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Il predicatore del Missouri

IL PREDICATORE DEL MISSOURI


Il fiume sembrava un grande nastro d’argento.
Il carro era fermo nella radura. Dal retro, Susan intravedeva l’ampio e scintillante corso d’acqua, a cui facevano corona i frondosi pioppi mossi dalla brezza serale. La giornata era stata faticosa e caldissima.
Susan era sudata e desiderava un bel bagno.
La carovana dei coloni, guidata da William Palmer, aveva fatto sosta per trascorrere la notte. Il sole era basso all’orizzonte. Le donne avevano cominciato ad accendere i fuochi e a preparare qualcosa da mettere nella pentola.
- Vado a bagnare i piedi nel fiume – disse Susan alla madre.
- Non allontanarti – raccomandò la donna. Poi: - Tom – disse a un ragazzetto dai capelli rossicci, - va’ con tua sorella.
Il ragazzo sbuffò e Susan protestò:
- Voglio starmene un po’ sola. Possibile che debba sempre avere alle calcagna quel moccoloso?
L’idea di Susan era di mettersi tutta nuda nell’acqua rinfrescante del fiume. Togliersi i vestiti, andare a piedi nudi sull’erba erano due cose che le piacevano immensamente. Ma ci voleva un po’ di intimità. Non era una spudorata o un’esibizionista.
Corse via.
Il fratello diede un calcio a una zolla e le voltò le spalle.


Camminò per un po’ lungo la riva. Finalmente trovò un’insenatura orlata di folta vegetazione ripariale. L’acqua era ferma, cristallina in una specie di laghetto con tanto di spiaggetta. Il posto ideale.
Si guardò intorno e cominciò a spogliarsi.
Il sole ormai stava calando. L’aria era calda e immota.
Si immerse nell’acqua, che le arrivava alla vita, e cominciò a sguazzare. Il piacere di quella frescura sulla pelle le diede un brivido. Si mise a galleggiare sulla schiena, osservando il cielo con le rade nubi che si rincorrevano. Poi qualcosa sfiorò le sue natiche. Con un gemito, si mise in piedi e uscì dall’acqua. Cos’era stato? Forse un grosso pesce… o un serpente. Rabbrividì.
Corse dietro il cespuglio dove aveva lasciato gli abiti. Ciò che vide le strappò un grido.
Un uomo era accovacciato con gli stivali sopra la sua gonna ed esaminava gli indumenti come se fosse un servitore della legge sul luogo del delitto.
Lei indietreggiò, una mano sul pube e un braccio messo di traverso per nascondere i seni. Lui si alzò lentamente, mettendo le mani sui fianchi. Era vestito di nero, compreso il cappello floscio a larghe tese. Una barba senza baffi gli incorniciava la faccia cavallina dal naso affilato. Due occhi ravvicinati mandavano strani bagliori. Sotto la lunga giacca scura si intravedeva il cinturone con la pistola.
- Lo sai – disse – che il fiume è simbolo della vita? – Tolse dalla tasca un libricino dalla copertina sciupata e aggiunse: - Ogni vita, la mia come la tua, ha le sorgenti nel ventre della terra creata e è destinata a sfociare nel mare di Dio.
L’aria della sera era diventata mossa e accarezzava la pelle bagnata di Susan.
- Scu…scusate. Posso riprendere i miei vestiti?
- Non prima di esserti purificata – fece l’uomo.
- Ma io…
- Tu, sì! Con il tuo corpo hai sporcato queste acque. – Batté una mano sul libro: - “La storia del peccato è cominciata con una donna” , Siracide 25, 24-25.
- Io non ho fatto nulla di male.
L’uomo fece un passo avanti. Era alto e magro. Guardava Susan dall’alto della sua statura. Lei si sentiva piccola, fragile, indifesa. Si era inginocchiata, appoggiando le natiche sui talloni, per offrire alla vista dell’uomo meno parti del suo corpo.
- L’acqua del fiume potrà restituirti la tua purezza, ma solo dopo che ti sarai confessata. – Protese una mano verso di lei. – Alzati – disse con una dolcezza che le sembrò falsa e untuosa. – Accostati a me, appoggia il capo sul mio petto e apri il tuo cuore all’umile servo del Signore.
Fece un altro passo avanti.
- No! – gridò Susan, scattando in piedi.
Improvvisamente aveva capito. L’uomo era una specie di predicatore, ma aveva cattive intenzioni. La guardava con quei due occhi porcini, mentre un sottile filo di bava fuoriusciva da un angolo della bocca.
Poi si udì l’altra voce. Un richiamo che non era rivolto a lei.
Mentre indietreggiava, Susan vide il nuovo arrivato. Stava in piedi fra due betulle, contro la luce del tramonto. Susan non distingueva bene il volto di lui, ma notò che era alto e magro, vestito di nero all’incirca come il predicatore.
Quest’ultimo divenne rabbioso. Lasciò cadere il libro e appoggiò la mano sul calcio della pistola – Vattene! – intimò allo sconosciuto. - Non ho bisogno dei tuoi consigli. So quello che devo fare. – Gettò un’occhiata di fuoco verso la ragazza. – La salvezza di costei passa attraverso me.
- Ma devi esercitare il tuo ministero, non la tua libidine – disse il nuovo arrivato, con una voce che alle orecchie di Susan risuonò con lo stesso accento del predicatore.
- Taci, maledetto!
Ed estrasse la pistola.
Ma l’altro fu più veloce. Il predicatore cadde sulle ginocchia.
Il proiettile aveva colpito la bocca ed era uscito dalla nuca con un gran spruzzo di sangue, midollo e frammenti ossei.
Susan rimase come impietrita, gli occhi sgranati sul cadavere. Quando ebbe rivolto lo sguardo verso le due betulle, si accorse che lo sconosciuto era scomparso.


