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IL FESTIVAL DELLA PERNACCHIA (Cap.2)

Robert vide del fumo provenire dalle montagne laggiù. Affrontò il deserto. Una giovane vegetazione stava nascendo. Dava quel tocco di vita a quel tappeto giallo, altrimenti intriso di morte. Fu colpito da una piccola margherita, sola e indifesa, in cima ad una duna. I petali rivolti al sole, il gambo secco e la fronte sudata. Era circondata da dei cactus che gli succhiavano via tutto il nutrimento. Robert ebbe compassione e così la colse. Se la mise al petto, sulla cima di uno dei tanti cappelli appesi e poi continuò il suo viaggio. La margherita all'insaputa di Robert, si trasformò in una bellissima rosa, mentre alle sue spalle il Sole stava consumando i cactus, rimasti intrappolati nella sabbia. Il fumo si avvicinava sempre più e continuava a scalare il cielo nuvola dopo nuvola. Intravide una gigantesca montagna, circondata da piccoli colli nevosi. Il fumo proveniva
dai piedi grande montagna. Lì, vi abitava una tribù di esseri animati, vestiti di bianco e sempre sorridenti: donne, bambini,padri di famiglia e soprattutto molti anziani. Un uomo, bello in carne, era a capo della comunità. Non v'erano case,ma soltanto tende fatte con stoffe di fortuna. Soltanto la dimora del capo era in stoffa pregiata, lavorata da mani d'angelo e bagnata da sudore di donna. Sopra ogni tenda v'era un simbolo che accomunava tutti gli abitanti del villaggio.
Robert si avvicinò e si presentò alla comunità. Ad accoglierlo c'era il capo, gli strinse la mano e disse: "La grande montagna ci ha portato un altro fratello!". Il popolo era entusiasta. Robert era confuso: "Ehm ehm.. io veramente mi sarei perso. Sono venuto a voi per chiedere informazioni" precisò. "Dove mi trovo? E in che anno siamo?" continuò. "Salve fratello, noi siamo il popolo della montagna, della grande montagna" disse il capo. E dopo aver dato
un'occhiata al grande titano montuoso disse: "il tempo sta per finire-". "Ah! Si ma in che anno siamo?" lo interruppe Robert, con fare sfacciato. "Il tempo sta per finire" replicò il capo. Sconsolato Robert chinò la testa, sbuffò e lanciò uno sguardo alla grande montagna. Era proprio degna ti tale nome. Neanche una fotografia avrebbe potuto catturarla. Intanto il popolo, senza neanche dire una parola stava a sentire i saggi insegnamenti del loro capo. Le teste che annuivano erano all'ordine del giorno. "Noi offriamo alla grande montagna delle pernacchie. Ogni giorno ci sediamo ai piedi di essa ed elargiamo questi doni" spiegò il capo, mentre il popolo annuiva. "Il capo è colui che ci guida, colui che ci spiega la grande montagna, colui che intercede per noi presso la grande montagna. è un bravo uomo" intervenne un'anziana signora. Robert era sbalordito.
S'immaginava questo gruppo di persone riunite, che sparavano pernacchie. Forse stava sognando, o forse lo stavano soltanto prendendo in giro. "Quelle sono le nostre fiaccole, le nostre regole" disse il capo indicando un grande cartello in legno:
1) Non si poteva pensare diversamente dal capo, perché era colui che portava il messaggio della grande montagna.
2) Non si poteva guardare le mani del capo.
3) Non si poteva accudire le persone bisognose, ma soltanto assisterle con pernacchie.
