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Legenda
= Poesia
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Lettera di sfogo

La rielaborazione mentale della sofferenza interiore, del disagio esistenziale da metabolizzare attraverso il racconto di se. L’esigenza dell’intimo racconto di se scaturisce molte volte dal disagio e dalla sofferenza esistenziali e anche a livello psichico, che sfocia con l’aiuto della parola in una rielaborazione mentale curativa rispetto al dolore interiore. La narrazione autobiografica e del racconto, quale efficace strumento e veicolo emozionale utile per “scaricare l’energia accumulata”. Io per recuperare l’equilibrio originario necessito di sublimare le emozioni intense quali il dolore, la rabbia, la paura, ma anche l’euforia per espellerle nell’ambiente esterno al fine di ricondurmi alla stasi iniziale, vivendo un calibrato distacco emotivo. La narrazione del mio percorso esistenziale anche all’interno di un processo di crescita concede di sfogare e sublimare stati d’animo, le emozioni, i sentimenti che spesso non è possibile esprimere, in quanto caratterizzati in semantiche negative e riprovevoli, come l’odio e l’invidia. Risulta dunque utile e necessario insistere sull’espressione dei propri sentimenti più intensi e profondi non solo per allentare la tensione, ma anche per riconoscere le mie pulsioni e raggiungere una più intima consapevolezza ed accettazione della mia personalità. L’azione confortante e liberatoria scaturita dall’espulsione simbolica dei fantasmi interiori, in quanto il racconto ingenera la necessaria presa di distanza, indispensabile all’accettazione e all’elaborazione dei miei vissuti dolorosi e problematici. In questo senso nei racconti autobiografici l’uso della terza persona e la frequenza di analogie, metafore, personaggi che costellano le mie narrazioni personali, come strategie per dualismo e sdoppiarmi, divenendo uno dei personaggi o addirittura il protagonista, proiettando simbolicamente il disagio e il dolore intimi e personali su figure vissute come sdoppiamento del io narrante. Tanti miei racconti drammatici manifestano una spiccata qualità teatrale riconducibile nello specifico al processo proiettivo di distanziamento tramite la catarsi autobiografica, nella realizzazione di un benefico equilibrio interiore. L’aspetto calmante e lenitivo del raccontarsi trae fonte diretta da me stesso, in qualità di artefice ed attore, che agisco spontaneamente, come soggetto e oggetto della riflessione che si trasforma in introspezione autobiografica e ritratto pittorico in cui io devo alternativamente posare e dipingere, così descrivere dell’esistenza del personaggio che rappresenta contemporaneamente me o quello che vorrei essere. Questo mi permette e consente apertamente di indagare e descrivere la mia storia di vita in qualità di spettatore come se osservassi l’esistenza di un altro. Mi induce ad osservarmi con inconsueta curiosità e attenzione come se davanti a me ci fosse un estraneo che reincarnasse tutto il mio vissuto. Tale atteggiamento paradossale mi aiuta ad avvicinare ed al contempo distanziare il me narratore dal me narrato, potenziando il processo narrativo e facilitando il racconto. La ricerca del mio passato nelle radici del tempo può fungere da coadiuvante per capire il presente e la narrazione dell’attualità quotidiana permette di rivalutare il passato sotto un’altra ottica e visuale. L’introspezione autobiografica mi lancia attraverso i meandri stretti, le ampie radure, le discese aspre, gli orizzonti rasserenanti della mia esistenza, che mi permette di conferire un senso globale, un ampio significato allo scenario complesso della vita, facilitandomi la comprensione dei nessi e i loro collegamenti, i significati profondi e reconditi, sfuggiti o non ancora compresi e accettati. La capacità di localizzarmi nel passato, per poi proiettarmi nel futuro viene stimolata dalla narrazione, con i flashback e i flashforward, che coinvolge la mia vita interiore e vita esteriore, raccontando la mia personale evidenza sociale, nella narrazione in termini di esperienze pubblicamente riconosciute e riconoscibili dagli altri. La mia dimensione narcisistica alimentata di continuo nello svelarsi del racconto, rivela nuovi interessi nei confronti della narrazione incentrata nel minimo particolare verso elementi principalmente intrisi di egotismo narcisistico. Il racconto della mia personale storia di vita mi fa innamorare di una passione positiva e generatrice del desiderio di approfondire la mia conoscenza interiore e introspettiva. Con rinnovata attenzione finalizzata alla narrazione delle mie istanze interiori, mi condurrà alla valorizzazione di aspetti, eventi, momenti ed emozioni prima dimenticati o trascurati tramite la valorizzazione delle capacità di emozionare stupire, incantare e affascinare verso i più reconditi meandri degli anfratti della psiche umana. L’emozione fatta scaturire dalla narrazione mi svela quale valore prezioso per l’arricchimento del mio animo e fonte di entusiasmo nei confronti dell’avvenire, in una fertile contemplazione che si ripercuote sul mio modo di essere, presente e futuro, ampliando lo stupore, la meraviglia, la fascinazione interiore quale continua apicale indispensabile al desiderio di cambiamento.



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Racconto scritto il 21/10/2016 - 16:28
Da Savino Spina
Letta n.814 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bellissima complimenti

Francesco Cau 21/10/2016 - 22:03

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Savino credo sia così per tutti noi ci sfoghiamo scrivendo altri facendosi del male altri soffocandosi dentro 5*

POETA DELL'AMORE LUPO DELL'AMI 21/10/2016 - 21:17

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Ti capisco, il bisogno di scrivere diventa impellente, una necessità per l'animo sia quando soffri, ma anche quando senti di essere felice...la scrittura per sciogliere i nodi e raccontare l'emozioni che ognuno di noi vive...e vuole comunicare all'esterno le sue sensazioni. Bellissimo sfogo il tuo...Complimenti!

margherita pisano 21/10/2016 - 20:11

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Ecco perché per me l’impulso di scrivere diventa una necessità! Solo chi scrive, può comprendere meglio questo bisogno esistenziale e dell'anima!

Savino Spina 21/10/2016 - 20:05

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