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Scrivi un racconto che abbia attinenza con il cibo


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PUR DI VEDERTI SORRIDERE: CAP. 5

Ecco il 5^ Capitolo. Per chi volesse sapere qualcosa di più sul libro può visitare il sito www.ilmiolibro.kataweb.it/ dove è possibile anche l'acquisto (prezzo 12 €) della copia cartacea. Ciao a tutti e buona lettura!



CAPITOLO 5


Max scorse subito l’Opel Corsa di Nicola parcheggiata dall’altra parte della strada. Attraversò d’istinto senza neanche guardarsi alle spalle. Essere investito sarebbe stato il problema meno importante di quella terribile giornata.
Aprì lo sportello della vettura, lato passeggero. Le note di una canzone a lui ben nota invasero le sue orecchie. Axl Rose cantava, attraverso le casse dell’impianto di Nicola, la mitica “November Rain” . Il tempo di chiudere lo sportello e Axl si zittì per lasciare spazio all’assolo della chitarra di Slash.
“November Rain”. Pioggia di Novembre.
Il termometro della macchina segnava una temperatura esterna di 28 gradi centigradi. Il piccolo rettangolo del suo orologio contenente giorno e mese dell’anno recava la data del 3 Luglio. Dentro di sé, però, la temperatura era quella di un malinconico giorno piovoso di Novembre. I colori di quella giornata non erano stati quelli caldi, solari, gioiosi, tipici di ventiquattro ore d’estate. Le uniche tonalità che aveva incontrato in quel terzo giorno di Luglio erano quelle fosche e grigie di un piovoso giorno di Novembre.
Max tese la mano destra a Nicola per salutarlo, senza proferire parola, quasi in religioso silenzio di fronte a quella favolosa canzone dei Guns’n Roses. Avrebbe voluto chiedere all’amico se l’aveva messa apposta, ma decise di lasciar perdere.
«Cambio canzone?» Nicola, col suo fisico muscoloso e massiccio, lo osservava da sotto il berretto da baseball rosso.
«Grazie Nicò, mi hai praticamente letto nel pensiero. È una canzone stupenda ma…»
«Tranquillo. Faccio io.» Nicola sfilò da mezzo le gambe il piccolo telecomando dell’autoradio e selezionò dal lettore mp3 un’altra canzone.
“El Diablo”. Litfiba.
«Non te chiedo come è andata, perchè la tua faccia mi da la risposta. Hai già cenato?»
«No.» Max non aggiunse altro, ma mentalmente ringraziò il suo compagno di mille avventure per non aver voluto rigirare il coltello nella piaga.
«Okay, allora andiamo dal Pier per un aperitivo e poi te porto a mangiare in un posto nuovo che hanno aperto da poco. Carbonara e grigliata mista di carne da impazzire. Poi con lo stomaco ripieno se va a romperci i timpani da qualche parte e a bere di lusso. Te va il programmino?»
«Mi fido di te, andiamo.» Max non avrebbe voluto mangiare per niente, ma l’amico aveva ragione. Per bere molto dovevano avere lo stomaco pieno.
Il piede sinistro di Nicola scese a premere il pedale della frizione, la mano destra mosse la leva del cambio inserendo la prima.
La macchina era piena delle note di “El Diablo”.
“E la vita è una grassa bugia…”
Max non aveva mai condiviso quelle parole, ma in quell’istante gli sembrarono terribilmente vere, spaventosamente concrete. Nell’arco di poche ore era stato umiliato più volte.
L’albero dell’amore tra lui e Ale si era seccato. Inevitabilmente, senza possibilità di uscita. Aveva sperato sino all’ultimo che fosse una crisi momentanea. Era rimasto fortemente convinto di poter aggiustare lo strappo per ripartire, insieme, più forti di prima. Tutto inutilmente.
