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L'innocente

Portavo l'automezzo,
Insieme con mio padre,
All'autolavaggio nei primi giorni.
Era sporca e uscita da quell'anno
Era rimasta tale; dubitavo
Lo strato di polvere
( che s'era ormai insinuato nei sedili,
Nel motore e le ruote )
Si potesse togliere dall'umile vettura.
Il lavoratore aveva una strana
Armatura,
Un cappello di lana,
Dei grossi stivaloni
E la faccia non sana;
Correva, s'affannava ,
L'anziano per l'ingiuria
E non badava all'affanno dell'uomo.
Ei saltellava snello,
Schiacciava l'acqua dal rovinoso pavimento,
Ma un tormento aveva nelle sfere,
Parlavano, ma non capivo.
Non sentivo, nessuno avrebbe mai.
Aveva mani logore,
Consumate dall'acqua,
Non indossava guanti, ma mostrava
I segni del freddo e del tempo duro
Strizzando stracci induriti.
Non pensava al futuro,
( forse ne aveva pensato fin troppo)
Ma calava la testa al suo destino.
Ei che colpa aveva?
Sognava come noi,
Voleva quella vita che agognava,
Ma per lui o per sfortuna non ha visto.
( o come noi tutti
Per piani immutabili).
Il garzone era stanco, impassibile,
Ricco di reumatismi,
Solo la dignità gli rimaneva
Ed era quello che stava facendo;
Fece l'impossibile:
Tolse quel lercio nostro
dall'automobile.


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Poesia scritta il 07/01/2017 - 01:52
Da Stefano Salvatore
Letta n.159 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


un bel racconto di vita 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 07/01/2017 - 11:46

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