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La strega, storia di moderna emarginazione

Questa è la storia di una giovane ragazza che sognava di vivere in un mondo bellissimo, dove la realtà e il sogno si mescolano in un unico suono: Ariel era di bassa statura e secondo lei già questo le permetteva di avere una visuale a metà che compensava però con la sua fantasia e la capacità di dare al mondo una lettura nuova.
Viso pulito lineamenti regolari con un accenno di occhiaie dovute alle notti passate seduta sulla sedia a dondolo marrone regalata dalla nonna Virginia, personalizzata dalle iniziali incise da piccola con un pennarello indelebile. Andava sempre di fretta, sempre di corsa alla ricerca di qualcosa di interessante da immortalare, da scrutare, ma delusa ogni sera ritornava a casa senza risposte ai suoi perché, ed ogni notte i pensieri la cullavano dolcemente…
Sul suo corpo magrolino erano riposti tessuti diversi e vari colori sgargianti, era un opera d’arte, già a guardarla metteva allegria e a dirla tutta faceva anche un po’ ridere: accostava un cappellino in lana blu cobalto dalla quale “ciondolavano” i suoi capelli lunghi e spettinati a delle calze arancioni stile Pippi calzelunghe, come lei avversa ad una società ordinata e conformista. Il suo mondo era a colori, ogni colore aveva un significato, generalmente quando il colore predominante del suo abbigliamento era il blu, l’umore era buono, se c’era qualche traccia di nero era pessimo, verde era triste arancione stabile, in base all’organizzazione dei colori si riusciva a sapere in anticipo l’umore del giorno, i genitori quando vedevano Ariel scendere le scale di casa con indosso le scarpe nere erano in pensiero, il suo sguardo era fermo e penetrante, i suoi occhioni neri e grandi immobilizzavano chiunque, pur non essendo robusta, aveva delle mani grandi, secondo lei donate per poter afferrare quello che a gli altri sfugge.
Amava guardare le persone per strada e immaginava la loro vita, farneticava sul loro colore preferito se amavano le rose blu o semplicemente se erano sposati se tradivano le mogli o se le mogli insoddisfatte erano alla ricerca di avventura, l’attenta sognatrice e scrutatrice vedeva in ogni espressione dei volti, in ogni ruga, ogni volta che il naso si storceva o che qualcuno si arrotolava i capelli…ogni occhiolino rubato, ogni bacio, carezza gesto, non le sfuggiva niente insomma fantasticava sulla vita degli altri non riuscendo a trovare quel qualcosa che rendesse eccitante la sua.
Polemizzava e contestava tutto, era tutto troppo banale, troppo scontato, troppo disordinato, troppo ingiusto, ogni cosa era troppo stretta per lei, lei che non smetteva mai di informarsi capire sciogliere dubbi trovare risposte anche alle cose banali.
Una sera invernale, freddolosa e cupa Ariel e la sua famiglia erano tutti attaccati al camino a riscaldarsi e a chiacchierare del più e del meno, bussò alla porta la nonna Virginia amatissima da Ariel e si sedette con loro a raccontare le sue storie passate. “Mia nonna pretendeva che io fossi una ragazza preparata a tutto e che rare volte sarei potuta rimanere senza parole, senza sapere cosa dire o come rispondere, in ogni circostanza e in ogni occasione”, disse la nonna con sorriso imbarazzato e malizioso:” quando ti innamorerai il tuo respiro e la tua salivazione ti impediranno di pronunciare qualsiasi sillaba, solo in questa occasione ti è concesso” sorrideva e guardava mio padre attento e pensieroso, forse immaginava il giorno in cui avrei portato il mio ragazzo a casa chi lo sa…..