Nelle stesse ventiquattro ore aveva scoperto che suo padre gli aveva nascosto l’identità della donna con cui aveva intrapreso una nuova relazione. Da un certo punto di vista poteva anche capirlo. Come avrebbe reagito qualche mese prima se il suo genitore avesse deciso di rivelargli tutto? Sicuramente non bene. Non avrebbe di certo accettato quella situazione col sorriso stampato in faccia.
In mezzo a tutti quei pensieri ingarbugliati, tutto ad un tratto, gli venne un’intuizione. Alessandra sapeva. Gli venne in mente la loro discussione di un’ora prima.
“Max hai ragione, c’è un’altra cosa, ma purtroppo non riguarda solo me e te”.
In quel momento aveva pensato ad un amante, ad un nuovo ragazzo di cui poteva essersi innamorata. Invece no. Aveva ragione. Non riguardava solo loro due.
“Quando l’altra persona deciderà di parlartene sarà corretto sapere tutto da lei.”
Suo padre invece, l’altra persona in questione, non aveva minimamente provato a parlare col proprio figlio. Max aveva scoperto tutto da solo, senza preavviso, senza avvertimento.
Prese il telefonino dalla tasca dei jeans e lo tenne stretto tra le mani. Voleva chiamarla, voleva saperne di più, ma aveva paura che vedendo il suo nome sul display non avrebbe risposto. Aveva timore di non riuscire, lui stesso, a parlarle. Si erano lasciati poco più di un’ora prima nel peggiore dei modi.
Le insinuazioni di lui. Lo schiaffo di lei.
Rimase con il cellulare tra le mani indeciso se premere il tasto di chiamata o meno per svariati minuti. Non fece caso alle strade che stavano percorrendo. Anche la musica dentro la macchina ormai gli scivolava via impermeabile. Le canzoni suonavano una dopo l’altra, ma lui con la mente non era più lì ad ascoltarle.
«Aaah Max, siamo arrivati.»
La voce rassicurante di Nicola lo riportò alla realtà.
«Nicò ti devo chiedere un piacere. Ti posso raggiungere tra due minuti? Devo fare una telefonata. Te la chiudo io la macchina, tranquillo.»
Nicola lo guardò leggermente dubbioso. Non per il fatto di chiudere la macchina. Considerava Max come un fratello. La macchina gliel’avrebbe lasciata anche per fare la Paris-Dakar.
«Fratè, non la vorrai fare a lei questa telefonata? Tu mi hai chiamato e mi hai affidato una missione… Ti ricordi? Mi hai chiesto di farti distrarre portandoti a divertire, e io ho intenzione di adempiere a questo mandato.»
«Hai ragione e confermo … ma dopo averti sentito è successo un altro casino. Faccio questa chiamata e poi ti spiego la situazione.»
Nicola questa volta non fece obiezioni. Sfilò le chiavi dalla serratura di accensione e le consegnò all’amico. Si sistemò il suo eccentrico berretto rosso in testa e aprì lo sportello. Mise il piede sinistro fuori dal veicolo, lasciando il destro ancora dentro l’abitacolo.
«Aho, inizio a ordinare gli aperitivi. Io Martini rosso, te?»
«Perfetto, grazie Nicò.»
Max tenne stretto tra le mani il cellulare ancora per alcuni secondi, poi premette il tasto di chiamata rapida corrispondente al numero di Alessandra.
Uno squillo, due squilli, tre squilli, quattro…cinque...sei… …sette. Lo sconfortò iniziò a impossessarsi di lui, poi al nono squillo sentì attivarsi la linea. Dall’altra parte si sentì solo un assordante silenzio. Alcuni secondi d’immobilità lunghi come un’eternità, poi una voce, la sua voce.
«Che c’è ancora?» Arida, triste, vuota. Non era la sua vera voce. O meglio lo era solo fisicamente, ma niente di più.
Lui non le fece domande. Con la voce ancora scossa le raccontò semplicemente quello accaduto pochi istanti prima a casa sua.
