nel respiro sospeso tra un sogno e l’addio.
Ti ho amato come si ama ciò che non può restare,
con la fede cieca dei folli,
con la fame antica dei cuori condannati.
Ma l’amore — il nostro amore —
non è mai fiorito.
È rimasto seme nella terra gelata,
una promessa sepolta sotto la neve.
Ti cercavo tra le ombre,
tra le pieghe del tempo che ci ha divisi,
ma ogni passo verso di te
era un passo più profondo dentro la notte.
Ora vivo nel ricordo di ciò che non è stato,
nella stanza dove la tua voce non ritorna,
dove ogni eco mi sussurra il tuo nome
e ogni silenzio mi risponde con la tua assenza.
Ti ho perso —
ma non si può perdere ciò che mai si è avuto.
Eppure, il mio cuore sanguina lo stesso,
come se il tuo tocco fosse stato reale,
come se il tuo sguardo avesse davvero acceso il cielo.
L’amore della mia vita
mi attraversa ancora come un fantasma,
freddo e dolce,
un dolore che non chiede guarigione.
Ti vedo nei sogni —
non parli, non sorridi,
mi guardi soltanto
con quegli occhi che sono tempesta e perdono.
E io resto,
prigioniero del “quasi”,
dell’amore nato e morto nello stesso battito,
della disperazione più pura:
sapere che tu eri il mio destino
e che il destino non ti ha voluto.
Ora coltivo fiori neri nel mio cuore,
ogni petalo una parola che non ti ho detto,
ogni spina un ricordo che non posso lasciare.
Se esiste un inferno,
non brucia —
è freddo come la tua assenza,
eterno come ciò che non è mai potuto vivere.
Poesia scritta il 29/11/2025 - 20:25Voto: | su 1 votanti |

Maria Luisa Bandiera
30/11/2025 - 13:12



