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L'armadietto

Era una notte lunga,interminabile.
Dalla finestra socchiusa entravano leggere folate di vento che gonfiavano le tende di mussola bianca. Con la brezza tiepida mi sembrava di percepire profumi di primavera: teneri annunci di nuova vita, di dolce rinascita. Io, invece,mi sentivo morire!
e qualcosa era apparso Piero Grossiero. Ma certo, Piero Grossiero, da Brugine, o semplicemente il Grosso, come lo chiamavamo al liceo. Era stato un mio compagno del liceo ed anche dei primi anni di Università, quando, circa trent'anni prima, studiavamo entrambi medicina all'università di Padova. Per un attimo pensai di aver visto un fantasma. Invece seduto in quella panchina del giardino pubblico, davanti a me, c’era proprio lui: Il Grosso in carne ed ossa . Era il più bravo della classe, intelligente, buono spiritoso, anticonformista e pieno di fantasia. In quel momento mi passarono davanti tutti i pomeriggi passati assieme seduti ai tavolini del Pedrocchi a parlare di tutto e di niente. Per la verità, col Grosso, più del secondo argomento che del primo. iEro comunque proprio contento di rivederlo. Ormai era passato così tanto tempo era scomparso anche quel senso di imbarazzo che sempre accompagna queste occasioni. Non ci poteva infatti essere più rivalità nè comparazione tra noi ,troppi anni erano ormai passati e la “Teresina” 1) aveva già cominciato da qualche tempo a battere nelle nostre teste a ritmo di sarabanda scavando le prime gallerie nei nostri cervelli: avevamo infatti tutti e due già più di cinquant’anni ed entrambi un livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue più che ragguardevole. Così, anche il tempo delle piccole invidie, per due persone ragionevoli, era terminato già da un pò, e l’unico sentimento che provavamo in quel momento, guardandoci negli occhi, era di piacevole curiosità. Ricordavo ancora le strane iniziative che Piero soleva portare avanti con fervore: Una volta, chissà perchè, si era adoperato per favorire il gemellaggio tra il suo comune , Brugine ed il comune di Campretto. Non ho mai capito il perchè di tanto interesse. Un'altra volta si era dato da fare per tracciare un itinerario geografico-culturale-gastronomico che collegasse idealmente attraverso varie tappe, il suo paese, Brugine, e la città di Dubrovnic. Ricordo ancora le tappe di questo articolato itinerario: Brugine-Dubrovnic-Stop. Non ho mai ben capito perchè ci tenesse tanto a farsi promotore di simili iniziative. A quanto pareva non era per nulla cambiato, infatti mi disse come riprendendo un discorso appena interrotto:
" La cosa più difficile dell’università, non sono stati gli esami , ma le file agli sportelli per le iscrizioni “ Evidentemente, era sempre il solito anticonformista e mi parlava come se fossimo vissuti sempre assieme.
“Dover regolarizzare la mia posizione di studente in segreteria è sempre stata un’operazione che mi faceva tremare i polsi. Mettermi in fila con tutti quelli altri sfigati , mi dava proprio l’esatta idea di com’era la vita dello studente universitario : code. Coda per la mensa, coda per la segreteria, coda per iscriversi agli esami, coda per parlare coi professori coda per chiedere di frequentare qualche istituto, e così via. Studiare non era difficile, anzi rimaneva l’unico atto libero . Anche fare gli esami, al limite ti potevano fregare, ma sapevi che era un tuo diritto sostenerli. Dove le cose diventavano tetre era invece quando dovevo frequentare qualche istituto universitario. Lì non avevo più alcun riferimento: “Vai lì”Mi dicevano”Saluti il Direttore, il saluto al capo è una delle cose fondamentali. Ti fai vedere , fai vedere che hai buona volontà, fai una battuta, ti rendi simpatico, insomma ti fai conoscere, fai vedere che ci sei anche tu, che diamine!. Così mi dicevano; ma per me tutti quei riti rimanevano cose da incubo: giravo come un’anima in pena, sgattaiolando furtivamente per i corridoi aspettando che arrivasse mezzogiorno come una liberazione ,come i bambini dell’asilo aspettano la ricreazione. Non era quella l’idea che avevo da giovane dell’università pensavo ad un luogo libero, un luogo di scambi culturali, di rispetto reciproco, di contentezza e di speranze per il futuro. Ho trovato un ambiente di paura , di lotta dura e spietata per la conservazione del potere.No ..No.. meglio i libri.Ho passato un periodo in cui non andavo più all’università ; studiavo per conto mio. Mi sentivo più libero ,avevo meno paura e soprattutto mi sentivo più uomo. -“Non essere sempre il solito fanatico dei vecchi tempi del liceo” replicai “Certo lo so , momenti come questi capitano a tutti ,da studenti , ma poi passano. La vita va avanti e spezza via le nostre piccole paure ,le nostre piccole manie , Per fortuna è così. Piuttosto parlami di quello che fai ora “ gli chiesi “Al liceo eri una promessa , così brillante così intelligente . Chissà cosa sarai diventato .. ..racconta dai.”
-“Hai ragione” mi disse “Ora quel periodo è finito. Ora sono interno all’istituto di Medicina Legale ,sai sono già quindici giorni che ogni mattina riesco a salutare il Direttore , ormai mi conoscono , non so se posso già dirlo ma ho fondate ragioni per credere che se andrà avanti così, se resisterò ancora per altre mattine a farmi vedere , mi daranno l’armadietto. L’armadietto , e sai cosa vuoi dire , mi daranno le chiavi di un armadietto in un istituto universitario e non dico altro.”
Mi asciugai di nascosto una stilla di sudore che mi scendeva dalla fronte e mi affrettai a dire “Ah beh se ti danno l’armadietto, allora sei a posto”. Non riuscii a proferire altra parola fino alla fine del nostro incontro, anzi, non so perchè ma tanto affrettai il passo che quando arrivammo al portone di uscita dal parco quasi correvamo. -“Ci rivediamo” gli dissi , ma,in cuor mio, speravo di non vederlo nè sentirlo mai più. Così malgrado l’aria primaverile mi sento ancora congelato dalla burocrazia dell’università e rimango sveglio ancora a pensare.


1) Teresina : termine gergale per indicare 1’ arteriosclerosi.




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Racconto scritto il 09/10/2011 - 20:09
Da Annibale Bertollo
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