«Dopo essermi lasciato con te sono tornato un attimo a casa per farmi una doccia.» Si bloccò un attimo. Pensò all’ironia del verbo lasciare. Normalmente avrebbe significato una semplice lontananza momentanea. Poche ore, dall’oggi all’indomani. In quel momento invece assumeva la terribile connotazione di una separazione definitiva. Scacciò immediatamente quella riflessione e riprese a parlare. «Quando sono entrato in casa, in salotto tutto era a festa. Il tavolo era ben apparecchiato, candele, rose, il carrello pieno di antipasti. Mio padre aspettava una donna, ma io non ne sapevo niente. Nessuno mi aveva detto niente.»
«Max, io..» Alessandra capì immediatamente quello che era accaduto.
«Non ho finito. Fammi terminare il mio racconto.» La sua voce era ancora carica di delusione e di rabbia. «Mi sono sentito tradito, abbandonato. Mio padre ha cercato di tirare fuori delle scuse, ma non le ho volute ascoltare. Mi sono infilato sotto la doccia e poi sono riuscito. L’ascensore era occupato. Quando si è riaperto mi sarei aspettato di vederci dentro chiunque, chiunque tranne tua madre.» Si fermò un attimo. Lasciò trascorrere alcuni secondi di silenzio pienamente corrisposti anche dall’altra parte del telefono, per poi proseguire come un fiume in piena. «Mio padre esce con tua madre da chissà quanto tempo e io non ne so niente. La porta a casa nostra, organizza una cena come se dovesse fare la richiesta di matrimonio. Tu lo stesso giorno mi lasci. Dici che non mi ami più, ma c’è anche un’altra cosa che non puoi dirmi. Come uno stronzo quest’altra cosa la scopro da solo. Mio padre e tua madre hanno una relazione insieme. Tu lo sapevi e io no.» Pronunciò queste ultime parole con profondo rancore, accentuando questa differenza di condizione tra loro due. Tu sapevi, io no.
«Io lo sapevo perché mia madre si è confidata con me. Mi ha detto che non riusciva a tenermelo nascosto perché per lei era un qualcosa di meraviglioso. Si sentiva nuovamente innamorata, dopo tanto tempo. Mi ha chiesto, però, di non dirti niente, perché sarebbe stato giusto per te saperlo direttamente da tuo padre. I motivi per cui lui non ti ha detto niente non li devi però chiedere a me.»
«Da quanto lo sapevi? Da quanto stanno insieme?»
«Come te lo devo dire, io non ti posso dire niente e non ho intenzione di farlo.»
«Non vuoi dirmi niente eh?» Max iniziò a sentire i suoi muscoli contrarsi. Aveva voglia di urlare, di sfogare la sua rabbia. Avrebbe voluto svuotarsi tutto d’un colpo da quei sentimenti cattivi che lo stavano consumando dentro. «Tu mi hai lasciato per questo e non vuoi dirmi niente?»
«Io non ti ho lasciato per questo.» Alessandra si bloccò un attimo. Sentì un terribile nodo allo stomaco salire pian piano, sino ad invaderle la gola. Alcune lacrime iniziarono a solcarle il viso.
«Perché allora stasera mi hai detto che oltre a non amarmi più c’era un altro motivo?»
«Io ti ho lasciato perché non ti amo più. Questo lo vuoi capire? La relazione tra mia madre e tuo padre ha influito nella mia decisione solo perché non volevo con i nostri casini creare problemi a loro. Loro si amano, noi non più. Questo ti basti…» La sua voce s’interruppe. Stava piangendo.
Max rimase spiazzato. Stava cercando delle parole giuste, ma lei non gli diede il tempo. L’unica cosa che sentì dall’altra parte del telefono fu il cadere della linea. Poi solo silenzio.
Osservò per un attimo il cielo dal finestrino della macchina. Era nero, buio, poche stelle. O forse erano poche quelle che riusciva a vedere. Le luci umane avevano la meglio sulle luci della natura. Lampioni, fari, insegne luminose, abitazioni illuminate a giorno, sopprimevano il bagliore di milioni di stelle.
Il suo cuore, però, era molto più buio di quel cielo. L’unica stella che lo rischiarava splendendo notte e giorno si era spenta.


