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SABATO SERA

Era una sera come tante, certe volte si chiedeva qual'era lo scopo del calendario in un mare di giornate uguali, fatte con lo stampino, forse quello d'individuare festività e ponti, in modo da potersi organizzare col copione da mettere in scena, pensò cinicamente. Ma sì, ormai non faceva molta differenza un sabato di luglio o uno di novembre, cosa cambiava? Era sabato, una serata da passare in solitudine in un qualche locale troppo affollato, ma forse a ben vedere una differenza c'era, il clima, era impensabile entrare in un locale nel centro di Milano con infradito e polo a maniche corte, a novembre, per il resto tutto aveva lo stesso sapore da fast-food di terza categoria, i cibi, le parole i sentimenti...si passò una mano tra i capelli. Era l'autunno o stava invecchiando? Di sicuro era sempre più difficile scrollarsi di dosso la malinconia. Le porte del locale si aprirono, lasciando passare alcune ragazze. Quanti anni potevano avere? Negli ultimi anni il concetto d'età sembrava estremamente relativo e sempre più bambine giocavano a fare le donne e il mondo andava a rotoli anche perché sempre più uomini adulti, seri professionisti, si divertivano a interpretare il ruolo di adolescente, proprio come il suo amico Franco, di giorno stimato professore in un liceo, che in quel momento si stava rendendo ridicolo cercando d'imitare i passi della ragazza con cui ballava, finendo per somigliare al proverbiale elefante in cristalleria. Un sorriso cinico gli incurvò le labbra, aggiungendo al suo sguardo un non so che di spietato mentre faceva vagare il suo sguardo nel locale, fino a posarlo su di una giovane ragazza, dieci anni più piccola di lui, minimo, calcolò rapidamente, con un'aria malinconica disegnata nei begli occhi grigio-azzurri, come il mare d'inverno. E che motivo aveva lei d'essere triste? Seguendo l'istinto prese il suo bicchiere e la raggiunse.
Lei alzò lo sguardo ad incontrare il suo. Una strana sensazione gli salì da dentro, ma cercò d'ignorarla mentre si sedeva strascicando un <<Posso?>> con fare indolente lei scrollò le spalle come a dire che non le importava. Prima che se ne rendesse effettivamente conto si ritrovò a rivolgerle un sorriso affascinante mentre cercava di avviare una conversazione con un approccio banale e scontato, alla faccia dell'originalità e ora cosa cavolo gli era preso? Negli occhi di lei passò un lampo. Noia? Fastidio? Indifferenza? E che avrebbe saputo dirlo? Ingollò un sorso dal suo bicchiere giusto per darsi un contegno. Patetico! Quella sera niente sembrava andare per il verso giusto. Ingollò un secondo sorso, più per farsi coraggio che per altro e cercò un altro pretesto per avviare una conversazione, mentre lei lo guardava con un'espressione...scettica.
Finalmente la conversazione prese piede, dopo quanti tentativi, due? Dieci? Era stato più estenuante che lanciarsi in un'arringa in tribunale. Fece una battuta. Lei rise. Era bella quando rideva. Ma quella vena di malinconia era sempre lì in fondo agli occhi, proprio come lui si sentiva sempre accompagnato dalla propria, anche se la sua attenzione era calamitata dalla ragazza, davvero carina e sicura di sé, non riusciva a non chiedersi se anche lei avvertiva quella sensazione di solitudine, e se così fosse stato, cosa sarebbe accaduto ad unire quelle solitudini? E intanto il tempo scorreva riempiendosi di parole e sorrisi, di cose non dette che aleggiavano intorno a loro come una nebbia densa eppure invisibile.
E forse con quella conversazione fatta di parole e frasi abbozzate, di sguardi e sorrisi incerti, in un banale sabato sera, un po' diverso dagli altri, in fondo ad un locale come tanti, stava nascendo qualcosa di speciale.


Il racconto è frutto della fantasia dell'autrice, ogni riferimento a fatti o cose reali è puramente casuale




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Racconto scritto il 22/10/2015 - 11:56
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.459 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Mi stavo per dimenticare: a me il tuo stile piace (Giuseppe Novellino tiè...), Non c è niente di male introdurre dei personaggi e ricreare un contesto in base al tuo personale stile di scrittura e dal tuo modo molto funzionale di narrare. In questa storia ad esempio fai entrare direttamente il lettore nel pieno della storia e non è cosa da tutti raccontare una storia in maniera efficace e concreta. Ti dico brava, cinque stelle e chi si è visto...si è visto.

Giuseppe Scilipoti 15/02/2017 - 18:55

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Cara Marirosa, altro racconto, altra storia ben caratterizzata, altro vissuto. Ah i sabati sera... chi incontri, chi non vorresti incontrare e chi non ti aspetti di incontrare. Molto pertinente l'osservazione sul fatto che le ragazzine giocano a fare le donne e gli uomini provano a ritornare (seppur momentaneamente) adolescenti... magari in calore. In questi posti (pub, discoteche etc) nessuno è sè stesso. Non sempre come dimostrano i personaggi principali di questa storia.

Giuseppe Scilipoti 15/02/2017 - 18:51

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Interessante racconto che caratterizza molto bene il personaggio e l'ambiente. Lo stile a me non piace, ma è usato sapientemente, con competenza linguistica, in modo coerente dall'inizio alla fine.

Giuseppe Novellino 26/10/2015 - 18:00

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