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= Poesia
= Racconto
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Sono il pennino di una Musa annegato nel calamaio

Arrivai in questo luogo per sfuggire agli occhi di una donna che nemmeno conosco.
Sono la memoria di un viso sbiadito, così celestiale da dover avere di diritto un posto nell’Olimpo, non questo chiostro
se non fosse quel viso stato cagione dell’invidia degli dei, mentre su questa terra non trova epiteti quanto basta soavi per narrarlo la penna tra le mie dita.
Sono qui da così tanto tempo che non so dire
cosa sia lirismo,
e quale la mia vita…


…il ricordo annebbiato dei capelli di lei che gli accarezzano
la mente, ha il sapore di perifrasi.
Non giacque mai al suo fianco, ma nei suoi carmi lei
seppe toccare le corde dell’estasi.
Divenne quel pensiero maleducato che si infila dappertutto, che porta fin sull’orlo di impazzire.
Fecero l’amore nei suoi versi. E quando lei
tacque, per un breve attimo si sentì morire.


(elegia prosastica III -Mitografia, agosto 2020)




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Racconto scritto il 13/07/2022 - 07:32
Da Mirko D. Mastro
Letta n.706 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Grazie Genè

Mirko D. Mastro 14/07/2022 - 07:27

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Piaciuto tantissimo, un saluto.

genoveffa genè frau 13/07/2022 - 17:47

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Jean... troppo facile dire che mi hai fatto pensare allo splendido The Sixth Sense di M. Night Shyamalan del 1999 con uno strepitoso Haley Joel Osment e presenza potente di Bruce Willis.
Allora ti dirò che, senza che tu potessi saperlo, il tema di cui ci hai narrato sarà in parte presente nella IV elegia di cui vi anticipo che si intitolerà Componimento elegiaco

Mirko D. Mastro 13/07/2022 - 16:53

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Margherita, Marina, Anna e Maria Luisa... riemergendo per un momento dal calamaio vi ringrazio per le vostre belle parole

Mirko D. Mastro 13/07/2022 - 16:35

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Bella, bella caro Mirko mi ha acchiappato molto ed è scritta veramente in modo perfetto. Mi hai fatto venire in mente una cosa toccando un tema che mi è consono.
Spesso parlo di musa o di dama ebbene sfato il mito fantasia e vi assicuro che ella esiste e l'ho perfino incontrata a Firenze nel 1991 e naturalmente sto parlando di una morta...
Ero a Pratolino (Villa Demidoff) e all'interno del parco in una specie di piccolo battistero incontrai una signora vestita in modo ottocentesco seduta su un muretto. Per accedere in questo luogo bisogna salire parecchie scale e non vi sono altri accessi. Ci incrociammo gli sguardi e poi scoprii dietro il battistero la sua tomba, era la contessa Demidoff morta intorno al 1800. C'era la sua foto, identica a quella dama incontrata... ma non solo qualche anno fa l'ho fotografata, per puro caso, seduta nel mio salone... Quando parlo di questi argomenti per me sono reali e non fantasia in quanto ho la particolarità di dialogare con i morti...

Jean C. G. 13/07/2022 - 14:25

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E' grandiosa la musa che ti ispira

Maria Luisa Bandiera 13/07/2022 - 14:02

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È strepitosa!! Nel titolo c'è tutta la tua essenza, tu sei pennino ed inchiostro che incide a fuoco, gli specchi riflettenti solo le anime. Non smetterei mai di rileggerla!!

Anna Cenni 13/07/2022 - 12:03

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Questa tua elegia è da definirsi con quella parola che a te non piace (Capolavoro) per cui la scrivo in parentesi... ma lo è ugualmente.
La Musa ti ha assai ben ispirato, Mastro Poeta, complimentissimi di cuore,
con stima e affetto

Marina Assanti 13/07/2022 - 11:56

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Bellissimo... colmo di emozioni!
Il titolo è strabiliante.

Margherita Pisano 13/07/2022 - 07:56

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