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L'Amore Esiste!

Roberto era davanti alla vetrina e osservava con insistenza il manichino, in cerca di amore, solo per scoprire che l’amore non esisteva; era un uomo comune, ma ciò che lo rendeva speciale era il suo modo di pensare: era convinto che l’amore non esistesse. Naturalmente l’aveva cercato a lungo, aveva osservato le persone intorno a sé, trascorrendo gran parte della vita in cerca d’amore, ormai era convinto che l’amore è soltanto un’invenzione dei poeti e delle religioni, usata per manipolare la debole mente umana, per controllare le persone. Un uomo colto, molto intelligente che aveva letto una quantità di libri, frequentato le migliori università e diventò un rinomato studioso. Poteva parlare ovunque, davanti a qualunque pubblico, e la sua logica era inoppugnabile. Affermava che l’amore è come una droga: ti fa sentire bene, ma crea una totale dipendenza. Ribadiva: ecco cosa succede se una persona diventa dipendente dall’amore, e poi non riceve la sua dose quotidiana? Quell’uomo o quella donna diceva assume il ruolo di spacciatore o di tossicodipendente e quello dei due che ha il bisogno maggiore d’amore è il drogato, e l’altro assume il ruolo dello spacciatore e controlla il rapporto. Una dinamica facilmente osservabile, perché in ogni relazione di solito c’è uno che ama di più e un altro che si limita a ricevere, ad approfittare di chi gli ha donato il suo cuore ed è facile osservare come si manipolano a vicenda, tramite le loro azioni e reazioni, proprio come un drogato e uno spacciatore. Il tossicodipendente, quello che ha il bisogno maggiore, vive con il timore costante di non ricevere la prossima dose d’amore. Pensa: “Cosa farò se mi lascia?”. E tale paura lo rende possessivo. Diventa geloso ed esigente. Lo spacciatore comunque può sempre manipolarlo, dandogli dosi maggiori o minori, oppure negandogliele del tutto. La persona con il bisogno maggiore si arrende ed accetta di fare qualunque cosa pur di non essere abbandonata. Roberto rincarava la dose e proseguiva: “Ciò che gli uomini chiamano amore è solo una relazione basata sul controllo e sulla paura. Dov’è il rispetto? Dov’è l’amore che dichiariamo di provare? Non esiste!” Le giovani coppie, davanti a un simulacro di Dio, e davanti alle loro famiglie e agli amici, si scambiano una quantità di promesse: di vivere insieme per sempre, di amarsi e rispettarsi l’un l’altro, di restare uniti nella salute e nella malattia. Promettono di amare e onorare l’altro, promesse e ancora promesse, credendo davvero in ciò che promettono. Ma dopo il matrimonio, dopo una settimana, un mese o alcuni mesi, le promesse vengono infrante una dopo l’altra. Scoppia una guerra di potere, di manipolazione, per stabilire chi è il drogato e chi lo spacciatore. Pochi mesi dopo le nozze, il rispetto che avevano giurato di mantenere l’uno per l’altra è scomparso. Resta il risentimento, il veleno, il modo in cui si fanno male a vicenda, finché ad un certo punto, senza che se ne rendano conto, l’amore finisce. I due restano insieme perché hanno paura di restare soli, temono i giudizi degli altri e anche i propri. Ma dov’è l’amore? Inoltre sosteneva di conoscere molte coppie anziane che avevano vissuto insieme per trenta o quarant’anni, e ne erano molto fiere, ma quando parlavano del loro rapporto dicevano: “Siamo sopravvissuti al matrimonio”. Ciò significava che uno dei due a un certo punto si era arreso all’altro. La persona con la volontà più forte aveva vinto la guerra. Ma dov’era la fiamma che chiamavano amore? Si trattavano come una proprietà, l’uno dell’altro. “Lui è mio”. “Lei è mia”. Roberto spiegava senza fine e con enfasi tutte le ragioni per cui non credeva nell’esistenza dell’amore, e diceva: “Io ho già vissuto situazioni del genere e non permetterò più a nessuno di manipolare la mia mente, di controllare la mia vita in nome dell’amore”. Poi un giorno, mentre camminava in un parco, vide una bella donna in lacrime seduta su una panchina. Si incuriosì e avvicinatosi le chiese se poteva aiutarla. Rimase sorpreso quando lei rispose che piangeva perché aveva scoperto che l’amore non esiste. L’uomo disse: “Stupefacente, una donna che non crede nell’esistenza dell’amore”? Naturalmente volle subito sapere qualcosa di più e incalzò: “Perché dici che l’amore non esiste?” chiese. “E’ una lunga storia” rispose lei. “Mi sono sposata molto giovane, piena di amore e di illusioni. Credevo che avrei condiviso tutta la vita con mio marito. Ci giurammo reciprocamente fedeltà e rispetto e creammo una famiglia. Ma presto tutto cambiò. Io ero la moglie devota che si occupava della casa e dei bambini. Mio marito continuò a seguire la sua carriera. Il suo successo e la sua immagine esteriore per lui erano più importanti della famiglia. Smise di rispettarmi e io smisi di rispettare lui. Ci facemmo del male a vicenda e un giorno scoprii che non lo amavo più e che neppure lui mi amava. Ma i bambini avevano bisogno di un padre e quella fu la scusa che adottai per non lasciarlo, facendo anzi di tutto per sostenerlo. Ora i bambini sono diventati adulti e se ne sono andati. Non ho più scuse per restare con lui. Tra noi non c’è rispetto né gentilezza. So anche che se trovassi un altro sarebbe la stessa cosa, perché l’amore non esiste. Non ha senso cercare ciò che non esiste e per questo piango”. Roberto l’abbracciò e disse: “Hai ragione, l’amore non esiste, lo cerchiamo, apriamo il nostro cuore, ci rendiamo vulnerabili e troviamo solo egoismo. Questo ci fa del male anche quando pensiamo di esserne usciti indenni. Non importa quante volte ci proviamo, accade sempre la stessa cosa. Perché allora continuare a cercare l’amore?”. Erano così simili Roberto e Vanessa che diventarono grandi amici. Il loro era un rapporto meraviglioso. Si rispettavano e nessuno dei due cercava di prevalere sull’altro. Ogni passo che facevano assieme li rendeva felici. Tra loro non c’era invidia né gelosia, non c’era controllo né possesso. La relazione continuava a crescere. Amavano stare insieme, perché si divertivano molto. Quando erano soli ciascuno sentiva la mancanza dell’altro. Un giorno, mentre Roberto era fuori città, un episodio particolare, a livello subliminale, lo fece riflettere e il suo pensiero prese corpo e cominciò la sua asserzione: ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato dal mio. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche rattoppo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo mi spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato e che provo tuttora per queste persone, certamente un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Per il presente pensò “Forse ciò che provo per Vanessa è amore”, è un’idea assurda si disse, come per allontanare quella verità dal cuore e dalla mente. Quel pensiero era difficile da abbandonare che ci ritornò su: “Forse ciò che “ma è così diverso da ciò che ho sperimentato in passato. Non è ciò che dicono i poeti, o la religione, perché io non mi sento responsabile per lei. Non le chiedo nulla e non ho bisogno che si occupi di me. Non sento la necessità di incolparla dei miei problemi. Insieme stiamo bene e ci divertiamo. Io rispetto il suo modo di pensare e lei non mi mette mai in imbarazzo. Non mi sento geloso quando è con altri e non invidio i suoi successi. Forse l’amore esiste davvero, alla fine, ma non è ciò che tutti credono che sia”. Non vedeva l’ora di tornare a casa e parlare con Vanessa, per raccontarle della sua meravigliosa scoperta. Appena cominciarono a parlare, lei disse: “So esattamente a cosa ti riferisci, forse dopotutto l’amore esiste, ma non è ciò che pensavamo che fosse”. I due decisero di diventare amanti e di vivere insieme, e sorprendentemente le cose tra loro non cambiarono. Continuavano a rispettarsi e a sostenersi e l’amore cresceva sempre di più. Anche le cose più semplici li facevano gioire, perché si amavano ed erano felici. Il cuore dell’uomo era così pieno d’amore che una notte accadde un grande miracolo. Era intento a guardare le stelle e ne vide una bellissima. Il suo amore era così forte che la stella scese dal cielo e finì nelle sue mani. Quindi accadde un altro miracolo e la sua anima si fuse con l’essenza della stella, generando un’energia che emanava felicità intensa, e andò subito dalla donna per donarle la sua stella. Non appena Vanessa l’ebbe tra le sue mani, esitò e gli venne un momento di dubbio: quell’amore era troppo forte. Non appena quel pensiero le attraversò la mente, la stella le cadde di mano e si ruppe in un milione di pezzi. Ora c’è un vecchio che gira per il mondo giurando che l’amore non esiste e in una casa c’è una donna anziana che aspetta un uomo, versando lacrime amare per il paradiso che aveva tenuto tra le mani, perdendolo in un momento di dubbio.