***


Marco aveva appena iniziato la cena con Maria, la madre di Alessandra.
Era una bellissima donna, ma poteva essere definita anche una bellissima ragazza dato che portava meravigliosamente i suoi quarantadue anni. Madre e figlia si assomigliavano molto. Stessi capelli mossi, anche se quelli di Alessandra erano più lunghi e i ricci erano molto più fitti. Stesso taglio d’occhi e stesso colore; orientaleggiante il primo e profondamente nero il secondo. I lineamenti del viso di Maria erano forse un poco più allungati rispetto a quelli della figlia.
Avevano iniziato a cenare da neanche dieci minuti.
Marco non aveva ancora trovato il coraggio per chiederle se avesse incrociato Massimo sul pianerottolo. Lei era salita con l’ascensore e il figlio non usava mai le scale. Quindi le probabilità che si fossero incontrati erano altissime, anzi la cosa era praticamente certa. Lei non gli aveva detto niente in proposito, ma questo non significava assolutamente nulla.
Da quando Maria era arrivata avevano chiacchierato del più e del meno, con le classiche domande riguardanti l’andamento della giornata lavorativa. Il silenzio ad un certo punto scese tra di loro, interrotto solo dal leggero rumore delle loro bocche che gustavano i numerosi antipasti.
Marco la osservò per un attimo in modo furtivo mentre addentava un crostino spalmato con salmone e burro. Era davvero bella. Quella sera indossava qualcosa di non troppo impegnativo, ma lei riusciva a portarlo con la sua costante eleganza. Una gonna scura lunga sino al ginocchio lasciava intravedere la sinuosità delle sue gambe, lasciando spazio all’immaginazione per la parte superiore. Un’elegante maglia nera a maniche corte leggermente scollata faceva il resto. Il trucco era leggero, i gioielli pochi ed essenziali.
Lei si accorse di essere guardata, ma soprattutto percepì il dubbio che frullava nella testa di Marco. Decise di porre immediatamente fine a quell’atmosfera d’incertezza.
«Ho incontrato tuo figlio fuori, sul pianerottolo.»
Lui la guardò negli occhi con un’espressione abbastanza ambigua. Non si riusciva a capire se era di soddisfazione per un peso che veniva tolto, per un dubbio che stava per essere svelato o se era pura paura per quello che poteva essere accaduto.
«Pensi ancora di aver fatto la mossa corretta nascondendogli il fatto di esserti innamorato della madre della sua ragazza…» Maria s’interruppe un attimo. Alla luce dei nuovi fatti avrebbe dovuto dire “ex-ragazza”, ma lasciò perdere la precisazione.
«Non lo so, non so più cosa pensare. Come ha reagito vedendoti?»
Lei alzò impercettibilmente di un poco le spalle. «Come uno che viene a sapere all’improvviso qualcosa di cui non avrebbe mai sospettato.»
«Tu cosa hai fatto?»
«Quello che avrei fatto normalmente. L’ho salutato e gli ho chiesto come stesse.» Si avvicinò un poco di più a lui. Gli circondò le mani con le sue e l’osservò per qualche secondo con uno sguardo di parziale comprensione.
«E lui?»
«Ha risposto con un cenno al saluto. Poi è entrato subito dentro l’ascensore.»
«Il problema è che tutto è avvenuto contemporaneamente» Marco sfilò le sue mani da quelle di lei. Posò i gomiti sul tavolo e immerse la sua testa sulle mani a coppa, come per sparire.
«Hai sbagliato, è vero, ma tutto può essere rimesso a posto.» Lei riprese le mani di lui tra le sue, lasciandogli la testa a mezz’aria, sospesa nel vuoto. «Domani ti fermerai a parlare con tuo figlio e gli spiegherai le tue motivazioni. Forse non ti capirà subito, ma da quel poco che conosco Massimo sono sicura che ti ascolterà. Adesso non pensarci. Godiamoci questa meravigliosa cena che hai preparato. Sarebbe un peccato sprecarla.»
Marco si vide rivolgere in quel momento il meraviglioso sorriso di Maria. Quel sorriso che in tanti momenti gli aveva dato sollievo, quel sorriso portatore di tanta felicità. Quel sorriso che gli aveva permesso il giorno in cui si erano incontrati in libreria tra un volume di Shakespeare e l’altro di riconoscerla.
“Ma non ci conosciamo già? Questo bellissimo sorriso l’ho già visto.”
La faccia di Maria, di fronte allo scaffale di letteratura straniera, aveva espresso sorpresa, curiosità, dubbio. Quando lui le aveva detto di essere il padre di Massimo, il ragazzo di sua figlia Alessandra, lei era scoppiata a ridere.
“Scusami non ti avevo proprio riconosciuto”.
Lui invece sì. L’aveva riconosciuta grazie al suo sorriso. Prima di quella volta si erano semplicemente incontrati in un negozio di abbigliamento in compagnia dei loro rispettivi figli. Max e Ale non avevano potuto fare a meno di presentarli e lei aveva sfoggiato il suo meraviglioso sorriso. Dopo quella volta non si erano più visti, fino a quello splendido giorno in libreria in cui il loro amore aveva preso vita.
Marco allontanò per un attimo quei pensieri riguardanti il passato. «Hai ragione. Domani gli parlerò e gli spiegherò perché avevo deciso di non dirgli niente di noi due. Adesso mangiamo perché questa cena, come hai detto tu, non va sprecata.»
Lei fu felicissima di vederlo un poco più sereno e ripresero a mangiare e a parlare di altri argomenti.
La serata trascorse serena, ma Marco non riuscì a trovare il coraggio di concluderla come aveva progettato. Avrebbe voluto regalarle quell’anello comprato di pomeriggio, rimasto nascosto per tutta la cena nella tasca della giacca. Avrebbe dovuto chiederle di sposarla, ma decise che aver sbagliato una volta non significava sbagliare due volte.
Si sarebbe chiarito con suo figlio e gli avrebbe comunicato la sua intenzione di sposare la madre di Alessandra.
Massimo l’avrebbe capito. Non aveva dubbi.
Solo dopo avrebbe potuto chiedere a Maria di sposarlo e donarle l’anello.
Non prima.




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Scrittura creativa scritta il 12/11/2010 - 19:39
Da Dev Sol
Letta n.580 volte.
Voto:
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Commenti


Allora!!! quanto tempo dovremo ancora aspettare per leggere il cap 6...

Jacqui 04/12/2010 - 23:03

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già! a quando? mi hai tolto il sonno.. aiutoooooo

Max 03/12/2010 - 00:19

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Fantastico romanzo !! A quando la continuazione?

Sonia 02/12/2010 - 22:48

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La madre di Alessandra !
ora speriamo che Ale non si metta con qualche amico di Max

Max 13/11/2010 - 16:08

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