"Ma dove sono capitato?!" pensò Robert. Aveva attraversato tutto il deserto ed era piuttosto stanco. Così soggiornò in quella tribù fino a quando non avesse ricavato altre informazioni. Quando i saluti finirono Robert andò a chiedere, giusto per scrupolo, a qualche persona dove si trovasse, ma questa continuava a ripetergli "Sei ai piedi della grande montagna. Il tempo sta per finire". "Almeno loro non sono assetati di tempo come i mercanti che ho incontrato giorni fa" disse fra sé e sé. Quindi da questo punto di vista, Robert era al sicuro."Ehi Robert, potresti darmi una mano per favore? Devo sistemare dei fiori ai piedi della grande montagna" gli chiese un ragazzo che passava di lì. "Si si certo!" gli rispose il sorriso di Robert. Così, con un carretto pieno di fiori, si incamminarono verso la grande montagna. "Con fare sempre molto garbato, il capo ci dice come tenere pulita la
grande montagna e tutte le colline che gli abitano attorno" disse il giovane. "Ho capito, ma adesso dov'è? Non viene a darci una mano o delle indicazioni?" gli rispose Robert. "No no, lui non si occupa mai di lavori manuali, sta tutto il giorno nella sua tenda a scrivere e leggere libri". "Io sono anche stanco, perché stamani ho studiato molto e avrei tanto bisogno di riposarmi" proseguì il giovane. "Ma scusa, non puoi farlo fare a qualcun'altro questo piccolo lavoretto?" gli suggerì Robert. "No no! Il capo mi dice sempre di farlo per la grande montagna. Io non la penso come lui, ma non posso darlo a vedere perché altrimenti violerei la prima regola della tribù" disse sconsolato il giovane. "Allora come mai non te ne vai.Ormai stai per diventare un uomo, sei alle porte della maturità. Il mondo là fuori è diverso, o almeno il mondo da dove provengo io. Questo devo ancora capirlo bene, perché ci sono un sacco di stranezze" continuò a suggerirgli Robert."Mi piacerebbe molto caro straniero, ma purtroppo qui ho mio nonno e i miei amici più fidati, non posso andarmene. Anche se non ci sto benissimo, ma sono molto legato a questo luogo" Concluse il ragazzo. "ecco, siamo arrivati!". La grande montagna era davanti a loro. Sistemarono le composizioni floreali, ben lavorate dalle anziane donne della tribù, e poi offrirono qualche pernacchia alla grande montagna. Robert e il ragazzo si guardarono attorno, videro che non
v'era nessuno, e una volta guardatosi a vicenda scoppiarono a ridere. Sollevati e divertiti tornarono a casa con il carretto vuoto e pieno di libertà. Sulla strada di ritorno il ragazzo raccontava a Robert di come fosse mal visto dalla tribù, soltanto perché una volta contraddisse il capo. Non fu espulso, ma dovette scontare una pena severa fatta a base di pernacchie, pernacchie e ancora pernacchie.
Gli raccontò che, il giorno in cui si concluse non si sentiva più la lingua e gli facevano male i muscoli del bocca."Deve esser stato molto divertente, ma allo stesso tempo doloroso" gli disse Robert. "Hai perfettamente ragione, caro straniero" gli rispose ridendo il giovane. "Questa tribù da fuori può sembrare una meraviglia, persone sempre sorridenti, canti, danze ecc. , ma in realtà dentro c'è solo del letame. Qui regna l'ipocrisia!" Concluse. Il sole li aveva accompagnati tutto il giorno, ma adesso era giunto il momento per lui di andare a violentare altre notti.
I due rientrarono proprio quando la palla di fuoco toccò l'orizzonte. Erano stanchi morti, ma felici.
Finalmente arrivò la cena. Grandi tavoli fuori allestiti al centro dall'accampamento. Si mangiava tardi per via dei mostruosi ritardi del capo, sempre preso dai suoi lavori letterari. Ogni famiglia portava qualcosa, era una cena condivisa. In ogni angolo della tavola abbondava cibo e vino. Pernacchie su pernacchie precedevano l'inizio e la fine del banchetto. Dopo quella sera Robert non mangiò per un intero giorno. Si sentiva scoppiare. Pensate che si dovette pure sganciare qualche cappello, perché la pancetta non stava più nella misura del suo abito.
Gli ci volle qualche giorno per riprendersi e ristabilire il suo peso-forma. Qualche giorno bastò per vedere la vera faccia della tribù, ma soprattutto la vera faccia del suo capo.
Quella mattina Robert si svegliò abbastanza presto, il caldo lo tartassava e non riusciva più ad addormentarsi."Aiuto!!". Robert scattò velocemente fuori dalla sua tenda. Un povero anziano era adagiato a terra, in preda ad un malore. "Mio nonno sta gravemente male, qualcuno mi aiuti" urlò un ragazzo. Era proprio il ragazzo dell'altro giorno, quello della spedizione floreale. Robert accorse immediatamente. "Cosa è successo?" chiese. "Non lo so, d'improvviso si è accasciato al suolo e adesso si sta toccando il petto" rispose il ragazzo con fare agitato.Chiamarono subito il capo che indette subito un'intensa sessione di pernacchie ai piedi della grande montagna per salvare la vita al vecchio. Così l'intera popolazione si precipitò ai piedi della grande montagna ed iniziò il "festival della pernacchia". Erano talmente forti che si sentivano fin dal villaggio. Però, per il ragazzo e Robert non era proprio il momento per mettersi a ridere. "Nonno