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Il Potere della Luna: quarto e quinto capitolo

QUARTO CAPITOLO



Ed eccomi dove mai avrei pensato di trovarmi: un negozio di esoterismo. Entro cauta al Watkins Books. Sophia saluta la giovane in cassa e costringe me a seguirla. Io faccio un cenno con il capo alla ragazza assolutamente normale: capelli lisci fino alle spalle, occhi nocciola, niente tatuaggi né abiti eccentrici. Ha soltanto un ciondolo che le arriva al centro del seno con un simbolo che ho già visto, ma non so dove e una pietra verde incastonata. Carino, sembra innocuo. Esamino le persone presenti. Un signore distinto, pizzetto, capelli corti trattenuti da un basco scozzese bianco e nero esamina i libri. Una donna con un colbacco su capelli lunghi con colpi di sole chiari ha in mano una sorta di pendente che sta girando…da solo. Guardo meglio, socchiudo gli occhi, li spalanco, provo punti di vista e aperture oculari diversi, ma inutilmente: lei non sta manovrando in nessun modo. Osserva ciò che fa il pendente, dà un’occhiata alle scale che portano al piano inferiore, va in cassa e paga un libriccino – due sterline – con su scritto Wicca. Poi esce.
Io mi giro. Sophia è scomparsa. Controllo in tutto il negozio, forse è scesa di sotto. Mi aveva chiesto di seguirla? No, allora gironzolo un po’. È lampante che questo non è il mio mondo. Per quanto conosca l’inglese a un livello scolastico o poco più, riesco a comprendere gli argomenti trattati nei volumi esposti: Angeli a vari livelli e da punti di vista differenti, oli essenziali ed erbe, c’è una sezione sull’aspetto quantico (davvero? qui? ma non sono due campi opposti l’esoterismo e la fisica?), il libro di Rhonda Byrne “The Secret” che ho iniziato e subito abbandonato perché l’ho trovato insulso e assolutamente privo di fondamento. E, attinente all’argomento, una serie di testi sulla ricchezza, la salute, il lavoro, le relazioni… ma tutti sembrano collegati – se traduco in maniera corretta la quarta di copertina – al pensiero, anzi al potere creativo insito nel pensiero. Non mi pronuncio! Tarocchi, tanti, una parete con scaffali fino a un’altezza superiore alla mia dove i mazzi sono declinati in modi diversi attraverso sfaccettature – forse, e lo sottolineo a più riprese – interessanti. Uno mi incuriosisce. La confezione è ancora avvolta nel cellophane, ma non riesce a celare un’esplosione di colori, una rappresentazione dei chakra. Nemmeno so che cosa siano, ma ciò che trovo indicato, ciò che promettono quelle carte mi intriga, stuzzica qualche corda che nemmeno sapevo di avere. Prima che prenda una decisione - acquisto o lascio? – una tenda di organza si scosta, alla mia destra e vedo Sophia seduta a un tavolino in quello che ritengo una sorta di bow window. Salgo un gradino importante e mi siedo di fronte a lei. Aggiusta la tenda e mi sorride. Vorrei trovarvi un segno di imbroglio, ma vedo sincerità. Per essere più chiara non vedo niente, soltanto due occhi neri che ora mi abbracciano con una luce trasparente che promette di non nascondere nulla. Seguo il movimento del suo sguardo e noto, sul tavolo in mezzo a noi, una sfera di cristallo, un mazzo di carte, alcune boccette, un pendolo e una serie di pietre disposte in un bauletto di legno molto decorato e grazioso, forse perfino prezioso.
- Stai scherzando, vero? – le chiedo ridendo mentre una sensazione strana si impossessa del mio stomaco facendo volteggiare contemporaneamente l’interno della mia testa. La riconosco: è paura.
- Non temere, non ti capiterà nulla di terrificante. Sei qui per conoscere e prendere possesso del tuo sapere. Della tua eredità conoscitiva e spirituale.
Sophia si trattiene, inutilmente, prima di rompere in una risata fragorosa.
- D’accordo, forse l’ultima frase è pomposa. Ma il resto no, Rachel.
- Come conosci il mio nome?
- Lo conosco da sempre, da quando sei nata, fin da quando la tua Anima da deciso di incarnarsi in questa epoca che, aggiungo, non è la prima che ti vede sul Pianeta Terra.
Sono giunta in una realtà ai confini con il mondo, una realtà impazzita con persone la cui sanità mentale è messa in discussione dal loro comportamento. E di fronte a me ho un esempio tangibile di tutto quanto. Come ne esco? Forse devo assecondarla così almeno potrò andarmene e riprendere in mano il mio viaggio a Londra. Rimarrò qui ancora tre giorni e ne sto trascorrendo una parte nascosta da una tenda? Per fortuna nessuno mi può vedere!


