RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Racconti

     
 




Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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La cintura di Babbo Natale


Il caro Babbo Natale non indossa la cintura soltanto per stringersi i pantaloni, difatti la ritengo persino tecnologica, simile a quella di Batman. Sennò come riuscirebbe un individuo del genere ad entrare in qualsiasi casa, non prima di calarsi dai camini, o a decifrare codici di sicurezza, oppure ad aprire serrature, per poi lasciare pacchi e pacchettini, ed infine svignarsela senza farsi notare?
Inoltre, immagino che la sua toghissima cintura abbia un pulsante che gliela slacci in mezzo secondo, risultando quindi pratica e funzionale anche per altre… esigenze.
Pensateci. Il suddetto viaggia intorno al mondo e, nell'introdursi nelle abitazioni, non credo che si scomodi a cercare il bagno per una copiosa pisciata. Perché copiosa? Eh, per le tante bottiglie di Coca Cola che si scola! A tal proposito, la mattina di Natale, nell'eventualità di trovare una pozza giallognola sotto l'albero, non bisogna dare la colpa al nonno o al cane. Ebbene sì, al tizio grosso in rosso quando scappa ... (continua)

Giuseppe Scilipoti 30/04/2021 - 10:16
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La contadinella


La contadinella

Il pruneo frutto assaggiavi, un po acidulo
Inver ,ma ricco di quel sol che soverchia l' alte colline ,di lungi stan gli alberi come dolce
Imago , nella luce immersi.
Al far del mattino già verdeggia
Il bel pesco che s' adorna festante dei suoi violacei fior.
Tu contadinella assai felice per balzi vivi
I giorni più gai.
Li ,ove si respira aria tersa di frutti e fiori
sei spensierata ,voli nei campi al par d 'una vespa.
Odi rinascere la natura dal feroce verno,
che soffio' vagabondo per ogni colle
un gelido spirar.
Ah giovine vergine, dai sorrisi vivi
come ti poni serena tra i pini,
che donano al sussuro di primavera
l' alito di resina .
Sta a capo basso il bue domato
I solchi scavar ,
al giogo dell aratro piegato.
Spandono i semi i molli venti e di uccellini
un canto.
Eppur nella nera zolla polverosa ,dura
non si spegne il tuo melodico intonar
non ti tingi di fango,
pura rimani nel duro rassoda... (continua)


corrado cioci 05/11/2021 - 15:34
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La coscienza


Per avere sensi di colpa, bisogna innanzitutto possedere un cervello funzionante. Un buon cervello ti consente di discernere e di trovare le soluzioni adeguate. Ti fa comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un buon cervello ti da una coscienza. Un buon cervello è intelligente e l'intelligenza si sa, è plurisfaccettata. Ci sono svariati tipi di intelligenza: c'è quella logica, quella matematica, quella empatica, quella creativa, ecc. Si potrebbe allora dedurre che coloro che non hanno un'ampia visione del mondo, quelli che organizzano guerre e tendono ad accumulare ricchezze, sono privi di empatia e stupidi? L'avidità è sempre stupida. Ma ciò che per qualcuno è stupido, per un altro non lo è. E allora? Potrei supporre che per avere una coscienza bisognerebbe avere dapprima l'intelligenza. Il mondo è guidato da secoli da orde di barbari stupidi ed incoscienti, che proprio perché tali, sono solo interessati ad accumulare ricchezze. Quale evoluzione può mai esserci in un uomo che ha ... (continua)

Giovanna Balsamo 17/04/2017 - 07:59
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LA CURANDERA


Si chiamava Lida.
Abitava al secondo piano del mio palazzo, io al terzo.
Ogni giorno passavo sul pianerottolo di fronte alla sua porta e quasi ogni giorno, quando sentiva che stavo salendo su per le scale, si affacciava alla porta per salutarmi e sentire come mi fosse andata la scuola.
Io ero ancora una bambina quando conobbi la signora Lida che, da subito, per me fu “nonna Lida” ed è così che l’ho chiamata, fino in fondo.
La “nonna” era una signora anziana, ma non ho mai saputo darle un’età precisa.
La sua pelle non aveva rughe, era liscia e bianca.
I capelli scuri erano sempre raccolti in una piccola crocchia quasi all’altezza della nuca, poche forcine e un pettine che le teneva i capelli sempre tirati per lasciare la fronte scoperta.
I suoi occhi erano piccoli ma vivacissimi e quando ti guardava sprizzavano di gioia.
Era vedova e per questo vestiva sempre tutta di nero.
Il marito le era morto tanti anni prima, quando ancora era giovane e da quel momento aveva se... (continua)

Roberta Sbrana 26/07/2013 - 10:29
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LA FALSITA'


Alla domanda se è possibile scrivere una poesia sulla falsità, devo dire che ho pensato moltissimo sul tema e ho PENSATO che sia difficile perchè in realtà:

LA FALSITA' E' UNA BASE DEL NOSTRO IO: DIFENDE O ILLUDE CHI LA USA O FORSE E' NECESSARIA PER QUESTO MONDO.... (continua)


Paolo Pozzi 12/03/2022 - 16:30
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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La forza di vivere


Giulia si è seduta su di uno scoglio, il suo sguardo si perde in lontananza, oltre l’orizzonte, il mare davanti a lei è di un azzurro intenso, quasi calmo, solo di tanto in tanto sente il rumore delle onde che s’infrangono contro la scogliera, dovute forse a una barca o a una nave in lontananza.
E’ormai pomeriggio inoltrato, il sole è basso sull’orizzonte e il cielo comincia a tingersi di rosa.
Ogni volta che vuole ritrovarsi sola con se stessa, corre proprio lì, in quell’angolo di mondo che le sembra essere tutto suo, dove può liberare tutti i suoi pensieri anche quelli più nascosti, anche quelli che le fanno male, che vorrebbe non avere mai avuto.
Ha bisogno di stare sola, di ricostruire la sua vita, di dare un nuovo scopo alla sua esistenza.
Luigi era uscito dalla sua casa dopo quindici anni di vita insieme: una convivenza agitata, turbolenta, piena di contrasti, d’insofferenze, ma finalmente era finita.
Non era stata certo indolore la decisione di chiudere una storia che per l... (continua)

Roberta Sbrana 26/09/2013 - 01:02
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La Furba Nana di Bretagna


Non me lo nego di saper riconoscere tra mille opere quella più bizzarra, in cui la Furba Nana, così chiamata per la sua loquacità sorniona e la statura a dir poco modesta, manda Rino, suo figlio, al mercato, proprio quando fra gola irritata e raffreddore, molta voglia non ne aveva.
Allora egli indispettito, al Bicocca se ne andò, passando così da Rance* di Bretagna ai Navigli milanesi, ove nuovi incontri coccolavano le sue giornate grigie. Giodatte, romano amico suo, il cui nome deriva dalla frase a lui più ripetuta, ovvero:"Giò, datte na mossa", lo esortava a frequentar folcloristiche feste, nelle quali panettoni e zuccheri filati deliziavano i loro palati. Tuttavia la strada sua non era quella, così, come un lampo nel deserto, il suo istinto lo condusse a ritornar per vecchie vie.
La Furba Nana, sola e rassegnata, non pensando a un suo ritorno, rammentava nel profondo tutto ciò che aveva intorno. Promise perplessa, di rendersi migliore per se stessa.
A fine anno nel ment... (continua)

Luca Aceti 21/02/2018 - 10:33
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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