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PUR DI VEDERTI SORRIDERE: CAP. 3

Come promesso questa volta non ho fatto passare tanti giorni. Ecco il terzo capitolo. Buona lettura.



CAP. 3


Marco sistemò con cura il vaso contenente tre rose rosse sopra il tavolo già apparecchiato.
Tre rose. Una simboleggiava lei, una lui e la terza il loro amore. Tre fiori distinti, ma perfettamente amalgamati in una splendida composizione floreale. Armoniosa come il loro amore.
La tavola non era l’unico elemento preparato ad arte per quella serata. Lui stesso si era concesso, infatti, una rapida messa a punto sul proprio corpo. Aveva dato un’ulteriore piccola accorciata al suo pizzetto castano scuro. Aveva rafforzato il suo taglio corto di capelli, dello stesso colore del pizzo, con una passata di lacca extra-strong, mentre il suo viso, dai lineamenti un po’ allungati, era stato ravvivato con il suo dopobarba preferito. Si era concesso infine svariati minuti di fronte allo specchio, sentendosi preoccupato per qualche nuovo capello bianco che andava scorgendo.
La tavola era apparecchiata con una modesta semplicità, ma senza tralasciare una certa maestria. La tovaglia, cento per cento in cotone, era disegnata con un delicato sfondo floreale a base di girasoli. Lei adorava i fiori e tutto ciò che li rappresentava. Quella tovaglia l’aveva comprata apposta per lei. Vi erano figurati dei bellissimi, grandissimi e giallissimi girasoli, accompagnati da delle delicate spighe di grano di un giallo molto più tenue. Lei adorava i girasoli, così come amava tutto ciò di profondamente solare.
I piatti, rispolverati per l’occasione, erano completamente bianchi, con un leggero contorno dorato sul bordo. Per ognuno di loro due ce n’erano tre. Uno piano, uno fondo e uno più piccolo per gli antipasti. Le forchette erano posizionate a sinistra dei piatti, mentre i coltelli a destra, come prescrive il galateo. I due bicchieri a coppa, uno più grande per l’acqua e uno più piccolo per il vino, erano disposti di fronte al piatto spostati verso destra.
Marco sistemò una candela profumata a forma di rosa sul tavolo, contornata da quattro lumicini più piccoli di colore rosso. Non aveva mai pensato neanche per un minuto di utilizzare un classico candelabro con delle scontate candele a stelo lungo.
A fianco al tavolo era parcheggiato un ampio carrello a due piani recante una gran quantità di antipasti. Marco si era sbizzarrito e non aveva badato a spese. Sul primo piano dominavano i colori degli antipasti di mare. Dall’arancione della polpa di granchio e del salmone, al viola dell’insalata di polpo o al rosso e bianco del cocktail di gamberi. Sul fuoco poi una meravigliosa zuppa di cozze e arselle coceva lentamente, pronta ad essere presentata nel migliore dei modi. Il piano inferiore ospitava, invece, gli antipasti di terra. Prosciutto e salame locale, pecorino rigorosamente romano, parmigiano e formaggio dolce a base filante. Non mancava un po’ di carpaccio col classico sughetto di olio e limone, né tanto meno le tradizionali bruschette col pomodoro a pezzettini. Le bottiglie di vino erano sistemate in frigo insieme alla caraffa dove era stato versato l’aperitivo preparato ad arte. L’acqua per gli spaghetti con le arselle era già sul fuoco e l’orata era stata appena messa nel forno insieme alle patate e alle cipolle.
Tutto era stato preparato con precisione e puntualità. Nella sua vita era sempre stato una persona molto scrupolosa e rigorosa. Soprattutto quando doveva rapportarsi a rappresentanti del genere femminile.
Indossava ancora pantaloncini e maglietta a maniche corte per evitare di sporcarsi l’abito con sughi e sughetti vari. In camera da letto dentro l’armadio c’era il completo che aveva deciso di indossare per quella serata. Giacca e pantaloni beige, con una camicia celeste a quadri larghi.