QUINTO CAPITOLO


Mi concentro sui gesti di Sophia e devo riconoscere che sono misurati, pacati, perfino sensuali. Ebbene, devo ammettere che vederla alle prese con quanto affolla la superficie del tavolino è ipnotico e contemporaneamente rilassante. Sposta la sfera al margine, mescola il mazzo di carte poi ne recupera un altro che prima non avevo visto e lo divide in tre. Esamina le boccette di vetro scuro, ne apre una, annusa poi mi guarda ed esegue lo stesso rituale con le altre sei. Alla fine toglie il pendolo dallo scrigno e lo alza davanti a sé. Osservo con un misto di timore e di curiosità e ben presto è la seconda che prevale. Mi sento serena, tranquilla, per nulla intimorita da quel mondo che non conosco. Ascolto meglio ciò che mi suggerisce la mente e ammetto che non è quella dimensione esoterica, è proprio lei che ha quel potere su di me. Spero soltanto che non sia un inganno, un escamotage per mascherare qualcosa di truce. Diabolico. Spero di non scivolare in un rito di magia nera. Forse farei meglio a scappare finché il negozio, frequentato da parecchie persone – vedo attraverso la tenda – può mascherare la fuga. Però non mi muovo. Provo a spostare il peso del corpo per verificare quanto sarebbe fattibile alzarmi di scatto, caracollare giù dal bow window e guadagnare l’uscita. Se agisco tempestivamente forse sorprendo i clienti, la cassiera – e la stessa Sophia - e riesco a mettermi in salvo. Ma in salvo da che cosa? Da chi? Gli oggetti disseminati di fronte a me non sono pericolosi a meno che Sophia non li usi con intenti malvagi. Mi sento come una di quelle donnicciole che puntavano il dito sulle cosiddette streghe. Ho davanti una strega?
- Non sono una strega.
Di nuovo? Non ancora questa lettura della mente! Ecco chi è Sophia: una mentalista! Però non glielo chiedo perché sono sicura che avrà letto questo e altro, in superficie come nei segreti reconditi della mia mente.
- Rachel, non leggo nella tua mente. Guardo il tuo viso, le espressioni che ti dipingi addosso. Sei un quadro e io interpreto. La paura, la gioia, la speranza, ognuna modella i lineamenti del volto in modo da caratterizzarlo.
Sì, la risposta ha senso e si chiama fisiognomica. Ma gli oggetti presenti come intende utilizzarli? Glielo chiedo.
- Non sono io a usarli, ma tu. Ti ho detto che sei qui per prendere possesso del tuo sapere, per…
- Sì, me l’hai già detto: un percorso iniziatico per arrivare all’essenza di me stessa. Da ridere… Però tu non ridi, non mi vorrai dire che sei convinta di ciò che hai detto. Ok, sei convinta. Assurdo.
- Che cosa c’è di assurdo? – chiede Sophia con voce seria, indagatrice.
- Tutto. Il mio essere qui in primis, il contorno per secondo – accompagno le parole con un gesto che abbraccia ciò che sta oltre la tenda che rimane attorcigliata alla mano tanto è viscerale l’atto. Ritiro il braccio e srotolo la stoffa per liberarla. In negozio ci sono persone che gironzolano, curiosano alcune, cercano con competenza altre. Io che ci faccio in una bottega del genere? Formulo la domanda a voce alta.
- Iniziamo dalla seconda parte della domanda – inizia Sophia e, noto, non prende mai appunti, non apre il taccuino che ha alla sua sinistra, non consulta carte o sfera. – Parli di un negozio del genere. Che tipo di negozio credi che sia?
- Esoterico, del mistero. C’è scritto sul cartello all’esterno.
- E fuori, c’è scritto che è un luogo terribile, malvagio?
- Beh, no.
- E allora facciamo un passo indietro. Tu, che negozio credi che sia?
È una mera sensazione o la voce si sofferma con potenza mista a grazia sul “tu”? Che voglia davvero sapere qual è il mio pensiero? Sarebbe un fattore positivo… e la mia percezione è che siamo in quella direzione. Per la prima volta da quando sono entrata al Watkins Books sento i muscoli rilassarsi e la tensione sfumare poco a poco. Un nuovo stato si impadronisce di me. Se dicessi che sono completamente tranquilla e a mio agio mentirei, ma un lumicino si è acceso nella mia mente e ha appiccato proprio in quella sfera che fa capo alla conoscenza, alla… non ho idea di che cosa si sia parcheggiato nella mente, ma la voglia di fuga è scemata. Io mi sento scema in questo contesto, ma per il momento – tradotto, per i prossimi due minuti – non caracollerò giù da qui per infilarmi fra i clienti e sfondarli al fine di arrivare alla porta e poi in strada. Fuori non vedo in modo chiaro perché i vetri sono mascherati con tende che bloccano la visuale, ma lasciano che la luce arrivi filtrata di arancione.




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Racconto scritto il 15/05/2021 - 17:52
Da Stella Teti
Letta n.77 volte.
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