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Pupetta

E’ mezzanotte.
Pupetta scende le scale del palazzo con in bocca un sapore amaro. E’ uno strano lavoro il suo, lasciare che ex carcerati la sevizino con una gentilezza che puzza di denaro. L’anima in gabbia, repressa, ha una luce lieve diversa da quella del primo mattino. Non c’è nascita né morte, solo una pentola a pressione piena di isterico tempo trascorso a confrontarsi con sé stessi. Il ferro delle barre è gelido ed accompagna i pensieri al traguardo: l’odio non accoglie mai il lieto fine.
Lei questo lo sa bene e dona amore per una manciata di monete. Una cosa è liberare il corpo da una cella, un’altra è liberare l’anima.
Tutti volevano fare molte domande a Pupetta, ma ad oggi nessuno le ha mai chiesto nulla.
Cosa si prova ad essere dentro uomini che sono stati dentro sé stessi per tanto tempo?
E’ un calore diverso? Brucia come il fuoco? Acceca come il sole?
Ma nessuno le ha mai chiesto nulla.
Qualche minuto prima, in uno degli appartamenti che accerchiano le scale che discendeva la donna, un brav’uomo solitario dormiva nel suo letto singolo dopo aver ascoltato la sua unica canzone preferita, e sfogliato alcuni passi del vangelo.
Ma una zanzara lunatica giocava con il suo breve letargo, e l’uomo aprì gli occhi.
Apre gli occhi e ascolta Pupetta divertita a liberare uomini in gabbia.
-Anche io sono in gabbia- esclama
Parole che non arriverannomai alla donna, tutta presa, adesso, ad accompagnare con una mano il portone del palazzo e sgusciare via silenziosa.
L’uomo corre alla finestra e l’osserva, bellissima, avvolta negli abiti neri che le conferiscono il fascino di mietitrice della noia e avanguardia della vita in tutte le sue forme primitive.
-Pupetta- sussurra- io ti amo-.
Alle parole dell’uomo lei si volta appena e gli sorride continuando ad allontanarsi ed esaltando così la fugacità del suo concetto.
Sulla felicità la presa è vana.
Mani nei capelli e gomiti sulla finestra, questa è la figura di sé che regala l’uomo solitario a Pupetta ed al quartiere tutto.
Dalla finestra a lato lo guarda l’ex carcerato, con una sigaretta tra le dita e una canottiera piena di liquidi. Si gode la temporanea leggerezza di cui è protagonista irridendo l’altro.
Dirimpetto, io, osservo tutto ciò.
Due uomini diversi, nella stessa gabbia, liberati da qualsiasi preconcetto e dottrina etica, cercano pace nella figura precaria di una donna che gioca con la loro idea di esistenza.
Amore e passione, e nulla più.



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Opera scritta il 07/07/2018 - 13:46
Da Bruno Gais
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