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PAOLO E STELLA

“D’accordo, ti racconterò la storia della mia vita, come tu desideri”
Le disse mentre si aggiustava il cappello e trattenendosi dall’allungare la mano per accarezzarla. Lo sapeva, era ancora presto per azzardare gesti che avrebbero potuto allontanarla, e lui aveva troppo bisogno che lei restasse lì, magari non per sempre, ma almeno per il tempo di ascoltare la sua storia.
“Sai, non so da dove iniziare…” disse timidamente imbarazzato “perché mi sembra di essere frutto di due vite: una normale ed una marcia. O forse una marcia ed una normale… Poi mi dirai cosa ne pensi.”
Lei lo guardava attenta, come se dalle parole che lui avrebbe pronunciato fosse scaturito il suo futuro. Quasi non respirava e aspettava pazientemente il racconto.
“C’è poco da dire su di me, nel senso che ero il figlio normale di una famiglia normale, fratello maggiore di una sorella dolce e carina , in una piccola città d’Italia. Che potrebbe essere ovunque.
Sono stato un ragazzino irruento e curioso come tanti, con una mamma che mi preparava ottimi biscotti e poi mi costringeva a lavare i denti, come se avessi ingurgitato veleno, ed un papà che mi leggeva le favole alla sera mentre la mattina mi tirava le orecchie mentre assonnato tardavo ad uscire dal letto. Niente di diverso dalle altre famiglie.
Ma ho studiato, eppure tanto. Ho dato delle soddisfazioni ai miei genitori e sono diventato prima direttore di una piccola azienda per poi rilevarla e farne il fiore all’occhiello della mia piccola città.”
Lei non muoveva un muscolo, come se avesse paura di interrompere il fluire dei ricordi e con i suoi occhioni castani lo fissava, in attesa di sentire il seguito del racconto.
Lui, Paolo, la guardava, incerto se proseguire e finalmente liberarsi o se inghiottire l’ennesima scheggia di vetro, che scendendo gli avrebbe raschiato l’anima ed asportato altre cellule vive. Quelle poche rimaste.
Ma sentiva che poteva fidarsi, per cui, grattandosi la barba, proseguì.
“Ero in vacanza quando l’ho conosciuta…immagina, ero in vacanza con la mia ragazza ufficiale, ma persi la testa. Era così affascinante e ne rimasi calamitato, peggio di un banale magnete sul frigo. Da vigliacco, lasciai un biglietto alla mia ragazza e continuai le vacanze con quella sensualissima sirena che di lì a tre mesi divenne mia moglie. E poi la madre dei miei due bellissimi bambini, due bambini meravigliosi che…”
Al ricordo Paolo non riuscì a trattenere le lacrime, che pudicamente nascose coprendosi il volto con le mani mentre con la forza di una diga, reprimeva un singhiozzo.
Lei continuava a restare immobile ed attenta, come se avesse già deciso del suo futuro e niente nella storia di Paolo avrebbe potuto indurla a cambiare rotta.
Con un fazzoletto di cotone, di quelli antichi con i fiorellini stampati, lui si asciugò gli occhi e proseguì.
“Le cose non sono andate come mi aspettavo che andassero. Litigavamo spesso, per la casa, per i bambini, per le vacanze, per tutto. Bastava che uno dei due aprisse bocca e l’altro inveiva contro. Era evidente che sarebbe stato meglio, per il bene dei bambini, separarci.”
“E così abbiamo fatto. A lei i bambini, la casa ed un sostanzioso mantenimento. A me l’assenza di tutto, degli affetti e di una dimora in cui piangere. Solo il crepacuore e, se mi passi il termine, il culo per garantir loro l’agio.
Ma nessuno di noi aveva fatto i conti con la crisi e così l’azienda è fallita, è colata a picco con il suo orgoglioso proprietario, sempre impeccabile, affascinante e brillante.
Penseresti che sono quell’uomo di cui ti ho raccontato? Penseresti che da una piccola reggia son finito sotto i ponti? Sai, il passo è stato molto breve, quasi improvviso come una sberla, ma molto, molto doloroso.
Ho pensato spesso di porre fine a questa vita, chissà, forse andrei all’inferno, ma almeno lì potrei scaldarmi nelle notti gelate. Ci ho pensato spesso. Ma ogni volta, prima di provarci volgevo lo sguardo verso il cielo, e lì scorgevo una stella, una luce che pulsava, come un fuoco con le fiamme mosse dal vento, un piccolo segnale che quasi mi incantava. Ed ogni volta rinunciavo ad andare dall’altra parte.”
Lei, dopo aver ascoltato il suo tormento abbassa con discrezione lo sguardo, con gli occhi lucidi.
“Ho l’impressione che anche la tua storia non sia stata facile, eh?" le dice mentre finalmente azzarda una carezza.
“Sai che ti dico? Mi sembri luminosa proprio come la stella che mi ha sempre salvato! Ecco: ti chiamerò Stella!”
E mentre lei scodinzola felice, Paolo sistemando i cartoni per la notte la accoglie dicendole: “Benvenuta, ci spartiremo il niente!”


