Io c'ero già
quando il marciapiede era di terra
e la polvere si alzava a ogni passo.
Le case finivano lì,
poco oltre il campo,
dove la sera arrivava lenta
e l'orizzonte sapeva d'erba.
L'ho visto comparire,
l'asfalto inaspettato.
Ho sentito la terra
ribellarsi impotente.
Il primo rombo dei motori
mi ha inciso la corteccia.
Le mie radici conoscono
ciò che la città ha dimenticato:
le forme antiche,
il corso dell'acqua,
le pietre sepolte.
Io non abito qui,
il mio viaggio si compie sotterraneo.
Là sotto,
aggirando ostacoli,
stringo la terra.
Resisto all'inverno,
tra clacson e passi affrettati.
Dove la città non guarda,
continuo il mio viaggio.
Qualcosa cede:
nel manto una crepa.
quando il marciapiede era di terra
e la polvere si alzava a ogni passo.
Le case finivano lì,
poco oltre il campo,
dove la sera arrivava lenta
e l'orizzonte sapeva d'erba.
L'ho visto comparire,
l'asfalto inaspettato.
Ho sentito la terra
ribellarsi impotente.
Il primo rombo dei motori
mi ha inciso la corteccia.
Le mie radici conoscono
ciò che la città ha dimenticato:
le forme antiche,
il corso dell'acqua,
le pietre sepolte.
Io non abito qui,
il mio viaggio si compie sotterraneo.
Là sotto,
aggirando ostacoli,
stringo la terra.
Resisto all'inverno,
tra clacson e passi affrettati.
Dove la città non guarda,
continuo il mio viaggio.
Qualcosa cede:
nel manto una crepa.
Poesia scritta il 10/07/2026 - 14:11Letta n.1 volte.
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