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Hocus Porcus

"La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo.”
Cit. Lucio Anneo Seneca


C’era una volta, un piccolo castello, in cui era abitato da due vecchissime streghe molto pigre come due orse perennemente in letargo.
Hyra e Fedora, questi erano i loro nomi.
Per svariati motivi, litigavano spesso, tanto che, oltre gli innumerevoli insulti, a volte attraverso la magia, si cimentavano a scagliarsi le cose addosso.
Nessuna di esse osava prendere iniziative, era un continuo “Io non lo faccio! “Fallo tu!” “Sono stanca!” “Sono troppo vecchia!” “Muoviti!” “Forza dai!”…
Le faccende non mancavano e l’ordine non regnava di certo sovrano.
Ad esempio:
c’era da preparare una miriade di pozioni che anzitempo furono ordinate dietro compenso anticipato da maghi e da alchimisti (con tanto di missive di sollecito), c’era da spolverare la “StegoLibreria” oppure da eliminare le migliaia di ragnatele presenti un po’ ovunque, specie nelle antiche scale a spirale.
Le due streghe, dormivano e mangiavano tutto il giorno, difatti tramite un grifone da loro ammaestrato, andava a fare provviste di cibo già pronto in un emporio vicino.
Un giorno Fedora, si irritò più del solito, in quanto il castello versava in condizioni abbastanza pietose.
“Hyra, diamo una sistemata alla nostra dimora, sono stanca di vivere in questo porcile, cominciamo a prendere due scope!” ordinò.
Non ottenne risposta ma solo un antipatico sbadiglio e un cenno di no con un dito.
“Porco Diavolo, mi devi fare bestemmiare per forza! Dai, su, muovi quel dannato culo, ti dò una mano io!”
Hyra continuò a fare orecchie di mercante, finché si alzò con estrema lentezza dal divano, accompagnato da uno sguardo compiaciuto di una che la sa lunga.
“Invece di logorare le nostre povere ossa, non potremmo risolvere la questione con la magia?” propose.
“Con la magia?” ripetè l’altra strega le ultime tre parole, con espressione interrogativa.
“Se ricordi bene, esistono varie formule magiche mirate a ripulire gli ambienti sporchi.”
“Ora che ci penso, hai ragione, solo che non ne ricordo bene nessuna e mi scoccia andare a cercare nelle enciclopedie.”
Le due streghe rimasero per alcuni minuti a rimuginare.
“Il problema è che se sbagliamo il procedimento, saranno scarafaggi amari!” disse ancora con prudenza Fedora.
“Ebbene vecchia mia, credo proprio di saperne una!” sentenziò Hyra schioccando le dita.
“Una volta pronunciata la formula, le scope si animeranno e faranno tutto al nostro posto! soggiunse ridacchiando.
Fedora non era tanto convinta ma in verità essendo anche lei piuttosto fannullona, assecondò l’idea della maliarda.
“Hocus Porcus, scope del castello, ripulite sto bordello!” evocò Hyra tre volte, e in maniera estremamente concentrata chiuse gli occhi con tanto di gesti misteriosi.
Apparve una luce viola che si espanse ovunque e il castello cominciò a tremare.
“Oh, ma ti sei rincoglionita? Come Horcus Porcus? Hocus Pocus! “Hocus Pocus! Manco le basi del mestiere, brutta megera!” si arrabbiò Fedora.
Tutti gli attrezzi per spazzare del castello si animarono ma i risultati non furono quelli sperati.
Le scope cominciarono a saltellare qua e là, per poi scopare tra di loro, tanto che dalla loro unioni nacquero delle piccole scopette.
Come tante pesti, grandi e piccine cominciarono a giocare praticamente ovunque, rompendo qua e là.
Tutte le ampolle e le pozioni del laboratorio andarono in frantumi, stessa cosa i piatti e i bicchieri della cucina, per poi passare ai vetri di antichissimi mobili, per non parlare di vasi, anfore, lumi e tant’altro.
Hyra e Fedora, a causa del loro avvilimento, entrambe non ricordarono la contromagia, si misero a piangere come due disperate tanto che scope e scopette, probabilmente prese da un profondo dispiacere, decisero di placarsi e di ritornare inanimate.


Il castello era ridotto malissimo, un’ autentico scempio nonché più disordinato di prima, come se fosse passano un terribile uragano.
Le due streghe dapprima litigarono furiosamente, tirandosi con ferocia i loro ripugnanti capelli grigi e crespi ma non passò molto tempo, che fecero pace.
Non restava altro che rimboccarsi le maniche.
Fu cosi che le due streghe presero due scope qualsiasi da terra, e si misero a ripulire seriamente.
“Dove non arriva la magia, arriva la buona volontà!” sospirò infine Fedora ed anche Hyra imparò la lezione.



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Racconto scritto il 11/09/2017 - 18:16
Da Giuseppe Scilipoti
Letta n.61 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie Marirosa, per aver gradito i miei commenti e per aver gradito il mio racconto.
A parte il tuo, effettivamente non ci sono commenti, forse perchè è di genere favola/fiaba e la gente non crede a queste cose ma si tende a preferire il verismo o il realismo tipico di molte opere presenti in questo sito.
Grazie ancora, sono felice di averti divertita e di aver scritto qualcosa di buono. Causa mancanza di tempo con la scrittura e con la lettura mi sono un pò fermato. Cercherò di recuperare.

Giuseppe Scilipoti 20/09/2017 - 11:11

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Ciao Giuseppe! Grazie di essere passato sui miei racconti, e dei tuoi bellissimi commenti...non so perché non ci siano commenti su questo tuo racconto...io l'ho letto d'un fiato! L'ho trovato molto simpatico e divertente...davvero ben riuscito! Anche i personaggi, sono credibili, cosa abbastanza difficile in questo genere!!!Complimenti e 5*

Marirosa Tomaselli 19/09/2017 - 16:26

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