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Era una primavera che sapeva d' estate. Seduti sulle spallette di un fiume millenario parlavamo. Ora è inverno, freddo, orribile, inverno. Quanto siamo cresciuti da quel giorno. Sembri un' altra, spesso fatico a riconoscerti. Cammino per le vie della città. Pisa è come un labirinto, ma non ti puoi perdere. Borchardt dice che se c'è un posto al mondo dove dal nome si può leggere la storia, questo è Pisa. Non so come mai, ma mi ritrovo sempre davanti alla tua casa, e ripenso a noi. Dicono che l' amore è qualcosa di strano,o sei felice o sei triste. Nella vita si può scegliere una via di mezzo, ma è sbagliato, Bisogna avere il coraggio di fare delle scelte. Intanto cammino però. La prima volta che ti vidi avevi un buffo giacchetto bianco. Eri bella, ma i miei occhi non avevano imparato a guardare. Loro, si fermavano all' apparenza, non li chiedevo di andare avanti. Forse avevo paura di scoprire la verità. I greci chiamano "doxai" il mondo dell' apparenza. Odio quel mondo fatto di filosofi. Siamo cresciuti in una piazza, una piazza stupenda, dove ho trovato gioia e dolore in ogni momento della mia vita. Quando ci vado non so quale sentimento prevale. Ho dato un nome alla nostra piazza, ora non appartiene più a un santo, il suo nome è Maestà. Maestà ora è sola ha perso le sue foglie e la nostra presenza. Ogni tanto ci torno, ma il dolore è troppo forte e allora scappo, mi rifugio nel passato. Due colori dominano Pisa il bianco e il rosso, i tuoi colori. Non voglio più camminre è meglio correre.Ti sono piaciuto per tanto, ma il mio cuore dormiva, non l' ho mai capito o forse non ho voluto. Ma prima o poi doveva accadere,il mio cuore si doveva svegliare. Allora la verità mi è apparsa come la più semplice delle cose. Ma è apparsa troppo tardi, non eri più mia.
E allora ripenso a quel giorno di primavera, a quella cinese che ci chiese se poteva fare una foto, in inglese. Io, non avevo capito, ma c' eri te con me. Chissà forse per lei stavamo insieme, nel suo paese avrà mostrato la foto dicendo che eravamo due giovani ragazzi italiani. Una foto, ecco quel che rimane di una storia lasciata a metà, una foto.



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Racconto scritto il 28/12/2011 - 19:38
Da francesco suppressa
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