A 13 anni mi regalò il libro di Virginia Woolf una stanza tutta per sé, che ovviamente ho letto insieme a lei e mi ha appassionata molto, da allora la mia gola è sempre prosciugata la mia sete di sapere il più possibile, è insaziabile.
Quando la nonna la portava al cinema la sera prima andava a ricercare la trama, I protagonisti, la morale, così era già preparata e sapeva cosa aspettarsi, la stessa cosa quando si riuniva con le sue amiche per il thé e poi si mettevano con ago e filo e venivano fuori delle cose bellissime, il giorno che la nonna le disse se voleva provare lei ovviamente già aveva chiesto alla mamma qualche istruzione o dritta per iniziare a tenere l’ago in mano, come al solito con la sua schiettezza e voglia di fare Ariel riuscì molto bene nella sua impresa.
Le sue coetanee a 16 anni erano l’opposto di lei, quando sabato sera si riunivano per andare a mangiare una pizza, si sentiva sempre inadeguata, nei discorsi, nell' abbigliamento, nel modo di esprimersi, a volte non si sentiva capita e l’unica volta che ha provato a fare un discorso serio sul futuro, tutti sono rimasti perplessi a guardarla con aria di compassione e freddezza… da quel momento in poi è entrata nella parte dell’adolescente un po’ ingenua e disinteressata per sentirsi accettata!
Tornata a casa finalmente ritornava se stessa e tutto sembrava trascorrere normalmente………..già proprio questa normalità troppo vistosa nella quale Ariel non riusciva a instaurare un rapporto d’amicizia. Calata la sera tra la quiete rilassante, il vento che sussurrava e gli alberi che agitavano i rami come se fossero incazzati, cominciò a scrivere, per scappare e per evadere dalla realtà.
Sulla sua sedia iniziò a raccontare e sviscerare i pensieri più contorti, le emozioni inespresse le parole dette a metà, viaggiava e scopriva mondi diversi vite diverse persone come lei, amici immaginari con la quale sognare e condividere passioni comuni. Ricostruiva il suo mondo dove poter essere se stessa sempre: Il suo sogno colorato, nel quale il mare, il sole gli alberi hanno tutti qualcosa da dire, dalla sua visuale preferita,davanti alla finestra dondolando tra una scarpa e l’altra si ricreava un atmosfera naturale che descriveva così:” il vento è sempre arrabbiato e gli alberi lo temono per questo agitano i rami perché hanno paura e ci chiedono aiuto, urlano urlano ma noi siamo troppo occupati nella banalità quotidiana e non riusciamo ad ascoltare, il mare è offeso e triste, contemplato e fonte di ispirazione per molti artisti oggi ridotto ad un cumulo di macerie, prima o poi si ribellerà……” e con impressa l’immagine dell’infinito mare si mise a dormire e a sognare il suo colorato mondo!
La domenica pomeriggio dopo il pranzo abbondante tutti guardavano la tv, ma Ariel non trovava niente che stimolasse la sua fantasia, che accendesse quella curiosità niente, per lei la tv era un soprammobile insignificante che non raccontava nulla o lo raccontava male……. La sua stanza era qualcosa di privato ed intimo dove nessuno poteva accedere, c’era il suo mondo senza maschere e ipocrisia, c’era il disordine la confusione e i colori, carte arrotolate sotto il letto, penne con il tappo rosicchiato, vestiti sparsi e scarpe riposte sul davanzale della finestra dalla quale penzolavano i lacci.. sulla parete una poesia che recitava così:
“Parlo a te donna,
Fragile o forte,
Desiderosa d’amore o di vendetta,
Sola o in compagnia,
Amata o tradita,
Triste ma coraggiosa.