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Racconto scritto il 22/07/2016 - 14:00
Da Savino Spina
Letta n.466 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


bella storia molto ben composta

POETA DELL'AMORE LUPO DELL'AMI 22/07/2016 - 23:11

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Bellissima storia d'amore, anzi direi di più un trattato poetico dell'amore che diventa una favola poetica.
Quanto è difficile credere ad un amore grande e disinteressato, penso però che sia possibile. La felicità si costruisce insieme ogni giorno è una felicità comune che nasce dall'amore di coppia, questa felicità è quella che non fa crollare, ma anzi accresce l'amore. La stella nasce dal cuore condiviso è una stella interiore che unisce per sempre. L'amore ESISTE!
Complimenti per l'interessante racconto
Un abbraccio caro amico profondo
Nadia
5*

Nadia Sonzini 22/07/2016 - 21:43

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Lo leggerò con calma e con attenzione.
Dal commento sembra un argomento interessante-
Ciao Salvo

salvo bonafè 22/07/2016 - 16:15

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Si sbaglia, pensando di poter dare al partner la nostra felicità.; la felicità è la stella e l’errore fu quello di mettere la stella nelle mani del partner. La felicità non viene mai dal di fuori: l’uomo era felice per tutto l’amore che proveniva da se stesso e la donna era felice per tutto l’amore che proveniva da lei. Ma nel racconto appena lui la rese responsabile della propria felicità, lei ruppe la stella, perché non poteva farsi carico della felicità di un altro essere. Indipendentemente da quanto lo amasse, non avrebbe potuto renderlo felice, perché poteva conoscere le sue aspettative, i suoi sogni, ma non quello che neppure lui conosceva di se stesso. Se prendete la vostra felicità e la mettete nelle mani di un’altra persona, prima o poi quella persona la distruggerà. Troviamo la nostra stella e teniamola stretta nel cuore, sarà la sua luce a trasmettere l’amore, perché L’AMORE ESISTE!

Savino Spina 22/07/2016 - 14:12

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