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Macaia

Bruno pescava con i “filaccioni”, cordicelle raggomitolate su un grosso sughero al quale era attaccato un nylon da pesca, molto grosso, che terminava con un amo dell’otto.
Ne aveva molti, stivati nella cantina umida che sapeva di “macaia”: li calava la notte, per pescare murene e polpi, recuperandoli la mattina presto.
Solitamente, però, prendeva i gronghi; serpenti di mare, anche di grosse dimensioni, utili per fare la minestra di pesce, da mangiare a tranci o nel cacciucco.
Quando erano troppi c’era da trovare qualcuno che li volesse, perché il grongo non era molto apprezzato.
Di cucinare, comunque, si occupava Albertina, sua moglie, perché lui non sapeva cuocere neanche un uovo.



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Racconto scritto il 21/10/2015 - 08:00
Da Glauco Ballantini
Letta n.405 volte.
Voto:
su 10 votanti


Commenti


Ma come m'era sfuggita questa perla?...eh, con i filaccioni e la scorfana si prendevano anche belle cernie...il mio record di Grongo è di 16 chili....facemmo la pasta per tutto il campeggio, 100 persone...una cosa: pochi sanno che la mascella del grongo è ben più temibile di quella della murena. bel racconto Glauco, patina antica, nostalgia palpabile.

Da Facebook Giacomo Colosio

Magari a qualcuno piace, per dire...de gustibus


Glauco Ballantini 23/10/2015 - 14:46

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Infatti non succede niente, e quindi è poco vibrante. Tuttavia è scritto molto bene.

Giuseppe Novellino 21/10/2015 - 19:25

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In questo non succede niente, è una foto di una coppia nella quale viene dedicata una grande parte al pescatore la cui attività è resa utile perchè qualcuno porta a compimento l'opera attraverso il cucinare.

Glauco Ballantini 21/10/2015 - 09:21

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In un racconto deve sempre succedere qualcosa altrimenti è una narrazione piatta. Cosa succede a Bruno o ad Albertina quel giorno? Scatena la tua fantasia ed allora chi legge si domanderà: come va a finire questa storia?

Adriano Martini 21/10/2015 - 08:55

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