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IL VETERINARIO

IL VETERINARIO
Nelle case dei contadini, durante gli anni del boom economico (1960-'65 circa), i giorni che precedevano il Natale erano dedicati ai preparativi per le imminenti festività.
In cucina la massaia era intenta a preparare i piatti della tradizione: dalla sfoglia fatta in casa, ai tortelli, agli anolini, ai cappelletti fatti a mano; ma la vigilia di Natale lo zelante veterinario, chiamato d'urgenza dal contadino per una bovina della stalla che non stava bene, trasferiva i suoi strumenti di lavoro - senza troppi preamboli - sul tavolo della cucina, creando un gran trambusto alla "rezdora" intenta a preparare il cenone ed il pranzo natalizio ...



La vigilia di Natale
la bovina stava male
e così il buon agrario
contattò il veterinario.


Arrivò con la "seicento"
con gli arnesi del momento:
si piazzò dritto in cucina
tra la sfoglia e la farina.


La comare inviperita
lo accolse compatita:
era il tempo dell'Avvento
pane, vino e cuor contento.


Dalla borsa del dottore
presto uscì un gran fetore:
un intruglio assai speciale
per un caso da manuale.


Invocando "Santo Lò" (**)
che morì e poi s'ammalò (…!!),
la "rezdora" i cappelletti
mise in salvo, poveretti!


Erano lì, sopra il tagliere,
così belli da vedere,
ma ahimè! la sfoglia, no,
giù per terra scivolò!


Rossa in viso, esterrefatta,
gli tirò un'occhiataccia:
lui così fece fagotto
tra un sorriso ed un rimbrotto.


(**) detto popolare, in gergo “santa pazienza!”



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Poesia scritta il 11/12/2016 - 10:33
Da Domenico De Marenghi
Letta n.225 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


molto simpatica,ciao

andrea sergi 12/12/2016 - 08:33

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Mi è piaciuta. Giulio.

Giulio Soro 11/12/2016 - 12:20

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