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L' OLEASTRO

L’ OLEASTRO


Sono sempre stata affascinata dalle storie e dalle leggende popolari, perché in esse si intrecciano fantasia e realtà, l’incomprensibile diventa favola o racconto, la mente umana crea personaggi fantastici che si muovono in paesaggi surreali e a volte anche ostili.
Quando mi trasferii con la famiglia a Sciacca venni a conoscenza che nei pressi del paese, in contrada Scunchipani, esiste un oleastro, un olivo monumentale, un patriarca della natura dalla lunga vita e attorno al quale si narrano storie fantastiche. Incuriosita mi recai a visitarlo e contemplando quel luogo, in apparenza un semplice agro siciliano reso suggestivo ed espressivo da quell'olivo incredibile e magico, mi sembrò di percepire un’aura di luce attorno, di sentire la presenza, al suo interno, di un’ anima antica, desiderosa di raccontarmi una delle sue storie.
Appoggiata al muro di un casolare in rovina la ragazza osservava la strada sterrata che si snodava rettilinea tra la fitta vegetazione mediterranea, inondata dal sole cocente. Da lì doveva giungere il suo amore, ma ancora non si vedeva nessuno e lei stava in ansia, perché non aveva molto tempo e quell'appuntamento con Giovanni, un giovane bello, alto e bruno, la emozionava moltissimo.
I suoi lunghi capelli biondi lisci sulle spalle, ricordavano l’eredità normanna in Sicilia e la figura snella era evidenziata da pantaloni aderenti e da una corta maglia colorata. Mirella non aveva detto ai suoi genitori di quell'incontro perché sapeva che non avrebbe avuto nessun consenso e poi in quell'ultimo periodo la tristezza e la preoccupazione avevano invaso la sua casa, un umile caseggiato di campagna non lontano dal luogo dell’appuntamento. Suo padre era stato licenziato dal cantiere edile e con quel poco che produceva la campagna non potevano vivere.
Sentiva i suoi genitori disperati e che a volte litigavano, perché non trovavano una soluzione. Mirella aveva dovuto interrompere gli studi e per guadagnare qualcosa teneva compagnia ad una vecchia signora che ormai non ricordava più niente come se non avesse vissuto la sua vita.
Un giorno uscendo dalla casa della signora, percorrendo la strada principale del paese con la sua bicicletta, quasi si scontrò col motore guidato da un giovane.
-Stai attenta!- Disse lui con voce alterata
-Perché non stai attento tu!- rispose la ragazza
Litigarono un po’, ma Giovanni guardava con ammirazione quella giovane dai capelli biondi e i grandi occhi chiari e ne rimase colpito. Alla fine smisero di litigare e si presentarono. Parlarono per un po’ quel giorno e altri giorni a seguire, perché Giovanni si faceva sempre trovare nei paraggi. Sbocciò un amore tenero e dolce, ma a breve sarebbe stato contrastato dalle difficoltà che la vita si affrettava a presentare. Suo padre infatti aveva deciso di emigrare all'estero, dove tanti altri compaesani erano andati in cerca di una vita migliore, per trovare lavoro nelle industrie che in quegli anni, nell'Italia settentrionale e negli altri stati del nord Europa, fiorivano numerose. Così aveva deciso di emigrare con la famiglia, lasciare l’isola e Mirella si sentiva disperata perché amava quei luoghi e non voleva separarsi da Giovanni.
L’attesa non fu lunga, perché il rumore del motore annunciò il suo arrivo. Il ragazzo giungeva con quel suo sorriso aperto sul volto bruno, a cavallo sulla motoretta e i capelli al vento. Capi che Mirella era angosciata e doveva dirgli qualcosa.