come ti senti, meglio?" chiese il ragazzo con gli occhi luccicanti. Il nonno non rispose. Dopo qualche ora il popolo tornò e si precipitò al cospetto dall'anziano. Il capo si avvicinò e gli chiese: "signore, le fa ancora male lo stomaco?". Con quella poca voce rimasta, il vecchio gli rispose: "Ma a me non fa mal-". Un grido di gioia si alzò dal capo, e conseguentemente dal popolo. "Avete sentito. Il vecchio è guarito. Grazie grande montagna!" disse il capo alzando le braccia alla grande montagna. "Grazie grande montagna!" ripeté in coro il popolo. Detto ciò tornarono tutti ai loro impieghi e il capo ai suoi libri. Robert, il giovane e il vecchio erano ancora lì. Il vecchio, ancora disteso per terra, stava peggiorando. Allora Robert prese l'iniziativa: "Vado a cercare qualche erba curativa fuori città. Tornerò presto!". "Presto straniero, non c'è molto tempo!" si raccomandò il ragazzo. Robert corse, corse, corse, ma non trovò niente. Il deserto non aveva verde. Tutto un tratto si bloccò e ricordò la margherita che aveva colto giorni addietro. L'aveva ancora sul petto, attaccato ad un piccolo cappello. Era diventata una rosa, ma dalla foga Robert non la riconobbe. Di corsa tornò al villaggio e.. il vecchio era morto. Il giovane in lacrime, disperato piangeva fra le braccia degli adulti,
mentre il capo stava ungendo l'anziano con oli profumati. Stava facendo mille pernacchie per l'anziano, ma niente ormai era troppo tardi. Robert provò a farsi sentire, dicendo che ormai non c'era più niente da fare e che ci dovevano pensare prima, invece di sparare inutili pernacchie. "Ipocriti voi che piangete sul suo corpo!" urlò Robert. "No caro straniero, sono le persone come te, il giovane qui presente e suo nonno che non credono nel potere delle pernacchie. Le pernacchie curano, le pernacchie non fanno sentir soli, le pernacchie sono tutto!" disse con estrema saggezza il capo. "Lo vedo come hanno curato il nonno di questo giovane, e come non lo hanno fatto sentir
solo!" gli rispose a tono Robert. "è stata colpa sua, che non ha creduto con forza, che non ha creduto nelle pernacch-". "Mio nonno è morto di solitudine!! Di solitudine! Una tribù piena di gente e mai nessuno che lo andasse a trovare. Aveva mille conoscenti, ma nessun amico. E lei, capo, mai a dare l'esempio, ma sempre rinchiuso in quella dannata tenda a studiare la grande montagna! Che capo è? Per prima cosa, pensi al suo popolo e non ai libri. Stia vicino al suo popolo
e non gli lanci delle inutili pernacchie!" disse con aria rivoluzionaria il grande giovane. Robert era sbalordito nel vedere il giovane così Libero. Il capo si avvicinò con aria minacciosa verso il
giovane, ma Robert lo difese. "Su via giovanotto, suo nonno doveva credere di più nel potere delle pernacchie" disse un'anziana signora. "ha ragione il capo, non dica sciocchezze" continuò un padre di famiglia. "sicuramente con tutte quelle pernacchie adesso sarà con la grande montagna" disse ingenuamente un bambino. "Andatevene!" sentenziò il capo.
Robert e il ragazzo si avviarono a prendere i loro effetti. "Sei stato molto coraggioso" disse Robert al ragazzo. "Ormai sono adulto. Non voglio più vivere in un'ampolla di cristallo, che da fuori sembra splendere di luce propria, ma all'interno invece è nera come il buio. Ma in questa oscurità, ho visto una piccola luce. Voglio rincorrerla, voglio seguirla. Voglio vedere il mondo, vivere mille avventure, conoscere ottocento persone diverse e sentire il salmastro del mare sulla mia pelle. Voglio vivere!" disse con estrema saggezza il grande ragazzo. Furono scortati da tutto il
popolo verso la fine del villaggio. Robert, con quel pizzico di buona educazione che gli era rimasta, ringraziò il popolo per l'ospitalità e per il soggiorno. Il grande giovane salutò i suoi amici, dicendogli che non era un addio, ma che un giorno anche loro avrebbero seguito i suoi passi, andando alla ricerca del mare. Con questa piccola profezia, per i nostri due stranieri,
si chiusero le porte della tribù. Il duo si incamminò verso il mondo. "Vieni con me?" chiese Robert al ragazzo. "Mi piacerebbe molto, mio caro amico, ma tu hai già visto il mondo, tu l'hai già vissuto, io sono a malapena un bambino. è giusto che viva il mio tempo" gli rispose il grande giovane. E così i due si separarono. Si separarono all'incrocio fra due strade: quella che portava al mare e quella che portava al bosco. Robert, non capiva perché ma era attratto da quel bosco, aveva una specie di presentimento. "Grazie mio caro amico, non ti dimenticherò mai!" disse il grande giovane.
Robert sorrise e ,con i lucciconi agli occhi, disse:"Aspetta, prendi questa!". Gli consegnò la rosa che aveva trovato nel deserto. Aveva qualcosa di magico. E il grande giovane, dopo aver ringraziato Robert, se ne andò facendo pernacchie. Si ritrovò nel mondo, da solo, con una rosa in mano che gli illuminava il cammino.




Continua..




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Racconto scritto il 05/07/2017 - 20:12
Da Gabriele Salucci
Letta n.83 volte.
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