- Sei pallida come un cadavere – disse la mamma. – Che ti è successo?
Tremava. Si era rivestita in fretta e furia, adesso si sentiva gli abiti umidi sulla pelle. Andò a sedersi accanto al fuoco.
- Un uomo, laggiù, in riva al fiume… Gli hanno sparato.
- Ma che dici? – fece il padre, avvicinandosi. Stava accendendosi la pipa. Guardò la figlia dall’alto.
- Non avete sentito lo sparo? – domandò lei, guardando fisso i ceppi scoppiettanti. Dopotutto non era andata molto lontana. Un colpo di pistola avrebbero dovuto sentirlo.
Non risposero.
- Vieni con me, Tom. – L’uomo prese il fucile e si diresse verso la macchia ripariale. Un paio di coloni lo seguirono.
Il fuoco cominciava a riscaldare le membra di Susan, ma lei sentiva freddo dentro. L’idea di avere evitato uno stupro le metteva addosso una cupa tristezza. Adesso si vergognava di essersi immersa nuda nell’acqua del fiume. Quello che aveva visto in seguito le tornava alla mente come un incubo. L’uomo in nero con le sue parole di fuoco, e poi quell’altro che gli era ostile. Non le sembravano del tutto reali. Eppure li aveva visti, aveva assistito a una reale sparatoria.
Quando suo padre, Tom e gli altri due rientrarono, dissero di non avere trovato alcun cadavere.
- Ti sei sognata tutto – disse la madre.
Sì, forse erano andate così le cose. Aveva voluto fare il bagno nuda, con la possibilità di essere osservata da qualcuno della carovana. Così il fiume l’aveva punita, donandole quella paurosa esperienza. Si era proprio comportata come una femmina impudica, semplicemente per soddisfare la sua intima sensualità.
Quella notte non chiuse occhio.


Il mattino seguente, la carovana di William Palmer si rimise in cammino.
Ci sarebbero voluti ancora tre giorni di marcia per raggiungere Kansas City, costeggiando le rive del fiume Missouri. Poi sarebbe cominciato il percorso più impegnativo e pericoloso, lungo la pista dell’Oregon.
Susan, cullata dai sobbalzi del carro, ben presto si assopì. Ma fu subito risvegliata dall’arresto brusco del veicolo. Guardò fuori. Potevano avere fatto un paio di miglia dalla zona del bivacco.
Balzò a terra e raggiunse suo padre che stava osservando qualcosa che affiorava dall’erba alta e riarsa dalla calura estiva. Altri due carri si erano fermati, approfittando di un rallentamento della carovana.
- Che c’è, papà?
Il padre stava osservando una croce di legno. Poi si inginocchiò e lesse a voce alta la scritta intarsiata sul braccio trasversale:
- “Qui giace Jonas Kaufman, predicatore del Missouri – Morto il 17 luglio 1858” – E rialzandosi disse: - Giusto un anno fa, come se fosse ieri.
E il giorno dopo, quando un viandante della zona si unì a loro, diretto a Kansas City, da lui udirono le seguenti parole.
- Tutti lo conoscevano, quel Kaufman. Predicava come un santo servo di Dio, ma teneva sempre una mano sulla pistola. Andava su e giù, lungo il fiume, tra Fulton e Boonville. Soprattutto metteva in guardia le donne, perché non tentassero gli uomini. Voleva redimerle, purificarle. Ma nello stesso tempo era attirato dai loro corpi. – Sputò un bolo di tabacco e aggiunse. – Fu trovato morto, lungo il fiume. Dissero che si era suicidato, sparandosi un colpo in bocca.
Susan non si immerse più, nuda, nell’acqua di un fiume, né ritrovò il piacere di correre a piedi nudi sull’erba.




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Racconto scritto il 22/07/2015 - 12:53
Da Giuseppe Novellino
Letta n.533 volte.
Voto:
su 44 votanti


Commenti


Povera Susan voleva solo lavarsi

Luca Di Paolo 22/07/2015 - 18:59

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