-Cosa c’è ? – le chiese più volte mentre camminavano nella campagna, dove il suono delle cicale si interrompeva per brevi momenti per dar posto al silenzio. Esse si zittivano e poi di nuovo tutte insieme ricominciavano il loro concerto mattutino. Ma la ragazza stava col capo chino e non riusciva a dirgli della sua prossima partenza. Giovanni le cinse le spalle con il braccio, mentre giungevano davanti ad un grande albero ombroso e lì si fermarono.
Era un olivo gigante, rugoso e contorto e sembrava che al suo interno ne abbracciasse un altro, come un figlio protetto dall'abbraccio paterno, mentre la grande chioma di foglie pallide era scossa leggermente da un vento leggero. Fu lì che sostarono e Giovanni le raccontò:
-Sai che questo albero è magico? Si dice che sia abitato al suo interno dalle fate e non bisogna maltrattarlo, però se tu parli con gentilezza alla sua anima ricca di saggezza, sarà lui a confortarti e aiutarti.
Mirella iniziò con un filo di voce a spiegare a Giovanni la situazione della sua famiglia, ma quando finì anche lui era triste.
-Stai tranquilla, io ti aspetterò- Cercò di incoraggiarla, ma sapevano entrambi che le loro strade si sarebbero divise, che si innalzava sulla loro storia appena sbocciata, un muro grigio di difficoltà e di sofferenza.
Nei giorni a seguire Mirella si recò spesso all'albero. Dalla sua casa non doveva fare altro che attraversare alcuni tratti di una campagna che in parte si trovava in desolato abbandono, ricoperta di rovi e di erbacce, altri tratti invece erano definiti da file ordinate di piccoli aranci o olivi. La giovane era con il cuore gonfio di sconforto e si disperava, ma giungendo nei pressi dell’albero iniziava a calmarsi e a camminare più lentamente per assaporare quella visione insolita che si delineava nel paesaggio. La suggestione definita dal gigantesco olivo creava un’atmosfera sacra, si imponeva agli sguardi come una forza della natura e della vita, un monumento carico della memoria di un lungo tempo trascorso.
Testimone silenzioso degli avvenimenti umani e di quei luoghi, l’olivastro recava scolpiti in sé i racconti antichi del vento, della siccità e del fuoco, del passaggio delle mandrie, del gelo e delle tempeste improvvise, del caldo torrido dell’estate, egli stava sempre lì, da secoli. Le sue fibre contorte, caratterizzate da fori e da caverne, abitate da tane di animali, scavate da miliardi di insetti ospitava anche figure fantastiche, le fatine buone e gentili pronte a proteggere quel gigante. Nessuno doveva toccarlo.
Mirella, ammirata, coglieva la presenza al suo interno di un’anima colma di saggezza e istintivamente, in uno stato euforico di empatia iniziò un colloquio telepatico, iniziò a percepire dei movimenti, vedere la chioma pallida del fogliame agitarsi come se partecipasse a quella tristezza e una musica trascinata del vento la avvolgeva tutta. Lo spirito antico dell’albero la confortava e le diceva di pazientare, senza abbandonare i suoi cari che in quei giorni erano proprio disperati. Il suo tempo per l’amore sarebbe arrivato e il bene fatto le sarebbe stato restituito.
Quella strana magia l’ aiutò ad affrontare quel momento e a darle rassegnazione.
Mirella partì verso il paese straniero con la famiglia in un piovoso giorno di fine estate, accompagnati da un fresco vento di tramontana che annunciava l’arrivo della stagione autunnale e un cambiamento della loro esasperata vita. Dopo un lungo viaggio faticoso si stabilirono in Francia.
Nei giorni successivi a quel distacco, anche il giovane Giovanni si sentì sconfortato. Il suo amore per Mirella era sincero e non sapeva darsi pace. Si mise a camminare immerso nei pensieri e senza accorgersene si trovò nel luogo dove di solito si incontrava con lei. Non si era accorto di essere arrivato davanti l’antico oleastro.
