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Le istruzioni sono:

Prosegui una storia che inizi così: "Fissava il foglio bianco dinanzi a sé , mentre, veloci, i pensieri ballavano nella sua testa. Vedeva le immagini prendere corpo per poi, come d’incanto, svanire in un momento, in un battito di ciglia.
Il tempo passava, ma niente, nulla, non un solo pensiero si era chiarificato, strabuzzava gli occhi cercando di vedere oltre la fitta nebbia in cui era avvolta la sua mente. Vuoto. Stava per chiudere tutto, andare via, si era fatto tardi e cominciava a sentire i morsi della fame. Non aveva pranzato e, ormai, doveva essere ora di cena. Stanca e avvilita, si accingeva a spegnere il computer quando vide una figura venire verso di lei. Si materializzava ad ogni passo, testa alta e espressione fiera “Io sono Claudia” disse “mi stavi aspettando”.


~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~



Il giorno della verità

Quel volto di donna le era familiare, lunghi capelli vermigli che scivolavano sulle spalle ossute fino alle costole, morbide onde le incorniciavano il viso, quegli occhi di un verde chiaro quasi finto, la fissavano.
Ripensó a tutte le donne conosciute fino a quel momento, cercò fra di loro il volto di lei sforzandosi di ricordare dove aveva incontrato quegli occhi.
Poi ripensò alle sue parole "Io sono Claudia mi stavi aspettando".
Claudia... Lei aveva una sorella di nome Claudia ma era morta quando lei aveva appena due anni.
La guardava con occhi increduli, e mentre cercava di scacciare i pensieri che le si affollavano in testa, ricordò una foto, una di quelle che la madre aveva incorniciato e messa nel cassetto del suo comodino.
Era l'unica in tutta la casa, riposta in un angolo intimo dove solo lei, tutte le sere e tutte le mattine poteva guardarla.
"Margherita, non aver paura, sono qui per parlarti di me, ti racconterò della mia morte ma ancor prima della mia vita e tu scriverai per far sapere.
Per non lasciare impunito chi mi ha stappata a questo mondo".
Margherita tremava, iniziava a pensare di aver fumato troppa erba.


Era solita Margherita, cercare l'ispirazione attraverso droghe leggere che la stordissero tanto quanto bastava per trovare quello che cercava.
Un indizio, un immagine, una sola parola capace di aprire il vaso di Pandora che era la sua mente.
Infondo anche Hemingway beveva per lo stesso motivo santo cielo!
Ma quel giorno non ricordava neppure di aver acceso la sigaretta...
Corse in camera della madre senza degnare di risposta Claudia, infondo non era reale, pensava.
Quel corridoio non gli era mai sembrato tanto lungo e buio e quella porta chiusa a chiave da anni era lontanissima.
Riuscì finalmente a raggiungerla.
Girò la chiave nella toppa e quella fece uno scatto che risuonò per tutta la casa come se fosse vuota.
Accese la luce e rivide quella stanza che da anni si rifiutava di guardare, la perdita della madre era stato un dolore troppo grande per lei così aveva deciso di non varcare più quella soglia.
Era tutto coperto la grigie e polverose lenzuola.
Ogni passo che faceva l'avvicinava alla paura, la paura di scoprire che era lei.
Sollevò quel lembo ingrigito e lentamente tentò di aprire il cassetto del comodino, non vi riuscì era chiuso a chiave e non sapeva dove cercarla.
Si voltò rapidamente intuendo dove potesse essere quella minuscola chiave ma quasi moriva dalla paura. Claudia era lì davanti a lei con il suo abito giallo che le arrivava alle caviglie, era a piedi nudi e sembrava quasi un miraggio uno di quelli che vedi nei film quando il personaggio, generalmente quello principale, muore di sete in un deserto sconfinato e fissando l'orizzonte immagina un oasi ad attenderlo.
Torna alla realtà scuotendo forte la testa....Fa un passo indietro salta sul lettone e una nuvola di polvere le si infila in gola tanto da farla tossire, corre verso il comò dove un altro lenzuolo polveroso l'attende.
Lo afferra velocemente e lo getta alle sue spalle, apre il porta gioie che sua madre le aveva lasciato ed eccola lì la minuscola chiave del comodino.
Si volta Claudia non c'é più.
Approfitta per correre dall'altro lato del letto infila la chiave, apre il cassetto, afferra il ritratto, lo gira lentamente e resta un attimo in silenzio.
Sente solo il suo respiro diventare sempre più veloce.
Il cuore ha accelerato i battiti al punto da non sentire più neanche i suoi pensieri ma solo tu tu tu tu tu tu è strana la paura.
Riesce a stordirti al punto da perdere i sensi.
Si svegliò al mattino all'alba, le finestre lasciavano entrare la luce che inondava la stanza, il computer ancora acceso e quel maledetto foglio bianco.
Era stato tutto un sogno... Ma ora aveva una storia da raccontare.
Quella di Claudia.




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Scrittura creativa scritta il 19/06/2015 - 17:14
Da Daniela Candita
Letta n.316 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Vicenda... del nostro quotidiano... sequelata intensamente... a tratti toccanti... Sereno weekend

Rocco Michele LETTINI 20/06/2015 - 07:27

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