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Il Giardino dei Ciliegi

Entrammo nel giardino,
scavalcando i cancelli,
con i pantaloni rattoppati,
le mani bucate,
schiamazzando come fannulloni.


Mentre lo spaventapasseri potava
le siepi con mani di forbice,
lasciando qua e là chiazze
d'erba alta,
nel suo fare indolente.


I covoni erano stati distrutti dalla grandine,
le mole rimaste ferme senza grano
da macinare, i forni spenti, vuoti senza pane.
L'uomo dallo sguardo assente, in ginocchio,
invocava il Dio dell'immaginario raccolto.



Tentammo di arare i campi ma il vomere
di cristallo non era idoneo all'aratura
frantumandosial contatto di zolle aride,
mentre lo gnomo dallo sguardo beffardo,
ci offriva chicchi di riso che subito
scomparivano al contatto delle nostre mani.


Il guardiano fece entrare le maschere infuocate,
che in ogni momento mutavano sembianza
per prendere le forme dell'atomo quantico
in movimento.


Con sguardo sgomento ci sedemmo
sui gradini della casa diroccata,
dalla quale provenivano grida di partorienti,
voci di bambini, brusi di donne in preghiera.


Cercammo invano le amarene per placare la fame,
non ne trovammo sorprendendoci del nulla,
mentre le due sorelle, con mani astratte,
ci offrirono miseria e sofferenza.


Da lontano Cechov osservava il nostro disappunto
nel constatare che eravamo morti,
senza essere stati in grado di capirlo!



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Poesia scritta il 25/08/2019 - 20:48
Da Alpan .
Letta n.1246 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Inquietante....da approfondire! Sei bravo!

santa scardino 02/09/2019 - 20:44

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Scenari inquietanti con azioni umane che cadono nel dramma in modo inesorabile...
Molto bella e complessa

Grazia Giuliani 26/08/2019 - 19:51

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Da un drammaturgo russo, che osserva il disappunto con una certa ironia non potevi che tirar fuori una scena infernale di vita supposta e di morte. Quell'uomo dallo sguardo assente, invoca Dio, in un giardino di speranze sciolte in una vita trascorsa, dove nulla nasce, tutto muore.
Dovremmo imparare ad invocare Dio e la buonasorte in vita...
Molto, molto bella Alpan

laisa azzurra 26/08/2019 - 18:33

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ALPAN...Già hai dimenticato il rumore degli alberi di ciliegio abbattuti che si lamentano nell'essere stati abbandonati dalla famiglia aristocratica che li curava...succede qualcosa di simile nella tua poesia solo che non sono alberi a piangere delle disgrazie ma esseri umani. Molto bella e complessa l'opera.

mirella narducci 26/08/2019 - 12:11

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Mi sembra una caduta all’inferno o un brutto sogno dal quale si aspira di uscirne al più presto.Oppure è la fine del mondo.Bellissima poesia gotica!

Anna Maria Foglia 26/08/2019 - 11:46

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