luce nuova, collegate e consequenziali tra loro e non più come un ammasso di informazioni slegate tra loro. C’era, in quelle nozioni, un collegamento, una logica che stava apprendendo e che le trasformava in informazioni che poteva elaborare; aveva finalmente acquisito una prima forma di COMPETENZA.


La lezione di ieri l’aveva particolarmente colpita e non faceva che ripetersela anche quando stava al lavoro. “Buon giorno signora, ha la tessera punti? … Si? Bene me la dia… allora un pacco di pasta..” bip fece il lettore della cassa e lei pensò “Gli otto punti delle competenze chiave del parlamento europeo…” un pacco di carta igienica bip “Primo, capacità di esprimersi adeguatamente nella propria lingua…” una confezione del reparto salumi bip “Secondo, capacità di esprimersi nelle lingue straniere…” una cocacola bip “Terzo, competenza matematica…” una scatola di biscotti bip “Quarto, competenza digitale…” una confezione di macelleria bip “Quinto, imparare ad imparare ovvero imparare sempre…” una confezione di caffè bip “Sesto, competenze sociali e civili ovvero il corretto comportamento sociale…” una scatola di pelati bip “Settimo, senso di iniziative ovvero la capacità di creare e innovare…” alcuni succhi di frutta bip bip bip “Ottavo, consapevolezza dell’importanza delle arti.” un tubetto di dentifricio bip, “Se sapessimo tutti queste cose il mondo sarebbe migliore” questa volta Anna lo disse ad alta voce, la cliente sorpresa “Come?” “Niente , pensavo tra mè… sono 32 euro e 20… grazie e arrivederci”




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Opera scritta il 31/01/2014 - 15:49
Da Franco Di Michele
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