Millina Spina, 9 Gennaio 2017




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Opera scritta il 09/01/2017 - 23:41
Da Millina Spina
Letta n.510 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Confesso che sono sorpresa, in positivo naturalmente!
Sono felice per questo riconoscimento, sopratutto in questo persistente momento di assenza di idee e di parole da comunicare con le opere e da regalare nei commenti.
Ringrazio tutti voi e la Redazione.
Ciao, Millina.

Millina Spina 05/02/2017 - 17:41

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Un racconto meraviglioso. Riletto e complimenti.

Giulia Bellucci 03/02/2017 - 16:56

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Un bellissimo racconto Millina, non so perché mi era sfuggito.

Giulia Bellucci 28/01/2017 - 20:51

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Grazie Black e Francesca per aver letto il mio racconto e per aver provato emozioni per i due personaggi, inventati ma presi in prestito dalla realtà.
Ciao!

Millina Spina 12/01/2017 - 12:58

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Mi è scesa una lacrima....ti dico solo questo!!! 5*

Francesca B 12/01/2017 - 10:08

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davvero stupendo racconto!! fa immedesimare nel personaggio e provare il dolore e la speranza che lo caratterizzano

black shadow 11/01/2017 - 22:15

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Ho inventato questa storia, nel giro di dieci minuti (starà forse resuscitando la capacità di scrivere?) ma rifacendomi a storie tristi che riempiono le cronache e a cui forse ci siamo talmente abituati che non destano più alcun sentimento.
Il barbone è l'ultimo, è quello che non chiede più, che non parla più. E' uno delle migliaia di rassegnati della nostra società a cui un semplice gesto può spalancare il cuore e cambiare il corso di una giornata. Stella è un piccolo miracolo ma tutti noi siamo in grado di compierne, ogni istante, ovunque. Far sorridere un sofferente è forse la più grande meraviglia: è la capacità di donare la speranza.
Grazie a tutti!

Millina Spina 11/01/2017 - 00:08

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Bellissimo il tuo racconto Millina...quando due esseri speciali s'incontrano nasce una scintilla ed è amore...che sia su una reggia o semplicemente in strada tra cartoni al freddo, quell'amore scalda più del fuoco!
Che tenera quella cagnetta di nome Stella! Toccante e commovente e originale...Bravissima sempre! 5*

margherita pisano 10/01/2017 - 22:08

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tenerissima
una cagnolina può essere un dono
in questo caso, una stella
dolce e malinconica
ma scritta con superbamente
Bravissima

laisa azzurra 10/01/2017 - 14:37

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Un piacevole quanto scorrevole racconto autobiografico firmato con lecito pensiero letterario.
Lieto meriggio, Millina.
*****

Rocco Michele LETTINI 10/01/2017 - 14:16

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Bel racconto, con un finale a sorpresa e commovente.
Molto brava Millina, ciao.

Loris Marcato 10/01/2017 - 13:14

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Che grazioso questo racconto! Tenero, direi quasi commovente. Due vite solitarie ed infelici che si incontrano ed uniscono le proprie solitudini...

Patrizia Bortolini 10/01/2017 - 10:33

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