Sandro Pertini Presidente tra la gente
Presidente tra la gente
Venticinque settembre
ti ha messo al mondo,
otto luglio
ti ha messo a guidare
un Paese.
Io e te dividiamo
lo stesso giorno di nascita,
anni diversi,
e stesse iniziali: S.P.
Ma tu sei pagina d’Italia.
Tu non eri di seta, Sandro.
Eri di lana ruvida, di pietra
e di mare.
Di quella che scalda davvero.
Non sei stato
Presidente di velluto,
sei stato
Presidente di piazza.
Di quelli che si tolgono
la giacca perché fa caldo,
che vanno allo stadio
e tifano senza chiedere
il permesso al protocollo.
Avevi il “brutto carattere”.
Grazie al cielo.
Perché solo chi ha carattere
sa dire no quando tutti dicono sì.
Solo chi ha carattere
va in galera per le idee
e ne esce con le idee
più grandi.
Solo chi ha carattere
in carcere leggeva
e fuori lottava,
ed entrava al Quirinale senza inchini
ma con la schiena dritta
di un partigiano.
Presidente vero,
il più significativo
di questa nostra Italia bella.
Ti abbiamo visto
piangere con gli operai,
ridere coi bambini,
urlare alla mafia “vergognati”.
Guardavi un uomo
negli occhi
e non vedevi un voto,
vedevi un fratello.
Perché per te la Repubblica
non era un palazzo.
Era il volto della gente.
E poi c’eri tu e c’era Lui.
Tu, socialista e anticlericale
per scelta.
Lui, Papa venuto
da lontano.
Due mondi diversi,
eppure vi cercavate.
Ti disse:
“Tra noi c’è stima e amicizia”.
E tu rispondesti
con gli occhi,
perché le parole grandi
non hanno bisogno
di tanti giri.
Nessun compromesso,
solo rispetto.
Quello vero.
Quello di chi non si vende
e sa riconoscere
la grandezza
anche quando viene
da un’altra sponda.
Il carattere non è fare piacere.
Il carattere è tenere la barra dritta
quando tutti girano
a favore di vento.
Tu l’hai tenuta.
E noi, dopo,
abbiamo imparato a camminare
con un passo più onesto.
Tu eri libertà che cammina.
La voce roca di chi ha urlato
contro il fascismo e contro l’indifferenza.
Il rispetto che non chiede, pretende.
Rispetto per la Costituzione,
per la donna, per l’ultimo della fila.
Italia aveva bisogno
di un nonno severo
che ti sgridasse
e poi ti abbracciasse.
E tu l’hai fatto.
Ci hai insegnato
che la Patria
non è un inno cantato piano,
è il coraggio di viverla
ogni giorno
senza vendere niente.
Io, donna,
ti dedico versi
senza fronzoli,
perché tu odiavi
le frasi vuote.
Ti scrivo libera,
come eri tu.
Perché la libertà
non si mette in riga,
salta il cancello, ride forte,
e se serve piange
davanti a una bara.
Nascere a settembre
e diventare guida a luglio
vuol dire seminare al freddo
per dare ombra d’estate.
E tu ombra ne hai fatta.
Tanta.
Quella sotto cui un Paese intero
ha imparato a respirare
da uomo libero.
Grazie, Sandro.
Per il tuo no.
Per il tuo sì.
Per il brutto carattere
che ci ha regalato un’Italia
con un carattere migliore.
Per averci ricordato
che l’Italia è bella
quando ha uomini veri
a guidarla.
Sabina Patruno
Racconto scritto il 18/07/2026 - 06:17Voto: | su 0 votanti |
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