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Il tradimento

Ti ho aspettato così a lungo.
Mi sentii come fossi un granello, un frammento di minerale, abbandonato dal il resto del suo l’insieme di sabbia. Mi sentii come fossi una roccia disgregata in mille pezzi ed io, purtroppo, ero il numero uno di mille. Il puzzle mancante della spiaggia rossa, quell’unica particella situata in un polo opposto della nostra clessidra mai girata.
Ho cancellato nel cielo, uno dopo l’altro, i giorni da te dipinti di grigio e ho eliminato sulla terra sottostante, con moltissima attenzione, le notti di tonalità bianconera che hai prestampato. Mettevo, nella pagina dopo pagina, nel tuo diario pietoso una parola scritta con la mia scintilla, non era una semplice composizione dell’alfabeto messa insieme in modo tale da esser comprensibile ma si trattava di uno stemma di gioia da me inventato che avrebbe dovuto accendere il fuoco nella tua vita. Non avresti dovuto mai temere il freddo e nemmeno grazie alla mia protezione non avresti mai potuto scottarti.
Questa bellissima promessa, un giuramento a me stesso pattuito, ebbi l’inizio nel momento quando la tua fronte toccò, per la prima volta, la luce del mondo e sarebbe terminata solamente quando tu stessa avresti deciso che il mio stile di renderti unica sarebbe stato troppo pesante da contenere in un pacchetto millimetrico ma immenso che ti ho regalato. Un dono speciale, particolare, che può fare divertire anche per ore, se non per giorni, un solo giocatore. Una specie di gioco da tavola dove non avresti bisogno di un appoggio per poter distendere il cartellone e posizionare le figurine. Un divertimento non creato per passare il tempo ma per arricchire ogni battito delle tue ciglia.
Con molta pazienza ed amore ho atteso tutti questi anni apparentemente infiniti. Mi sembrava che non arrivasse mai il momento nel quale, tu, saresti pronta per poter percepirmi e saresti abbastanza matura per capire il mio messaggio che ho custodito solo per te.
Lo so che, sicuramente, ora sei stupita di sentirmi e non riesci ancora a comprendere bene che cosa sta succedendo ma non ti devi preoccupare, ci sono io.
Ascoltami, accogli semplicemente la mia presenza con la soffice dolcezza. Non ti agitare, la pace nel tuo l’animo arriverà da se. Ora rimettiti sul letto, chiudi gli occhi e respira tranquillamente. Io, appoggerò sul tuo corpo inquieto una copertina di lana, magari il tuo tremore svanirà, e ti racconterò una fiaba che parla di chi sono.
Ciao piccola – grande donna, ti chiamo piccola perché ancora adesso sento che vibri dalla paura come un rametto sospinto nel vento ma nello stesso tempo ti vedo così grande, le tue rughe donano luminosità al tuo volto e sembrano una nave che attraversa l’oceano, oramai non sei un semino che deve sbocciare.
Io sono qui da quando la scia della luce dell'universo ha toccato il grembo di tua madre. Ero con te quando cadevi, quando piangevi e quando ti svegliavi nel pieno di notte terrorizzata dagli incubi. Io ero sempre vicino a te, ero l’essenza che riempì il tuo cuore di speranza profonda. Io sono aria che respiri, io sono l’ossigeno del quale hai bisogno quando ti trovi nel momento di ipoventilazione, e viceversa, divento l’anidride carbonica quando ti affligge iperventilazione. Io sono tutto che ti mantiene viva ma posso all'improvviso diventare il nulla, come quando la mia presenza non ti piacque. Hai sempre cercato di nasconderti, di ignorarmi ma io sono la prima scia del tuo futuro.
Tu, fiore sbocciato, cerca di rilassarti come se stessi nell’oasi dei sensi; il suono della cascata ti dondola, le gocce tiepide ti scivolano addosso, il sole ti sorride.
Ti annaffierò affinché tu possa continuare a fiorire nella tua bellezza, affinché tu possa ad esprimere il tuo talento, sospingendo i tuoi petali verso la direzione dove sorge il sole e non tramonta mai.
Tu, però, non fare nulla, non contraddirmi, non rifiutarti alla mia volontà, non aver timore di assaporare l’avvenire che ho preparato per te. Un destino servito sul piatto d’argento non passa due volte. Ricordati, andare contro il vento si soffre perciò permettimi di portarti sulla pista da ballo che è stata riservata solo a te altrimenti soffrirai. Soffrirai come il mondo intero, quando una forza maggiore scatenò pandemonio universale, sprigionò tempeste forti, arricchì il cielo di nubifragi, fece tremare la terra con le scosse spaventose e bagnò anche la superficie asciutta con impietoso tsunami. A te la scelta. Un vortice di dolore che non porterà con sé alcun raggio di luce. L’angoscia sarà assorbita in ogni angolo del tuo corpo, infliggendo le spine nella tua pelle, ti taglierà la lingua impedendoti di parlare ed asciugherà i tuoi occhi rendendoti impossibile pur di piangere. Un afflizione silente e non immaginabile che in fine scomporrà il tuo piccolo animo in miliardi chicchi di un niente. Il vuoto renderà sazie le tue vene rigide ed il rosso che scorreva in esse sarà sbiadito.
La natura cambierà il colore, l’ambiente cambierà la temperatura e finalmente arriverà la primavera. Gli uccellini canterano, a tutti, il buon giorno ed il mattino si arricchirà di sorrisi. Sebbene, la nuova stagione si avrà dimenticato di te. Tu sarai allungata in terra, inerme davanti al caminetto e sentirai un immenso gelo. Morirai accarezzando l’ultima molecola di te, cadente. L’unica particella di calore rimasta in te, quel minuscolo diamante apparentemente indistruttibile si gelerà con l’avvenire di un nuovo giorno che a te, ovviamente, non sarà destinato.
Il continuo di una vita brillante non ti sarà permesso poiché sei stata una creatura disobbediente. Io mi sono sempre raccomandato che dovevi rispondere di no. Una risposta breve, ferma, coincisa doveva risuonare dalle tue labbra corpose, un no rivolto a tutti quelli che ti avrebbero posto la domanda. Nonostante che io te l'abbia ripetuto più di una volta, tu sei stata così incredibilmente ingrata che non mi hai dato retta. Hai deciso da sola di firmare le carte del nostro addio, tu che non hai appreso nulla in tutti questi anni e hai permesso che ci avrebbero divisi, tu che hai risposto ad uno psichiatra di turno: “sì, dottore, io sento il mio pensiero.”



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Racconto scritto il 04/12/2019 - 23:31
Da Michaela Patricie Zaludova
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