Parlo a te donna,
combattiva o combattuta,
Rispettosa o rispettata,
Autorevole o autoritaria,
Amata o amante,
Peccaminosa o suora.



Mille facce un solo coro all’unisono,
Libere di essere ciò che si vuole,
Di decidere di sbagliare, di gioire,
di vivere da regine
O da contadine,
Di mangiare caviale,
Di leggere il giornale di non strumentalizzare,
di gridare,
Di amare per vivere o di vivere per amare”.
Era incisa tutta la sua voglia di essere libera, di essere se stessa, c’erano le impronte delle mani sulle mura e lampade di cartone che ricreavano un gioco di luci e ombre meraviglioso!
Finalmente giunta sera nuovamente poteva dare sfogo ai suoi intimi pensieri:
“Pensa che bello se ogni uomo venisse davvero ripagato nella vita, pensa che bello se tutte le persone buone che hanno fatto del bene tutta la vita fossero ricompensate con dei soldi, pensa che bello se si guadagnasse in base alla bontà, pensa che bello tutti diventerebbero buoni, tutti si amerebbero, tutti solidali l’uno con l’altro………non esisterebbe più la solitudine, la falsità l’ipocrisia la vendetta; la ricchezza interiore che si trasforma in materialità.
Pensa quanti cattivi diventerebbero poveri, quanti politici ridotti su lastrico…. Oh quanti poveri diventerebbero ricchi e quanti ricchi diventerebbero poveri e si che davvero poi gli ultimi saranno i primi….” Pensava ad uno strumento speciale, ad un “misuratore di bontà” forse potremmo chiamarlo buonometro, una macchina della bontà che valutava in ognuno il grado di purezza dell’anima, un ideale rischiaratore, un sogno illuminante in grado di riportare quella pace sociale da troppo tempo rimasta nell’oblio. Ci vorrebbe una pozione magica per rendere puro e onesto il mondo che ci circonda.
A 24 anni di quell' adolescente colorata e solare non c’era più traccia, morta la cara nonna Virginia il suo colore predominante era diventato il nero, la sua diversità aveva estraniato Ariel dall’affetto dei pochi amici e della sua famiglia, chiusa al buio in solitudine nella sua stanza non uscì più di casa, impaurita dalla cattiveria, da ciò che distrattamente la tv diceva, dalla bassezza dei valori trasmessi non volle più affrontare gli altri, lei che era sempre stata schietta e aveva sempre la risposta pronta, perse l’uso della parola, segno forse della sua fallita impresa di accettarsi per la sua unicità, compagna in questo triste epilogo una penna e una candela, che simboleggiano la speranza di riscrivere le pagine della nostra vita. La sua storia è rimasta impressa in un bellissimo libro che vola leggiadro in tutta Italia con il titolo “Il mio mondo a colori”
Conclusione:
Donne dimenticate non solo nei libri di scuola ma anche nelle strade, nelle piazze e nelle vie, donne emarginate da sempre lasciate in un angolino, donne zittite ed umiliate,donne bruciate vive perché lottano da sempre per le pari opportunità per questo cammino pieno di ostacoli lungo e in salita. Chi è una strega? Tutte noi che lottiamo da sempre e non ci siamo mai arrese, Ariel che si sentiva diversa dalle sue coetanee e ricercava quel senso profondo delle cose, Marta che ha denunciato il suo aggressore, Virginia che tenta la scalata da primario in oncologia, Alessia una splendida mamma di cinque figli che ogni giorno deve fare magie per portare cibo in tavola, Vittoria che cerca di trovate la sua strada e un lavoro retribuito.
A tutte le donne, A TUTTE LE STREGHE che questo Paese lo hanno reso migliore ogni giorno con il loro impegno e la forza di cambiare!
Se immaginavate un cupo castello, oscuro, ed un grosso pentolone bollente maneggiato con maestria da una vecchietta imbruttita con il cappello a punta, ed un grosso gatto nero che gironzolava in solitudine in lungo e il largo, beh, avete sbagliato racconto!




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Opera scritta il 03/01/2014 - 19:54
Da valentina Cavallo
Letta n.1384 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


grazie mille per le tue calorose parole Vera,sono molto colpita e gratificata! a presto

valentina Cavallo 17/01/2015 - 17:17

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Oggi ero andata alla ricerca di autori-autrici mai letti...Mi sono imbattuta anche in TE, in questo tuo straordinario racconto...
La prima cosa pensata, giunta alla fine?..."Possibile, nessun commento?"...
Dev'essere, mi sono detta ancora, per la straordinaria personalità di questa Donna: ci vorrebbe un libro per commentarti! Io, per ora, preferisco rimanere in silenzio, ammirata, ma attendere ansiosa di leggerti ancora, vestita dei tuoi colori più amati.
Buona giornata, Valentina! Vera

Vera Lezzi 17/01/2015 - 10:45

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