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SIGNORI E SIGNORE, SANTA CALAUSE!

Com'era cambiata la sua casa, ora splendeva di sempreverdi e luci. Già le luci. Il tempo aveva cambiato anche quelle, ma se ci pensava era il male minore. Si decise ad entrare, cominciava a fare freddo. Dentro lo aspettava il camino acceso ed un albero addobbato. Nessuno poteva vedere la sua casa, se non egli e i suoi aiutanti, ma non avrebbe potuto comunque lasciarla com'era. O forse sì? Era logorato dai dubbi. Si guardò allo specchio, cosa restava di lui? Non restava nulla, solo una facciata, una sagoma sorridente che non era più lui. Guardò ancora la sua immagine e ancora, era vecchio non c'era che dire, era nato in una tempestosa notte, per dare speranza a chi non lo sapeva più, quelli come lui esistevano a metà, nessuno poteva vederli o sentirli, ma nel loro mondo erano veri, provavano delle emozioni, avevano dei sentimenti. Si allontanò dallo specchio, vedersi così in rosso e sorridente, rendeva ancora più amare le sue riflessioni. Quando tutto era cominciato era diverso, era tutto più lento, tutto più semplice e spoglio. Un tempo perso nei secoli c'era davvero bisogno di lui e del suo lavoro, era bello, c'erano problemi, come doversi cambiar d'abito per ogni paese che visitava, perché si sa le leggende devono piegarsi alle tradizioni, è la loro natura. Purtroppo non solo alle tradizioni, ma anche alle mode, passeggere o meno che fossero. Ma era un problema superabile, così come lo era viaggiare in slitta, la sua amata slitta, che ora invece aveva un motore e le renne, bé c'erano solo perché non poteva esserci Santa Clause senza renne, ma non era stato sempre così e la sua slitta era molto più semplice, un tempo. Entrò nella sua stanza, lì non ci poteva entrare nessuno, lo aveva vietato tanti e tanti anni prima. Il camino era acceso, ogni cosa l'aveva realizzata con le sue mani, il solido letto di legno, la cassettiera, la mensola, le sedie ed il grande armadio. Si avvicinò e spalancò le ante. Eccoli lì tutti i suoi abiti, erano cambiate le fogge ed i colori, ce ne erano alcuni azzurri, lunghi bordati di pelliccia ed altri che tendevano al verde, e altri bianchi e poi i primi abiti rossi, fino a quello che indossava sempre. Andò a sedersi vicino al camino. Era stanco, ma anche quell'anno sapeva che sarebbe andato in scena. Ecco la sua vita ormai era solo una farsa, una recita, niente di più. Sua moglie avrebbe preparato i biscotti, lui sarebbe salito sulla slitta e poi avrebbe fatto il solito giro, sarebbe sceso in qualche casa, dove sapeva di trovare qualcosa da mangiare per lui e le sue renne e sarebbe ripartito. I regali non li portava più da un pezzo, solo alcuni, quando ancora riceveva richieste ragionevoli, ma videogame e tablet, neanche sapeva cos'erano, a quelli pensavano i genitori. Avrebbe potuto restarsene a casa, o forse avrebbe potuto ignorare i cambiamenti, ma era solo un'illusione, lui era una leggenda e come tale, doveva cambiare, conformarsi all'immaginario collettivo, per poter sopravvivere. Era proprio vero, il mondo era davvero in crisi, se perfino una leggenda, uno spirito come lui, guardandosi allo specchio non si riconosceva più, e non riconosceva più la sua utilità.
Sua moglie arrivò coi biscotti e un sorriso. Era davvero il momento di andare, la lasciò con una carezza. Si aggiustò il vestito ed il cappello, si stampò un sorriso sulle labbra e salì sulla sua slitta, prendendo il suo sacco, ogni anno più leggero. Lo spettacolo stava per cominciare : Signori e Signore Santa Clause! O meglio ciò che ne restava.
La slitta volava veloce da un paese all'altro, da una casa all'altra da un tetto all'altro. E alla fine quando anche l'ultima casa della sua lista fu visitata, risalì sulla sua slitta, gridando nella notte che scompariva: “Buon Natale a tutti e a tutti una buona notte!”
e così anche quell'anno calava il sipario, signori e signore all'anno prossimo! Pensò toccandosi il cappello in un immaginario inchino. Era il momento di riposare un po', e concedersi il lusso di ricordare i suoi primi anni, quelli lontani dal consumismo e dalla tecnologia.



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Racconto scritto il 07/12/2016 - 19:53
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.281 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Marirosa, mi piace come scrivi, oltre che con le poesie hai uno spiccata dote anche con il genere "racconto". Quanta amarezza che c'è in questo componimento, anno dopo anno il povero Babbo Natale diventa sempre più vecchio, precisamente dentro. Ormai la tecnologia e la magia del Natale (scusa il gioco di parole) và a farsi benedire. Il Natale è un business, inoltre i bambini di oggi non "credono" a Babbo Natale. Nonostante sia un opera di finzione, quanto hai scritto fa riflettere. Brava!!!

Giuseppe Scilipoti 21/12/2016 - 10:59

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Esplicitamente vero... Meditare è un dovere... per scalare le vette del grandioso.
Lieta giornata, Marirosa.
*****

Rocco Michele LETTINI 08/12/2016 - 10:13

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Un bellissimo racconto, che ci fa comprendere come i cambiamenti, gli effetti del progresso, ci hanno fatto perdere il gusto delle cose belle...
I bambini ormai per i regali non hanno più bisogno di riceverli come quando ero io bambino, solo nelle feste di Natale...
oggi hanno purtrpppo, tutto e subito...
La cosa che fa più male è che si sta togliendo tra le cose belle quello che rappresenta il Natale: "la natività del Bambinello Gesù", che è venuto a fare dei cambiamenti, quelli giusti, sopratutto nel cuore dell'umanita... ti auguro una
Buona festa dell'Immacolata!

Gaetano Lo Iacono 08/12/2016 - 09:46

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be i tempi cambiano in peggio secondo il mio vedere bel racconto 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 08/12/2016 - 09:19

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Potrei dirti che i tuoi pennelli hanno la punta fine e i tratteggi danno profondità al quadro... oppure che la riflessione sulle cose da un sapore diverso alle cose... Invece di dico una cosa più semplice.... mi hai ridato il piacere di scrivere... sai.. in questo mondo non sai quanto di te rimane in questo foglio arrotolato che poi si porta il fiume... Ma tu hai buttato un pò d'anima ... hai rischiato un pò d'anima... ed un viandante per un pò l'ha raccolta davvero...

Francesco Di Mare 08/12/2016 - 06:38

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Quanti cambiamenti in questi anni e quante distorsioni del significato di questo personaggio pregno di sogni e di magìa!
Ma non è solo l'entità dei doni, quanto l'intiepidirsi del valore dell'attesa, quel contare i giorni con trepidazione in vista della sorpresa. Ho vicino a me bambini di quattro anni che hanno già ricevuto il regalo di Natale da metà novembre: questo è deturpare la fantasia e legare dei sassi ai sogni.
Bella e puntuale la tua riflessione.
Ciao

Millina Spina 07/12/2016 - 22:18

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