Si fermò ad osservarlo, colpito dalla sua maestosità e bellezza. Un’aura di luce sembrava circondarlo e si percepiva il leggero strusciare delle foglie dalla forma allungata color argenteo. In quel luogo il tempo e la realtà si annullavano e sembrava di vivere in un’altra dimensione.
Forse in preda ad una strana suggestione gli parve di sentire una voce provenire dalla profondità concava del tronco.
-Perché sei così triste? – disse quella voce
Il giovane scoppio in lacrime e raccontò il suo piccolo dramma.
-Io lo conosco già il tuo dispiacere, la tua amata è stata spesso qui a piangere per lo stesso motivo. Non dovete essere tristi. Spesso dimenticate che l’amore è nei vostri cuori e non sarà un po’ di lontananza a spegnerlo.
-Ma passeranno anni e poi lei incontrerà di sicuro un altro con cui si sposerà.
Un improvviso vento leggero mosse la chioma dell’albero, come se alitasse un respiro profondo che rispose:
-Lascia che il destino faccia i suo percorso e se i vostri sentimenti sono sinceri vi ritroverete. L’amore non conosce il tempo, ne supera la barriera e si annulla. Io esisto da un millennio e ho visto scorrere gli avvenimenti di questa terra, tra pace e guerra, violenza e sofferenza, ma nessuno degli avvenimenti più brutti ha avuto la capacità di spegnere l’infinita bellezza della vita, la meraviglia del creato, la contemplazione stupita di fronte al mistero dell’universo. Tutti ne facciamo parte, compresi i nostri sentimenti.-
Continuò:
- Vai e vivi amando la vita senza disperarti. Lavora, studia e impegna le tue giornate per realizzare un tuo progetto. Quando vuoi vieni a trovarmi e troverai conforto.
Giovanni si destò, come se avesse vissuto un sogno, ma l’albero con tutte le sue rughe e il grande tronco era lì. Sentì di ringraziare quello strano amico che aveva parlato al suo cuore come un soffio benefico e una strana pace entrò nel suo animo. Passò del tempo in cui Giovanni si impegnò a studiare per diventare medico. Poi iniziò a lavorare e volle realizzare il progetto di una casa che avrebbe diviso con Mirella, se fosse tornata. Quando poteva, andava a trovare l’albero come se andasse a trovare un padre, un saggio anziano. Gli dava conforto perché non riusciva a dimenticare Mirella, i suoi capelli chiari e il viso dolce.
Un giorno mentre tornava da una passeggiata vide arrivare una strana macchina, dalla strada che collegava con la capitale. La macchina, grossa e scura si fermò davanti la vecchia casa di Mirella chiusa da anni. Con un tuffo al cuore riconobbe la cascata di capelli biondi e la riconobbe. Si mise a correre con il cuore impazzito di gioia e andò da lei. L’abbraccio che li unì fu più loquace di qualsiasi altro discorso. Adesso nessuno li avrebbe più separati e finalmente potevano pensare alla loro vita futura da vivere insieme.
Chissà forse l’olivastro dall'alto della sua collina, guardandoli sorrideva tra le rughe, scuotendo un po’ la chioma, mentre le fatine gioiose iniziavano a danzare.




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Racconto scritto il 24/07/2017 - 13:23
Da Patrizia Lo Bue
Letta n.111 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie Patrizia per il tuo commento.Sempre brava nelle tue descrizioni anche per questo racconto un pò naif

Patrizia Lo Bue 10/08/2017 - 08:35

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Grazie per le tue parole di apprezzamento! Ho letto ora il tuo racconto, lo trovo molto bello, pieno di sole, di profumi, di colori, di suoni estivi, di terre assolate siciliane! Un paesaggio che mi è rimasto nel cuore...Una favola di altri tempi che fa bene al cuore. Meraviglioso quell'albero che ha in sè la storia dell'umanità!

Patrizia Bortolini 07/08/2017 - 14:24

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silvana marciante 25/07/2017 - 11:56

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