Quella sera sarebbero dovuti uscire semplicemente a prendere una pizza o per una semplice spaghettata. La telefonata di Alessandra, però, aveva cambiato tutto. La storia tra lei e Max era arrivata ad un punto senza ritorno ormai da mesi. Marco era convinto che dovevano solo trovare il coraggio di lasciarsi e questo avrebbe portato nuova gioia alle loro vite.
Ora poteva pensare a loro, senza paura di arrecare problemi a nessun’altro. Quella doveva essere la loro serata. Aveva aspettato pazientemente, aveva deciso di non creare nessuna ulteriore interferenza. Ora non sarebbe riuscito ad attendere un attimo di più. La loro storia diventava ufficiale e c’era da festeggiare con una romantica cena in casa.
Subito dopo la telefonata era uscito di corsa al centro commerciale per comprare tutto l’occorrente per la cena, compreso un piccolo grande dono per lei. Poi l’aveva chiamata avvisandola del cambio di programma. Lei aveva accettato con un po’ di titubanza. Avrebbe voluto rimandare a un'altra volta, a un altro giorno. Lui però era riuscito a convincerla. Era riuscito a strapparle un sì e uno dei suoi sorrisi. Al momento della telefonata lei stava all’altro capo di Roma, ma era come se l’avesse potuta vedere. L’aveva immaginata con i suoi capelli belli ricci e quel sorriso da favola.
Grazie al suo sorriso si erano incontrati. O meglio, si erano riconosciuti.
Si erano incrociati l’uno di fronte a l’altra in una delle tante librerie di Roma. Non solo. Si erano trovati anche nello stesso reparto, quello di letteratura classica straniera. Marco si era avvicinato allo scaffale e si era leggermente divertito a vedere quella meravigliosa creatura tutta intenta nel cercare disperatamente un libro che, evidentemente, non riusciva a trovare. Avrebbe voluto aiutarla, darle una mano nella ricerca del volume, ma decise di lasciar perdere. Lui individuò quasi subito il suo libro, lo prese tra le mani, controllò il prezzo e fece per avviarsi alla cassa per pagarlo, quando lei gli rivolse la parola.
«Ho visto che ha tra le mani Shakespeare, per caso sono le “Commedie Romantiche”?»
«No, sono le “Tragedie”, mi dispiace. Comunque mi è sembrato di averle viste. Un attimo solo, vediamo se le troviamo…»
Sollevò due volumi de “I drammi classici”, ne spostò uno de “I drammi storici” e riportò alla luce l’agognata opera.
«Ecco qui le Commedie Romantiche…»
«Grazie, gentilissimo, proprio non l’avevo visto.» Mentre pronunciava quelle parole lei sfoderò il suo meraviglioso sorriso.
Fu in quel momento che lui la riconobbe.
«Ma non ci conosciamo già? Questo bellissimo sorriso l’ho già visto.»
Lei fece una faccia fortemente dubbiosa.
Quando Marco disse chi era, lei scoppiò a ridere, trascinando anche lui in una fragorosa risata e nell’inizio della loro storia.
Il profumo dell’orata nel forno iniziò a invadere l’aria tutt’intorno sottraendolo da quei meravigliosi ricordi del passato per lasciarlo in quel meraviglioso presente.
Erano le 21.13. Lei doveva arrivare per le 21.30.
Si alzò dalla sedia per terminare i preparativi, quando sentì il rumore della chiave mentre girava la serratura del portone.
Un attacco di panico improvviso s’impossessò di lui.




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Scrittura creativa scritta il 19/10/2010 - 15:22
Da Dev Sol
Letta n.553 volte.
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Commenti


E questo Marco da dove sbuca fuori?La faccenda si fa molto,ma molto interessante...Cmq a suo favore Marco ha che ti fa venire l'acquolina in bocca con la sua cucina...Vedremo come si metteranno le cose in seguito,per adesso tifo Max,perchè mi fa tenerezza la sua disperazione per il suo perduto amore....bye bye a presto

Adelaide 29/10/2010 - 15:49

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ora ci stai viziando !! Due capitoli in pochi giorni !!! Scherzi a parte ti faccio i complimenti, scrivi molto bene e riesci a far vedere ciò che scrivi in modo chiaro e scorrevole. CONSIGLIO A TUTTI DI LEGGERSI QUESTO RACCONTO DALL'INIZIO BRAVO ! Veramente bravo !

Max 26/10/2010 - 23:00

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